Lorenzo Beccati.
...
.
...
Il pescatore di Lenin.
...
.
...
2021. Oligo Editore, Il Rio. MANTOVA.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Tra rigorosa realt storica e finzione narrativa, in un intreccio che lega insieme il presente con l'avvio del ventesimo secolo, Lorenzo Beccati costruisce un romanzo avvincente partendo da un frammento di vita del rivoluzionario russo pi famoso di sempre: il breve soggiorno di Lenin a Capri qualche anno prima del fatidico ottobre 1917. Le giornate del futuro padre dell'Unione Sovietica scorrono tra gite in barca ai faraglioni e passeggiate nella piazzetta, tra partite a scacchi con i compagni di partito, un amore clandestino, e cene di gala sul panfilo degli industriali dell'acciaio Krupp.
Anto 'o muto, pescatore solitario e anarchico verace, con caparbiet diventa suo amico. Il caprese  capace di grande devozione ma anche di gettare nel tumulto la coscienza di Lenin. Con lui il russo scoprir lati sconosciuti, e a tratti oscuri, dell'isola partenopea e della sua anima rivoluzionaria. Il tutto  pervaso da un enigma: perch il capo dei bolscevichi  andato a Capri?
...
.
...
L'AUTORE.
...
.
...
Nato a Genova (1955) nel quartiere di Cornigliano,  un autore televisivo e scrittore, collaboratore stretto di Antonio Ricci  celebre per i suoi doppiaggi e per aver dato voce al Gabibbo nel programma televisivo Striscia la notizia,  anche la voce dei doppiaggi di Paperissima con il celebre tormentone "ti voglio bene, dobbiamo stare... vicini vicini!".
Ha ricevuto premi quali il Burlamacco e il premio alla satira. Ha dichiarato che non esiste un segreto dietro il suo successo, ma tanto lavoro misto ad una naturale simpatia. E' contrario a una televisione troppo spontaneista, difatti anche se concorda con alcuni atteggiamenti naturali che un personaggio pu avere,  convinto che bisogna prepararsi il lavoro, come ai tempi del Drive in quando si arrivava a lavorare 22 ore consecutive per essere sicuri di avere le giuste battute sui giusti personaggi.
Ha all'attivo molti libri, soprattutto romanzi grotteschi e thriller storici. 
...
.
...
Il pescatore di Lenin.
...
.
...
Capri, oggi.
...
.
...
Solleva la testa verso l'alto, con una mano sulla fronte rugosa per proteggersi dal sole e guardare il crinale di Capri visto dal porto. Viene da molto lontano, l'Australia, attirato da un mistero e dalla voglia di tornare nel paese dei suoi avi dove non aveva mai messo piede. A ottantadue anni ha colto l'ultima occasione. Faccia spigolosa, testata di capelli bianchi, barba incolta ispida come una brusca da cavalli, alto, asciutto e una spalla pi bassa dell'altra.
Sollecito, un tassista lo invita a salire su una macchina senza il tettuccio di metallo, sostituito da un tendalino di stoffa con nappe colorate ai bordi e sedili di tubolari e tela. Con fatica sale a bordo. L'et e due protesi alle anche, ormai vecchie anche loro, non lo aiutano di certo. Apre la cinghia di una piccola tasca dello zaino e mostra un biglietto con due sole parole. Il tassista lo legge e poi saluta i colleghi in attesa e parte. S'inerpica su per la salita incontrando pulmini zeppi di turisti, la corriera e il camion della spazzatura e d la precedenza a tutti. Il tassista osserva nello specchietto se il cliente si spazientisce, ma  impegnato a guardare pi la gente che il panorama.
Lauto arriva fino a dove le  concesso. L'autista chiede il dovuto e indica al passeggero il posto che vuole raggiungere, pochi passi.
Quando si trova davanti a un 'insegna dal sapore antico, sa che il lungo viaggio  giunto al termine: caff Vuotto. Entra e va al bancone poggiandovi sopra un avambraccio. Senza che dica nulla, gli viene porto un bicchiere d'acqua. Solo ora si accorge che ha sete. Sorride e beve lasciando che il liquido scenda, freddo, fin nello stomaco. Con calma, mette mano al portafoglio.
Non  il caso, -gli dice il cameriere - Capri mette sete, si sa.
Prende una lettera di parole vergate storte con una grafia incerta e la porge all'uomo gentile oltre il bancone. Dopo una rapida scorsa, senza neppure andare oltre le prime tre righe, il barista, che ha gi capito, si abbassa, apre un cassetto e allunga all'anziano visitatore un pacchetto e dice: Sono oltre tre mesi che aspettava voi, finalmente siete arrivato.
Non aggiunge altro e si mette a pulire il ripiano dalle tracce di zucchero.
L'australiano esce e adocchia una panchina in faccia al mare. Si siede come fanno i vecchi: appoggia la mano sul legno per dare il tempo alle ginocchia di piegarsi poi si cala piano. Dopo aver osservato un gruppo di turisti cinesi seguire una signora con l'ombrello chiuso tenuto
oltre le teste, posa lo zaino accanto a s e solleva il pacchetto verso il cielo coprendo il sole in una sorta di offerta pagana. Il contenuto  avvolto in una carta ruvida marrone, legato con giri di spago sottile per lungo e traverso a formare delle croci sovrapposte. Mesi prima aveva ricevuto un biglietto in cui gli si comunicava che un oggetto lo aspettava a Capri. Sul dove potesse trovarlo non c'erano dubbi, poich la busta conteneva un biglietto da visita del caff Vuotto e un nome sul retro vergato con i capricci di una penna dispettosa. Si stup di aver ricevuto un invito tanto esplicito e misterioso da Capri, la terra di suo padre, emigrato in Australia a sedici anni, lasciando sola la madre e chiss chi altri, mentre il padre non l'aveva mai conosciuto. Uno di fuori, tagliava corto quando chiedeva del nonno.
Un enigma ancora pi inesplicabile perch da tempo stava maturando l'intenzione di recarsi nell'isola avita prima di morire. Avrebbe voluto tornare l dove era il seme della sua razza, ma non si decideva mai. Una coincidenza incredibile quanto tempestiva.
Con infinita pazienza, per non profanare l'involto, scioglie il nodo usando le unghie irregolari delle dita torte.
Un libro, nel pacchetto c' un libro. N troppo vecchio, n troppo sciupato. Lo accarezza con rispetto per ringraziarlo di averlo atteso per mesi. Poi legge il titolo: Il pescatore di Lenin.
I vecchi misurano il tempo in maniera impaziente. Inforca gli occhiali dalla montatura pesante e si mette subito a leggere. Conosce l'italiano perch suo padre, Giuliano, lo parlava sempre in casa, e pure il dialetto quando era arrabbiato e sempre durante le ultime settimane di vita nella semi incoscienza del letto d'ospedale, discutendo con i fantasmi nella lingua dei padri.
Non mi aspettavo che Lenin fosse come era. Mi pareva che mancasse qualcosa all'immagine che avevo di lui. Parlava con la erre in gola e tenendo i pollici sotto le ascelle. Aveva un aria spavalda. In generale, era fin troppo semplice; in lui non si sentiva niente del "capo". La prima volta che lo vide.
...
.
...
A Capri venne anche un secondo Lenin, un compagno incantevole, allegro. Instancabilmente interessato a tutte le cose della vita, straordinariamente tenero con la gente.
Maksim Gor'kij, Lenin.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Capri, 1908.
Pioveva come se non l'avesse mai fatto.
Il traghetto Principessa Mafalda non poteva avvicinarsi oltre per il fondale troppo basso e suon tre volte la sirena per chiamare intorno a s, come una chioccia con i pulcini, le barche per trasbordare i passeggeri fino a Capri, l'isola azzurra.
Il comando dell'imbarcazione spettava al capitano Cafiero, figlio di un noto anarchico che si vantava, ogni volta che ne aveva l'occasione, di aver conosciuto e discusso con Karl Marx e Friedrich Engels.
Chiss allora come avrebbe reagito se avesse conosciuto l'identit del pi taciturno dei passeggeri di quel viaggio.
Impart ordini con voce possente, che i marinai sentivano a malapena poich il rumore della pioggia copriva pi di una sillaba. Si davano un gran da fare sulla tolda con l'acqua che bagnava le facce e il naso sgocciolava sul mento.
Disciplinati, i passeggeri aspettavano il loro turno e la barca a remi assegnata. Su un'imbarcazione sal una famiglia con tre bambini e per ultimo un uomo sui quarant'anni, piccolo di statura, baffi e pizzetto appena accennato, magro, un volto vagamente esotico, camicia bianca chiusa con un cordone abbellito da nappine e la bombetta in capo.
Durante il tragitto fino alla spiaggia tenne la testa incassata nelle spalle per evitare che le gocce gli entrassero dal colletto bagnandogli la schiena. L'unico bagaglio lo reggeva sulle ginocchia: una valigia di cuoio scuro legata con una cinghia di diverso pellame. Ancora lontano dalla riva, osserv Capri nella sua interezza e gli sembr che un gigante le avesse dato un morso, formando Marina Grande e rimettendoci tre denti, i faraglioni.
Con attenzione, i passeggeri furono depositati in terra ferma. Prima i bambini e poi i genitori che salutarono il compagno del breve viaggio senza essere ricambiati.
L'uomo con la bombetta scese con un balzo, si attard nonostante la pioggia che batteva sul suolo smuovendo la ghiaia. L'odore di limoni era prepotente e si percepiva forte nonostante l'acqua di cielo e di mare.
Correndo, evitando come potevano le pozzanghere, i passeggeri e i marinai della "Mafalda" si
misero al riparo o sotto gli ombrelli allegri di chi era venuto a riceverli.
Nessuno aspettava lui.
Per strada rimase solo. Dopo un'occhiata al mare che lo separava dal resto del mondo, s'incammin verso un viottolo in salita.
Prima ancora che avesse fatto una ventina di passi, gli arriv alle spalle il vogatore della barca che l'aveva condotto sull'isola. Apr il panciotto e gli porse un libricino nero con un segnalibro rosso che attraversava le pagine e spuntava appena da sotto.
Va vite scurdat' o libro, vuostre, signo'.
Per ringraziarlo, si tocc la bombetta che colava acqua dalle falde e il marinaio se ne and di fretta. Riprese la sfida con la pioggia e il vento che si divertiva a fargli svolazzare l'orlo della giacca per portare allo scoperto e inzuppare la camicia sottile.
Gorgogliando, i tubi delle grondaie delle case scaricavano acqua formando dei rivoli che si rincorrevano lungo la strada.
D'improvviso, da dietro delle botti impilate, usc allo scoperto un uomo che portava in testa un cappello frigio alla maniera dei pescatori. Capelli ricci scuri e imbiancati solo sulle tempie, frutto pi delle sofferenze patite che dell'et prossima ai quarant'anni, naso a becco di civetta, occhi vicini, una barba non curata gli incorniciava il volto cotto dal sole e butterato fino agli zigomi. Gli avambracci che spuntavano dalle maniche arrotolate della camicia erano assai muscolosi, non cos il resto del corpo, secco e nervoso. Indossava dei pantaloni corti sulle caviglie e degli zoccoli di legno.
Appena certo che l'uomo con la bombetta fosse la persona che stava aspettando, si mosse verso di lui. Il passeggero si ferm e arretr timoroso non sapendo cosa attendersi dallo sconosciuto. Ebbe un sussulto quando scorse il pescatore portare il braccio dietro la schiena. Invece che un'arma, con grande stupore, vide che teneva in mano un totano nero alto quanto mezzo uomo. Il pescatore non parl e gli fece cenni eloquenti e ripetuti esortando a prendere ci che gli offriva. Non doveva pagare, era un regalo di benvenuto. In imbarazzo, accett il dono e affond le dita nelle fredde carni del totano, badando a tenerlo discosto dal corpo per non impuzzolentire l'unico vestito che possedeva.
Tutti nell'isola lo conoscevano come Anto 'o muto.
Invece, il tizio con la bombetta era ricercato dai governi di mezza Europa. Pochi anni dopo, con la Rivoluzione d'ottobre strapper con spietatezza e determinazione il potere allo Zar, instaurando in Russia lo "Stato Comunista". Nel periodo definito "del terrore rosso", giustizier la famiglia Romanov compresi il loro medico, il cuoco, gli inservienti e due cani.
I bambini saranno finiti a colpi di baionetta perch le pallottole rimbalzavano sui loro corpi per via dei gioielli e pietre preziose che gli avevano nascosto nei busti sotto ai vestiti.
In seguito, ordiner alla "Ceka", la neonata polizia segreta, di uccidere decine di migliaia di dissidenti.
Quell'uomo con la bombetta e l'aria spersa cambier le sorti del secolo e, per le conseguenze delle sue azioni, moriranno milioni di persone.
Nato in Russia, si chiamava Vladimir Il'ic Ul'janov, ma divenne noto solo col suo soprannome, Lenin.
E si trovava a Capri per uno scopo.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Villa Blaesus giaceva placidamente sdraiata, come un cane al sole, sopra la roccia di Castelluccio, proprio di fronte ai faraglioni. Un luogo incantato che confinava con la propriet dei Krupp, una tra le dinastie pi ricche del pianeta e che aveva fatto di Capri il suo regno.
Un rigoglioso giardino di macchia mediterranea, curato senza sembrarlo, circondava la casa. Il muro della facciata era cos bianco che veniva voglia, per dargli un po' di colore, di "pizzicarlo" , come fanno le donne vanitose o innamorate sulle gote per levarsi il pallore. Davanti all'ingresso principale montavano la guardia, impettite, delle colonne in stile romanico.
All'interno, fervevano le discussioni del dopo cena.
Sul canap ocra sedeva Maksim Gor'kij, il padrone di casa, giudicato il pi grande scrittore russo vivente. Possedeva grandi baffi che gli coprivano il labbro inferiore, capelli pettinati con la riga in mezzo, lunghi e lisci ben oltre le orecchie. Quello che colpiva di pi di lui era lo sguardo limpido, sorpreso, aperto, incapace di meschinit.
Ad ascoltarlo nel suo soliloquio, zeppo di trasporto e certezze, gli facevano corona, assisi su comode poltroncine, intellettuali, ricchi annoiati, aristocratici in cerca di emozioni e noti personaggi russi che avevano giurato di strappare il potere allo Zar per consegnarlo nelle mani del popolo. Tra questi Bogdanov, Lunacarskij e Bazarov.
Le donne stavano appartate tra loro ridendo spesso. A tenere banco era Marija Fedorovna Andreeva, compagna di Maksim, un'attrice bella e seducente che non aveva bisogno di belletto per la pelle levigata e l'ovale perfetto del viso in cui brillavano occhi neri e magnetici.
L'abbondante Bogdanova, moglie di Bogdanov, rimaneva in silenzio, indispettita dal successo mondano che l'amica spargeva ovunque andasse e con chiunque.
Sull'isola erano presenti altri russi: una dozzina di operai scelti per partecipare alla scuola rivoluzionaria per proletari ed essere istruiti e indottrinati per diventare un giorno i dirigenti del partito e alcuni esuli rifugiati sull'isola che potevano seguire le lezioni come esterni.
Gor'kij, l'ideatore e organizzatore della scuola, li aveva sistemati in un'umile casa di contadini, mentre lui e i suoi eletti vivevano nel lusso della villa coccolati dalla servit. Per cibare piuttosto modestamente gli studenti lavoratori si era assunta l'incarico la moglie di Bogdanov.
Bussarono alla porta.
Le parole si smorzarono e strisciarono via come serpi, perch la polizia sorvegliava la casa e coglieva ogni occasione per intervenire e cercare di scoprire che intenzioni avessero quei russi che, numerosi, si erano stabiliti da mesi sull'isola, a partire da Maksim e Andreevna, a Capri gi dal 1906. Il loro apparire innocui, in modo disarmante, insospettiva non poco le autorit.
Circospetto, il padrone di casa abbandon la stanza per andare ad aprire. Prima di decidersi, lasci che battessero altre volte. I colpi si facevano pi impellenti.
Girata la maniglia d'ottone brunito, si trov davanti Lenin completamente fradicio con un totano in una mano e una valigia nell'altra.
Proruppe in una risata franca che allent la tensione accumulata. Pareva che Lenin avesse catturato il totano gettandosi in acqua da tanto era bagnato.
Caro amico, vi aspettavamo domani. Altrimenti saremmo venuti a ricevervi come si deve si scus Maksim alternando le parole con dei singulti irrefrenabili.
Una serva si premur di prendere il totano che gocciolava acqua sul tappeto arabo e lo port nel lavandino di marmo della cucina.
Non importa. Ora sono qui tagli corto levandosi la bombetta svelando la calvizie.
Ingordi di notizie, i commensali russi volevano parlargli dei programmi futuri, avere notizie dei compagni e lo circondarono di domande, ma Lenin li blocc intimorendoli solo allargando gli occhi di colpo. Poi scroll leggermente la testa.
Come d'abitudine, il bolscevico parl mettendo i pollici sotto le ascelle.
Ho affrontato un viaggio estenuante. Da Parigi fino a Marsiglia, poi Napoli e finalmente qui. Io sono a Capri per riposare, vi prego.
Nessuno ebbe nulla da eccepire, anche se visto cos sembrava un insipido uomo qualunque. Bagnato ed esausto, nulla a che vedere col guerriero temuto dai nemici, ma soprattutto dagli amici.
Venite, mangiate qualcosa almeno...
No, preferisco asciugarmi e andare a letto, sono molto stanco.
Per stanotte vi dovrete accontentare di una sistemazione provvisoria, le altre stanze sono occupate e...
Nessun problema, grazie. Ehm, ehm.
Lenin usava spesso e inconsapevolmente quell'intercalare, dandogli molti significati. Quella volta esprimeva la volont di porre fine all'incontro.
Un breve cenno alla moglie Marija Andreeva che, premurosa, si mise a disposizione di Lenin.
Vi accompagno nella vostra stanza.
L'attesa di ascoltare il capo indiscusso dei rivoluzionari and delusa e i presenti, rimasti nel salone, commentarono risentiti ma a bassa voce per non correre rischi.
La donna attravers un corridoio con le pareti abbellite da carta da parati che riproduceva disegni cinesi di uccellini sui rami. Dietro di lei Lenin e, dietro ancora, una scia di gocce d'acqua. Salirono una scala con i gradini di pietra lavorata e il corrimano imbottito che portava a un ammezzato.
Aprendo una porta lo introdusse in una piccola stanza dove il marito teneva i libri e gli incartamenti che consultava continuamente. Molti di quegli scritti erano arrivati clandestinamente in Italia.
Sparsi in giro ci s'imbatteva in statue lignee, decorazioni, quadri, una balalaika, icone dorate e altri oggetti provenienti dalla Russia.
Andreeva indic un divano. Lenin lo saggi sedendoci sopra e rimbalzando contraendo le natiche. Ne fu soddisfatto.
Va benissimo. Star qui durante il mio soggiorno.  perfetto. Ehm, ehm.
Come desiderate. Qui siete a casa vostra.
Vi ringrazio, ma oramai sono abituato a non averne una.
Solerte, accese un candelabro e dallo sbadiglio di una cassapanca ricav una coperta leggera e
gliela consegn con semplicit prima di uscire dalla stanza.
Lenin si spogli con una certa difficolt, perch gli indumenti fradici aderivano alla pelle. Appese i capi di vestiario alla sedia accanto all'unica finestra sperando che si asciugassero per l'indomani.
Spalanc la portafinestra del terrazzo che affacciava su Capo Miseno, illuminato a intermittenza dal fascio di luce del faro che strizzava l'occhiolino alludendo a chi sa che e poi se ne andava per tornare poco dopo.
Stava ancora diluviando.
Ripens a come aveva fatto la vita a portarlo fino a l, a prendere decisioni irrevocabili per il bene futuro di uomini e donne che neppure conosceva. E se avesse fallito? O peggio, se si stesse sbagliando?
Per cacciare l'inquietudine, distrasse lo sguardo verso l'esterno e gli sembr di scorgere un'ombra davanti al cancello della villa che da l si vedeva bene. Osserv pi attentamente e scopr una figura ritta in piedi. La riconobbe all'istante: il pescatore che gli aveva donato il totano.
L'unico benvenuto che abbia ricevuto, il pi originale.
Cosa voleva da lui? si chiese.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
In quei giorni, il mattino accoglieva con una vampata di calore umido chi si svegliava.
I pescatori pi ardimentosi, non intimoriti dal diluvio della notte scorsa, stavano attraccando e contando il pesce pescato.
Li raggiunsero due vezzose donne inglesi ciabattando con i sandali alla moda caprese e adorne di fiori gialli di Sant'Antonio sistemati dietro l'orecchio. Volevano comprare del pesce fresco, ma con esigenze che i pescatori non comprendevano. Le inglesi non conoscevano n l'italiano e tantomeno il napoletano.
La soluzione era sempre la stessa in questi casi.
Va' a chiamma' Anto 'o muto, fa ampress ordin a un ragazzotto Giovanni Spadaro, il decano dei pescatori, il pi carismatico, quello che decideva ogni cosa, ma senza darlo a vedere.
Il giovane ubbid e corse a bussare alla porta di una casa misera, con un giardino di polvere abbandonato persino dalle sterpaglie, ma non da una pianta di limoni che dava frutti grossi come pugni.
L'abitazione comprendeva una sola stanza, in cui trovavano posto un letto col materasso di foglie, una cassapanca torta e fessurata realizzata con i legni che il mare aveva portato a riva senza che li chiedesse, un tavolo ricavato segando una porta e tre sedie spaiate. La pi sghemba ospitava un catino di ghisa colmo d'acqua.
Anto era sempre pronto perch dormiva con i vestiti addosso per proteggersi dalle zanzare. Sapeva per abitudine per cosa lo stavano chiamando.
Nonostante fosse muto, o forse proprio per questo, pur non conoscendo alcuna lingua, finiva sempre per comprendere gli stranieri, da qualunque terra provenissero. Anche perch era muto ma, cosa piuttosto insolita, ci sentiva bene.
Raggiunto il porticciolo, si pose davanti alle inglesi spazientite e con un suono gutturale le esort a ripetere a lui cosa volessero.
Le donne si guardarono pensando che fosse fiato sprecato: non capivano quelli che parlavano, figuratevi uno che non poteva farlo. Accondiscendente, la pi giovane delle due scand le parole e si aiut coi gesti.
Anto si dava dei colpi sulla fronte con la parte della mano vicina al polso per avvisare la mente di tenersi pronta. Dopo essersi concentrato, mosse su e gi la testa in un lungo assenso, poi salt a bordo di una barca e rovist nella cesta del pescato. Trov due
grossi saraghi e li mostr alle inglesi. Scrollarono il capo in un "s" d'entusiasmo, battendo le mani come davanti a una rosa apparsa tra le dita di un mago. Spadaro prese i pesci e li pes sulla bilancia a stadera.
Anto li lasci al loro commercio, tanto sapeva che nessuno lo avrebbe ringraziato per una cosa dovuta per consuetudine.
S'incammin verso la propria barca ormeggiata poco distante. L'imbarcazione gli somigliava: rustica, robusta, indipendente. L'aveva trovata tramortita sugli scogli dopo una brutta tempesta e curata con pazienza. Nessuno si fece avanti a dire che gli apparteneva, dunque, era diventata di sua propriet.
Sal a bordo e con un secchiello malandato la svuot dall'acqua piovuta. Poi carteggi un po' a caso, senza un metodo, il legno dei bordi. Arrotol la corda dell'ancora, tra il gomito e lo spazio tra pollice e indice, per farne una matassa.
Pi che a quei compiti, era impegnato a tenere d'occhio chi scendeva per il sentiero sul costone o i passeggeri della funicolare che sciamavano in direzione del porto.
Un uomo canuto, piegato dall'artrosi, gli si avvicin e lo rampogn: Invece 'e fatica o vero, io o saccio a chi staje aspettanno, comme hai fatto stanotte, taggio visto. Aspettav' 'o russo co' cappiello a melone. Saccio chi , com' 'o saie tu.
Anto non aveva bisogno di replicare e lo guard torvo perch non gli piaceva che la gente s'impicciasse degli affari suoi.
Chillo  n'ommo pericoloso che vo' il potere vo' ca 'o popolo s'adda ribella'e cummanne. Ma quanno maje... se... se. Sulo i padruni sanno comanda, si no succede 'o caos. E chesto fosse niente. Tu o' sai ca chisto pe' fa' 'a rivoluzione, vo' accidere tutt' 'e cristiani e pure agente soja ca non ubbidisce.
Il pescatore scrollava la testa agitando la mano, come si fa con le mosche che si posano in faccia, per scacciare quei discorsi fastidiosi.
M'a confessato stamattina nu' cumpare che  da' polizia. E tu si' 'na testa calda comme a isso. Anto', sienteme a mme, tu farraje na brutta fine. Arricuordate e'chell'ca' t'aggio ditto.
Il pescatore afferr un ancoretta e la scagli contro il fondo della barca, mettendo fine all'avvertimento non richiesto.
Senza aggiungere altro, il vecchio sciancato si sent minacciato e se ne and con i piedi che puntavano in una direzione e il busto in un'altra.
Il vecchio per aveva ragione. Anto stava attendendo Lenin, ma non da ora.
Un capo cos, un condottiero senza dubbi che lotti per la distruzione delle classi lo aspettava da tutta la vita.
Anto era sicuro che non fosse un capriccio del destino ad averlo condotto a Capri, ma una ragione importante. Un uomo cos il destino lo prende a morsi e lo sputa, pens.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Non troppo di buon'ora, col sole gi alto che illuminava una sola faccia dell'isola, col vestito ancora umido, Lenin apparve nella sala dove Gor'kij e gli altri russi stavano sorseggiando caff lungo, mangiando sfogliatelle ripiene di ricotta con sopra l'insidioso zucchero a velo che, se lo respiri, ti fa tossire.
Lo stavano aspettando da almeno un paio d'ore.
Maksim gli and incontro e gli indic una sedia a favore di panorama.
Sulla tavola erano sistemate pietanze della tradizione russa dagli odori forti, zuppa di cavolo, minestrone di rape, accanto a cibo occidentale, spremute, pane, marmellate, uova sode, frutta fresca.
Non era abituato ad avere a disposizione tanto bendidio. Di solito era costretto, essendo braccato, ad accontentarsi di un tozzo di pane sbranato in piedi come gli assassini.
Si sedette e senza dire una sola parola, mangi di gusto solo ci che era alla portata delle sue braccia. Trovava disdicevole sporgersi dal bordo o chiedere a qualche commensale il favore.
Marija Andreeva gli offr un bicchierino di malvasia e dei biscotti di pasta di mandorle e limone, ma rifiut con cortesia. Si pul le labbra con un tovagliolo di organza, drizz la schiena facendo schioccare qualche vertebra arrugginita, si alz e prese la bombetta dal portabiti con il chiaro intento di uscire.
Il padrone di casa lo ferm parandosi davanti.
Compagno, noi siamo tutti qui per conoscere le vostre direttive, per concordare le prossime mosse. Desideriamo sapere se il congresso di Londra sia stato un...
L'imponente Bazarov, dalla barba perfetta, uno degli insegnanti della scuola bolscevica, gli si mise di fianco e formul la domanda che pi premeva.
I tempi sono maturi per rovesciare lo Zar? Il popolo  con noi? Ci seguir? Dopo la Rivoluzione fallita del 1905...
Lenin tenne il cappello davanti a s reggendolo con entrambe le mani e non rispose.
Non siate reticente lo incalz Gor'kij.
Io mi definirei autocrate, burocrate, formalista, centrista, unilaterale, testardo, ristretto, sospettoso, poco socievole, ma non reticente.
E allora, diteci le vostre intenzioni. Siamo pronti ad agire, ma dobbiamo avere da voi delle disposizioni, coordinare le azioni con i compagni in patria e con gli esuli insistette visibilmente seccato Bogdanov,
anche quel giorno vestito in modo impeccabile, persino col preziosismo di una perla al centro della cravatta.
Una volta lo considerava un amico, ma da qualche tempo era entrato in contrasto con lui per ci che riguardava le azioni del movimento rivoluzionario e il sistema da adottare per farle intendere alle masse. Non riguardava solo una diatriba ideologica. Il capo dei bolscevichi vedeva in lui un pericoloso antagonista, pronto a insidiargli il ruolo di leader all'interno del partito poich godeva di grande considerazione tra i compagni.
Lenin rispose con sincerit apparente.
Sono venuto a Capri per trovare un po' di quiete e rilassarmi. Non intendo parlare di politica. Ehm, ehm. Il tempo della rivoluzione verr, statene certi, ma non sar oggi.  una bella giornata.
Lasciando i presenti interdetti, spar nell'alone di luce creato dall'apertura della porta d'ingresso.
Decise di percorrere a piedi il sentiero in discesa che portava a Marina Grande. Si sofferm senza premura a osservare gli orti chiazzati di spezie sotto l'ombra di ulivi nodosi, filari di viti che si offrivano al sole infastiditi dagli uccelli che in volo radente beccavano i chicchi anche se non ancora maturi.
Dalle narici inalava profumi cui non sapeva dare origine, ma se ne beava ugualmente.
Sapeva che avrebbe dovuto occuparsi presto della scuola rivoluzionaria per proletari russi istituita proprio a Capri. Gli era stato riferito da pi persone che gli studenti, invece di formarsi con dedizione per diventare dirigenti e diffondere le direttive del partito, pensavano solo a bere, mangiare, a divertirsi con le contadine e impigrirsi nelle bettole. Il tutto a spese dell'ingenuo Gor'kij.
Non aveva intenzione di affrontare tali beghe nell'immediato. Aveva un piano definitivo in testa. Ogni cosa a suo tempo.
Per il momento preferiva godersi a pieno l'isola e le meraviglie che offriva cos generosamente. A ogni curva di terreno sterrato vedeva il mare, sempre pi vicino, attirarlo a s con la malia di una sirena sfacciata.
Giunto sul lungomare si guard intorno per trovare un barcaiolo che lo conducesse in un posto di cui aveva solo sentito parlare, ma che suscitava in lui un'attesa quasi morbosa.
D'improvviso si sent abbrancare in modo brutale per una spalla.
Un uomo tarchiato e baffuto gli intim: Polizia. Favorisca i documenti, prego.
Era un delegato di pubblica sicurezza, si chiamava Antonio Tiseo, e dipendeva dall'ufficio politico della questura. Ben noto nell'isola per la sua durezza
e soverchieria, mal sopportava l'idea che dei sovversivi russi potessero tramare o diffondere le loro assurde idee nell'isola di sua pertinenza. Si professava convinto che Capri non meritasse di essere infestata da quei pidocchi.
Lenin cap solo la parola "polizia", cos simile in tutti i paesi. Estrasse il passaporto che aveva imparato a portare sempre addosso e lo consegn. La copertina e le pagine interne erano leggermente umide dalla notte precedente. Il poliziotto lo aveva fermato perch curioso di vedere che aspetto avesse il capo dei bolscevichi. I suoi superiori, con un dispaccio, gli avevano comunicato l'arrivo del pi pericoloso dei sovversivi e che bisognava sorvegliarlo con perizia. Ora che l'aveva innanzi, trovava che non ne avesse l'aria. Solo quando lo guard dritto negli occhi intu la sua vera natura: era un uomo deciso, disposto a usare la violenza e di un'intelligenza che incuteva soggezione.
Che ci fate a Capri? Non  posto per voi. Cosa andate cercando?
Tiseo non prest attenzione ai gesti che compiva Lenin per tentare di comunicargli che non capiva ci che gli stava dicendo. Lo immaginava, ma non voleva dargli soddisfazione. Il poliziotto s'innervos, stabilendo senza motivo che quella del bolscevico fosse solo reticenza.
Quando stava per decidere di condurlo via per accertamenti, Anto si frappose tra i due. Lenin identific in lui il pescatore del totano nero.
Indicando se stesso, poi il russo e quindi unendo gli indici per il lungo, fece intendere all'agente che Lenin stava aspettando lui perch lo portasse in barca, come da accordi, per un giro turistico.
Muto, che vuo'?
Il pescatore emetteva dei suoni di gola per spiegare che aveva bisogno di lavoretti extra per campare. Per i capresi i turisti erano una fonte di guadagno e non rifiutavano nulla per accontentarli. La fatica della pesca, troppo spesso, non sfamava.
Per non attirare troppo l'attenzione, il poliziotto restitu i documenti a Lenin e lo lasci andare, tanto sapeva dove trovare sia lui sia gli altri russi. Capri non custodiva segreti e il mare era il miglior secondino.
Andatevene al pi presto da questa isola. Qui non c' posto per gentaglia infame come voi. Vogliamo solo persone rispettabili e voi non lo siete.
Il russo non afferr le parole, ma lesse l'odio sulla faccia dell'ufficiale. Voleva reagire in qualche modo, ma Anto s'inchin al cavalier Tiseo pi per sfottere che per servilismo e trascin via il russo per evitargli guai sicuri.
Lenin e il pescatore si allontanarono di buon passo.
Tra le parole che conosceva in italiano decise di spenderne una per Anto o muto-. Grazie.
Per tutta risposta, il pescatore port l'indice alla gola e fece il gesto di tagliarla, indicando il poliziotto che di spalle stava per varcare la soglia del primo caff della marina.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Il mare veniva avanti con piccole onde ravvicinate come un'immensa gonna plissettata.
Saliti sulla barca, Anto allarg le braccia e comp un giro su se stesso per mostrargli l'immensit del mondo, perch sapesse che lo avrebbe portato ovunque desiderasse, anche in Russia.
Lenin tent di spiegare la meta desiderata, ma al pescatore bast ben poco per comprendere: voleva recarsi dove bramavano di andare tutti quando arrivavano a Capri.
'O muto spingeva i remi che affondavano esperti e profondi nell'acqua per farli riemergere leggeri e lucidi. Ogni vogata era una sfida, uno sfogo, oltre che un'esibizione, e l'imbarcazione filava diritta e veloce.
Il pescatore punt la prora della barca verso la grotta azzurra ad Anacapri.
Neppure le nuvole impetuose di vento che si tenevano per mano riuscivano a stargli dietro.
Lenin gli sorrise. In contrasto con l'attimo di quiete, lo assalirono i pensieri che lo tormentavano fin dalla sua fuga in Finlandia e da l in Svizzera per
sottrarsi all'arresto e alla punizione dello Zar. Ricordava i visi paonazzi di molti compagni che lo accusavano di ricorrere ad azioni violente per finanziare la rivoluzione, come la rapina di Tbilisi che aveva fatto un gran chiasso perch erano state uccise decine di persone. Lenin rammentava ogni fase di quel misfatto sanguinoso non perch vissuto in prima persona, ma per averlo sentito raccontare da chi lo mise in atto su suo ordine, un georgiano soprannominato Soso, il futuro Stalin. Lo immagin accanto a s, tozzo e scuro mentre si reggeva il braccio offeso e rideva a bocca spalancata della bravata compiuta.
Senza annunciarsi, uno schizzo d'acqua lo bagn e sciacqu via anche le angustie, e torn sereno a rimirare l'orizzonte.
Circumnavigato un piccolo promontorio, un vento tiepido soffi loro sulla faccia costringendoli a fessurare gli occhi.
In breve, arrivarono a un costone di roccia macchiato da piante rampicanti, radici tenaci ed erba temeraria.
Anto indic l'ingresso dell'antro che conteneva il tesoro pi prezioso del mediterraneo. Vedendo il passaggio, il russo dubit che ci si potesse entrare giacch l'apertura veniva di continuo sommersa dalle onde, lasciando scoperto uno spiraglio troppo esiguo e solo a intervalli di tempo. Manifest le sue perplessit al vogatore. Il caprese rise di gusto e gli raccomand di
chinare la testa e diresse deciso la barca contro lo spacco nella roccia. A pochi metri sembr titubare, ma in realt aspettava l'onda adatta. Con un colpo di entrambi i remi, con il mare che si abbassava giusto quel tanto per permettere alla barca di entrare nella grotta, s'infil nella fessura. Piegato in due, e avendo comunque sfregato la punta del cappello sul soffitto di roccia, il russo si ritrov all'interno. L'imbarcazione plan su una lastra di cristallo di un azzurro abbacinante. Uno specchio segreto per il cielo. Per la meraviglia, non respirava neppure.
Anto insistette perch immergesse la mano nell'acqua. Il russo ubbid e, sbalordito, vide che diventava azzurra. Tolse e rimise la mano in mare infinite volte, incredulo del miracolo. Il pescatore era orgoglioso dello stupore fanciullesco di Lenin. Lo considerava un complimento a lui.
Aiutandosi con gesti universali, il russo desiderava sapere se davvero la grotta fosse abitata da spiriti o diavoli come aveva letto da qualche parte.
Anto mosse le mani e sbuff per fargli capire che era tutto vero, cercando di riprodurre con espressioni grottesche del volto le fattezze dei fantasmi, dei demoni.
Data l'atmosfera della grotta e la facilit con cui si suggestionava, prefer lasciare stare quelle storie e distrarsi nell'osservare ancora il fondo limpido.
Il pescatore emise un grugnito forte e inaspettato toccandolo.
Lenin si spavent tanto che quasi cadde dalla barca. Poi si un alla risata a denti esposti del barcaiolo.
La loro allegria echeggi tra le pareti della grotta. Allora il russo grid una frase nella sua lingua. Il pescatore lo guard interrogativo e il passeggero ci pens su poi tradusse in italiano: Viva il socialismo. Anto aggiunse la sua voce distorta a quella del bolscevico e urlarono insieme e la roccia si un con l'eco al loro grido di battaglia.
Si strinsero vicendevolmente gli avambracci come se avessero compiuto, se non un'impresa, almeno una marachella.
Delle voci, fuori dall'ingresso della grotta azzurra, pretendevano il loro turno.
Anto affond i remi in acqua rompendo in mille cerchi concentrici la superficie. Con un cenno consigli Lenin di tornare ad abbassarsi e, sprofondando nell'onda che si ritirava, sbuc dall'antro verso il mare aperto. Salut gli altri barcaioli che presero a ridere dell'uomo in bombetta lungo steso nello scafo.
Offeso, Anto li prese a male parole, augurando loro che la grotta azzurra li inghiottisse.
Si accorse che un rancore sordo si andava alimentando e cresceva dentro di lui stando vicino al russo, ascoltandolo. Un impeto che non aveva mai covato: la vendetta.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Sulla terrazza di Villa Blaesus spirava una brezza leggera che sapeva di sale e pietra calda.
Lenin descriveva a Gor'kij la visita alla grotta azzurra, menzionando pure la leggenda degli spiriti.
Non c'era bisogno di andare fino l per trovare un fantasma. Ce n' uno anche in una casa poco distante da qui.
Queste storie inquietanti mi piacciono. Su, andate avanti, raccontate.
Scherzando, Maksim si tocc il mento come per prendere la decisione se svelare un segreto che poteva portare a delle terribili conseguenze. Voleva creare tensione. Un atteggiamento consueto quando sapeva di avere tra le mani un episodio insolito da narrare e uno spettatore fertile.
Anticamente Villa Behring, quella casa rossa accanto alla funivia con alcune stanze infilate nella roccia, era un monastero. Si dice che lo spirito di un frate deforme che vi abitava sia ancora l e non voglia abbandonare quelle mura. Spesso, soprattutto nelle notti di luna piena, si fa sentire e raramente vedere.
Lo chiamano il munaciello e mette paura solo a nominarlo.
Su quelle ultime parole cal il silenzio.
Una pendola batt l'ora proprio in quell'istante. Lenin si produsse nella sua proverbiale risata contagiosa.
Maksim si accorse che comunque l'aria si andava impregnando d'eccitazione e prosegu.
La leggenda del munaciello  conosciuta da ogni napoletano. E ci credono eccome, sapete. Ne esiste anche un'altra versione. Non era un frate, ma si vestiva come loro nascondendo il volto con un cappuccio lungo e sfrangiato. Si favoleggia fosse il responsabile dei pozzi d'acqua dell'intera Napoli. Era cos piccolo che poteva infilarsi nelle condotte e far visita alle donne, minacciandole di togliere loro l'acqua se non soggiacevano alle sue voglie. Pare che l'acqua nelle case non mancasse mai.
Divertito dalla storia, Lenin pens che ben rivaleggiasse con quelle russe che gli raccontavano da bambino durante gli inverni di buio perenne e che tanto lo atterrivano. Ora toccava a lui tentare di stupire lo scrittore.
Sapete chi erano gli Upir?
No, direi di no rispose, anche se Lenin sospett che avesse mentito solo per non negargli il piacere del racconto.
Al mio paese si dice che gli Upir fossero dei vampiri in grado di diventare persino lupi mannari. E avevano un'altra caratteristica terrificante: potevano trasformarsi in un parente o un amico della vittima per poterla sorprendere e sottometterla ai loro turpi scopi.
In qualche modo, l'Upir mi ricorda voi, Vladimir.
Sorpreso dall'accostamento, Lenin si blocc un istante per poi ridere battendo le mani per complimentarsi della facezia cos ben portata.
Poi fu attratto da un vaso rettangolare di terracotta con una pianta dalle foglie di un verde intenso. Ne prese una, la sfreg tra i palmi e poi l'annus. Un odore dolce gli entr sinuoso nel naso leggermente largo. Maksim fece altrettanto e gli disse il nome in italiano.
Basilico.
Ripet la parola all'infinito perch desiderava ricordarsene.
 una pianta che da queste parti, come altrove in Italia, si usa in molte pietanze. Si dice sia un toccasana per i dolori e abbia propriet digestive e...
Di colpo, seguendo un pensiero improvviso, Lenin si avvicin all'amico e, come se fosse un incontro tra spie, gli chiese sottovoce se conoscesse il pescatore muto, Anto.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Pur sorpreso dalla richiesta dell'amico, Gor'kij gli espose quel poco che sapeva sul pescatore.
 un tipo bizzarro, irascibile. Gli stessi isolani lo evitano perch ha avuto spesso guai con la polizia. Vive del suo e non riconosce l'autorit di nessuno. Pare per che capisca gli stranieri pur non conoscendo alcuna lingua.
Lenin continu a inebriarsi del profumo del basilico strappando a malincuore altre foglie: il piacere era troppo grande per trattenersi.
In quel mentre si present Bodganov portando in equilibrio una scacchiera gi apparecchiata, con i pezzi bianchi e neri che ballavano a ogni passo.
Caro Vladimir, so che voi siete un abile giocatore, il migliore tra i bolscevichi.
Di me si dicono troppe cose ormai. Ho vinto qualche sfida con dei giocatori piuttosto abili, ma ci non fa di me un campione.
Anche se amava cimentarsi con gli scacchi, una delle poche cose che lo rilassasse davvero, tent di defilarsi poich sapeva che non si trattava di un'innocente disputa ma di ben altro.
In passato, alla presenza di molti compagni, Lenin l'aveva definito "idealista borghese e caricatura del bolscevismo", ma senza riuscire a liberarsene, poich Bogdanov aveva molti sostenitori all'interno del movimento. Tanto che ottenne diversi incarichi di prestigio che secondo Lenin spettavano a lui e ne era stato defraudato.
Per Bogdanov gli scacchi nascondevano un avvertimento neppure tanto velato: gli avrebbe dato scacco matto anche in seno al partito.
Che ne dite di giocare ora? Ottima giornata per una bella partita, non credete? Non fatevi pregare insistette. Non voleva perdere l'occasione per umiliarlo in modo legittimo, senza conseguenze.
Lenin non pot sottrarsi alla prova e, dopo aver raggiunto il terrazzo, indic a Bogdanov due poltroncine di vimini e un tavolino di ferro battuto.
L'avversario vi pos la scacchiera e si prepararono a fronteggiarsi.
Una sola cosa. - disse deciso Lenin col tono che non ammetteva possibilit di replica - Se non finiremo la partita entro un'ora, la riprenderemo nei prossimi giorni. Capri mi chiama e una femmina cos incantevole non si pu far aspettare.
Pur controvoglia, lo sfidante accett la regola e mosse per primo avendo avuto per buona sorte i bianchi.
Come Lenin immaginava, subito suscitarono l'interesse di numerosi spettatori, curiosi di vedere come sarebbe finita la disputa, ben sapendo che i pezzi sulla scacchiera avevano un ruolo secondario.
Se i re avessero potuto comandare un vero esercito, i pedoni andare all'assalto e i cavalieri sguainare la spada, i quadrati bianchi e neri avrebbero grondato sangue.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Lenin sospett di essere caduto in una trappola preparata tempo prima, ma distolse il pensiero e si concentr sulla scacchiera, ponendo gli avambracci sulle ginocchia.
Come se desse seguito a un'idea improvvisa, Gor'kij abbandon la terrazza e, attraversando diversi corridoi e scendendo una scala di legno, si rec nelle cucine a cercare la cuoca, la persona pi anziana della casa.
La partita intanto procedeva.
Bogdanov giocava in modo aggressivo, spavaldo, irruente, mentre l'avversario, sempre con l'impeccabile bombetta sul capo, era insolitamente attendista, ponderatore e rimaneva sulla difensiva, sperando in un errore dello sfidante.
Ognuno mostrava cos anche il proprio carattere.
Gli spettatori commentavano con flebili mugoli le mosse degli sfidanti senza che nulla giungesse alle orecchie dei giocatori. Meglio fingersi neutrali.
Lenin si distrasse a guardare, oltre la balaustra, i cirri delle onde lontane. Un panorama ben diverso
dall'ultima volta che aveva giocato a scacchi in Russia. Tutt'intorno regnava una nebbia fitta che si confondeva con la neve che copriva ogni cosa. Bisognava che si soffiasse calore sulle mani perch le dita potessero chiudersi sui pezzi smaltati e portare a termine, tremolando, la mossa.
Guard l'orologio e decise di sospendere la partita. Promise che si sarebbe ripresa l'indomani alla stessa ora. Bogdanov diede un'ultima occhiata alla scacchiera, con l'intento malizioso di studiare in anticipo le strategie future.
L'avversario s'inchin alle signore per accomiatarsi e la compagnia si sciolse.
Strapp una foglia di basilico perch il profumo lo accompagnasse per il tragitto fino alla funicolare. Si stiracchi anelando alla spiaggia dove aveva deciso di recarsi. Si tolse il cappello con signorilit, prese un fazzoletto lindo dalla tasca e si deterse la fronte e asciug il bordo interno del cappello e s'incammin.
Sul pianerottolo della scalinata che conduceva al portone della villa, lo raggiunse Gor'kij.
Aspettate, Vladimir.
Quando gli fu accanto, Maksim gli pose, amichevole, una mano sulla spalla che subito ritrasse poich non c'era tra loro la confidenza di toccarsi. Una sorta di pudore, di rispetto o d'imbarazzo virile.
Siccome ne siete interessato, ho chiesto a una
domestica anziana, una popolana vissuta sempre qui, notizie su Anto o muto, come lo chiamano.
Dunque? Aprite il sipario disse visibilmente interessato.
 nato a Capri, in una famiglia poverissima. Del padre non ha visto neppure il cognome. Se n' scappato in terraferma e forse nelle miniere del Belgio. La madre ha avuto altri due figli e ancora nessun padre. All'et di dodici anni, Anto ha rubato un pezzo di carne, "moscia" l'ha definita la cuoca, per sfamare la famiglia che moriva di fame, ma  stato visto e denunciato. I poliziotti l'hanno arrestato e ci sono andati pesante seppure fosse un ragazzino. Le urla si sentivano persino in piazzetta, mi ha detto.
Continuate, vi prego.
L'hanno portato in riformatorio, ma non ubbidiva a niente e a nessuno. Pare che l'abbiamo torturato torcendogli la lingua perch imparasse come ci si deve rivolgere alle autorit e a chi comanda.
Per questo  muto?
S, ma ci sente.
Questo lo so...
Mi ha riferito che le minacce, e ancora meno le botte, lo chetavano. Alla fine, si sono rassegnati a lasciarlo libero. Tanto non ha mai tentato di lasciare l'isola. Neppure quando morirono i fratellastri e la madre di tisi.
I due si scostarono per far passare degli operai che trasportavano un tavolo col ripiano di vetro scusandosi per il fastidio arrecato. Maksim li salut e riprese il discorso.
Fa il pescatore e non nuoce a chicchessia, ma guai a comandargli qualcosa o obbligarlo. Perde il senno.  un ribelle per natura.
Da come me lo avete descritto, abbiamo una grande fortuna. Su quest'isola c' un vero socialista.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Il sole dell'aurora insanguinava il cielo all'orizzonte.
I pescatori tornavano al porto con il frutto della fatica notturna. Alcuni si ricordavano solo a riva di spegnere le lampare, altri maledicevano il mare avaro.
Anto si rallegr per aver pescato anche delle "mennelle" e le teneva da parte, in un secchio d'acqua. Tutte, tranne una che conservava per s avvolta in un panno umido. Molti non apprezzavano quel pesce, seppure avesse carni gustose, a cagione delle troppe spine.
Tagli una fetta di pane grigio, ci mise sopra un paio di acciughe e si prese il tempo che ci voleva per la benedizione del mangiare.
Bisognava celebrare la fortuna di avere di che sfamarsi, visto che tanta gente se ne moriva di fame per colpa di chi si preoccupava solo per il proprio interesse e non per quello del popolo, ripeteva tra s come fosse una preghiera, ogni primo boccone.
Finito, si rimise al lavoro.
Con abilit, una volta eliminate le squame, eviscer le interiora del pesce incidendo col coltello partendo
dalla coda verso la testa. Improvvisamente un'ombra gli tolse il sole. Alz la testa e vide Lenin che gli mostrava del denaro e gli indicava con l'indice l'interno della barca. Voleva fare un giro e ricompensarlo il giusto.
Anto emise un suono che era facile comprendere: un "no" secco.
Imbarazzato, il russo corrug la fronte, perplesso, non capendo quello strano atteggiamento. Era un uomo permaloso per sua stessa ammissione e non tollerava d'essere trattato in modo simile.
Si mosse per tornare sui suoi passi, ma il pescatore lo abbranc per una manica e gli intim di aspettare. Non una richiesta, un imperativo.
Arriv di gran passo un ristoratore con un giovane garzone che portava un canestro di vimini. Avevano avuto l'accortezza di giungere di buonora perch il pesce di Anto era sempre quello pi conveniente. Lui non diceva mai il prezzo, lasciava la decisione all'onest e la coscienza del compratore. Se non giudicava soddisfacente la valutazione, non glielo vendeva, neppure se rialzava anche di molto l'offerta.
Il ristoratore lev dall'acqua del secchio le "mennelle", le soppes e poi consegn i pesci bluastri all'aiutante che li pos con delicatezza nella cesta. Ad Anto pag poco, ma senza approfittarsene, altrimenti sapeva che non avrebbe pi avuto il suo pescato. Il muto accett la stima con lo svolazzo di una mano.
Subito dietro il ristoratore e l'aiutante, si present una ragazzina di quattordici anni. Girava sempre scalza, con un vestito logoro a fiorellini bianchi, i capelli raccolti in una treccia scombinata e l'innocenza negli occhi grandi.
Anto, eccomi.
Ciao, Sofia la salut come poteva.
'O padrone mio m'ha detto 'e piglia 'nu poco 'e purpi per m'arraccumanno hann 'a essere belli gruossi e tienneri, ca' ormai ha perzo cchi 'e 'nu dente.
Il pescatore sollev da una cassetta la merce richiesta ancora viva. Tent di infilarli nel sacco che la ragazzina reggeva aperto, ma i tentacoli si attorcigliavano alle mani e alle braccia di entrambi. Sofia rideva. Finalmente, con una mossa repentina, riusc a chiudere il sacco con il cordone e a intrappolare i polpi.
M'ha detto di segnare che po' passa isso a prossima vota ca'tene necessit.
Il pescatore alz gli occhi al cielo, spazientito. Il padrone della ragazza gli doveva ormai parecchio e non saldava mai.
Sofia non se ne cur e corse via sgambettando e saltando sulle gambe magre. Sembrava un cardellino in cerca di briciole nelle fessure dell'acciottolato.
Sbrigato il commercio, sorridendo, il muto fece cenno a Lenin di salire a bordo. Ora potevano salpare.
Davanti all'ulteriore offerta di soldi, Anto scroll le mani in un diniego perentorio e gli mostr il denaro del ristoratore per fargli comprendere che per una giornata come guadagno bastava e non voleva compenso.
Il pescatore prese mare.
Lenin non aveva chiesto di condurlo in un posto preciso, ma non gli importava sapere dove lo stava portando. Si godeva il dondolio della barca a occhi chiusi.
Spesso, aveva solcato le acque del fiume da cui aveva preso il soprannome e che lo obbligavano in una sola direzione, sempre verso valle, senza la possibilit di scegliere. Il mare invece era democratico.
Il rematore ne approfitt per squadrare sfrontatamente il passeggero. Giudic che aveva l'apparenza di un individuo comune, eppure era un uomo capace di dare speranza a una moltitudine infinita di oppressi che lo considerava un salvatore.
Si sent fortunato a essergli utile, ma come amico, non come servo.
In breve, si trovarono ai piedi di Scopolo, il faraglione di fuori, che li sovrastava.
Anto comp un balzo corto, si attacc alla roccia e con un piede scalci la barca per impedirle di cozzare con il fianco.
Svelto, Lenin afferr i remi per governare l'imbarcazione, pur tenendosi discosto di poco e, divertito,
gli chiedeva spiegazioni in russo, per canzonarlo bonariamente.
Il pescatore si arrampic per alcuni metri scrutando in ogni piccolo anfratto all'altezza degli occhi. Con uno scatto fulmineo acchiapp qualcosa che poi tenne imprigionato delicatamente nelle mani sovrapposte, e intim al russo di avvicinarsi. Salito di nuovo a bordo, socchiuse le dita e mostr una lucertola blu. Quella specie si trovava solo su quel faraglione e in nessun altro posto. A forza di specchiarsi nel mare ne aveva rubato il colore.
Lenin si meravigli della piccola creatura che si guardava in giro a scatti, muovendo la coda senza avere l'intenzione di fuggire. Chiese di poterla tenere in mano qualche istante e il pescatore gliela pass. Sollev la lucertola per meglio osservarla e gli parve che il rettile lo studiasse altrettanto e proruppe nella sua risata cos aperta da mostrare la lingua per intero.
Dopo un po', Anto pretese indietro la bestiola e, con un piede sulla barca e uno sulla roccia, liber la lucertola che tent una certa resistenza prima di zampettare via.
Con una spinta, l'imbarcazione si stacc dal faraglione e si allontan di qualche metro.
Lenin si mise ritto e cominci a spogliarsi fino a rimanere in mutandoni da bagno di cotone, mostrando il petto scarno e pochi peli al centro dello sterno. Esort il muto a unirsi a lui nella nuotata, ma questi si rifiut categoricamente. Non solo perch non ancora stagione piena e l'acqua era fredda, ma perch la maggior parte dei pescatori non sapeva nuotare e lui era uno di quelli. Gli uomini camminano e i pesci nuotano, dicevano. Il mare serviva per campare, non per offenderlo giocandoci o divertendosi. Anche Anto la ragionava cos.
Lenin era abituato a climi ben pi rigidi, a bagnarsi nei corsi d'acqua che si erano appena scrollati di dosso il ghiaccio dell'inverno.
Aveva una nuotata sciolta e nello stesso tempo vigorosa. Si allontan troppo e controcorrente, destando la preoccupazione del muto che si agitava, muovendosi avanti indietro sull'imbarcazione che rischiava di capottare. Al colmo dell'apprensione, se la prese con il proprio cappello, non smettendo di torcerlo e torturarlo.
Dopo circa un quarto d'ora, aiutato dal caprese, risal in barca e si stese per asciugarsi al sole tiepido.
Anto lo osserv ancora e si rabbui in volto, contrariato, perch il russo si mostrava spudoratamente in mutande, perdendo molto della sua autorit, del carisma. Appariva un uomo indifeso e non un guerriero. E questo gli dava fastidio, tanto da esortare bruscamente il russo a rivestirsi perch si era fatto tardi.
L'imbarcazione si tenne vicino alla costa assecondando la corrente e i remi rimasero inattivi e a
volte fungevano solo da timone per correggere la rotta.
Dietro un costone, con fare circospetto, Anto scost una tela cerata in un angolo del fondo della barca. Sollev dei fogli che teneva nascosti in una busta sgualcita dall'uso e li mostr come un bene prezioso, una reliquia. Si trattava di decine di ritagli di giornale con articoli che riguardavano Lenin, i bolscevichi, l'insurrezione fallita nel 1905, la lotta contro i capitalisti, la tragica rapina di Tbilisi, il riscatto del proletariato.
Al muto li portavano clandestinamente dei marinai che solcavano le rotte di ogni mare. Lo rendeva felice sapere che sempre pi gente la pensava come lui nel mondo, capiva di non essere solo, di appartenere a un ideale comune.
Molte volte i giornali glieli leggevano traducendo da lingue impossibili. Comunque, Anto si aiutava nella comprensione con le numerose foto che corredavano gli scritti.
Il russo scorreva con lentezza le pagine, senza saltarne nessuna. Non si era mai soffermato prima su quanto la sua lotta potesse portare la speranza a gente tanto distante. Lo commosse che il pescatore avesse condiviso con lui quelle carte pericolose, poich il solo possesso poteva costare la galera e anche peggio.
Alla ricerca di un articolo specifico, Anto sfogli le carte tra le mani di Lenin che lo agevol tenendole leggere. Una volta trovato ci che cercava, il volto si rattrist indicando una riga con un nome in grassetto, Aleksandr. Pur sapendo che non avrebbe compreso del tutto, Lenin si lasci andare e raccont nella lingua popolare della sua terra, necessaria per esprimere i sentimenti pi profondi.
S, Aleksandr era mio fratello. Insieme con alcuni compagni e a mia sorella Anna sono stati accusati di attentare alla vita dello Zar. Li hanno fatti prigionieri nella nostra casa di San Pietroburgo. Anna  poi stata liberata, mentre Aleksandr, seppur torturato, non ha fatto i nomi. Per questo l'hanno impiccato con altri quattro.
Segu una lunga pausa accorata.
Mi manca molto.
Il muto parve aver capito tutto, o forse gi conosceva i fatti, e abbass la testa e si colp la fronte con delle manate per dimostrargli che conosceva quel dolore. Anche lui aveva i suoi morti da piangere.
Sistem i ritagli dei giornali rigorosamente in ordine di grandezza e li riconsegn al pescatore che li prese, ci picchiett sopra un dito come a significare una necessit, un obiettivo, un'urgenza.
Lenin si produsse pi volte in un s convinto, colando gocce di mare dal pizzetto. Anto si avvicin
ancora di pi a Lenin e gli strinse virilmente le spalle e poi gli avambracci per sincerarsi che fosse reale.
Ora era certo che le cose sarebbero davvero cambiate. A cominciare da Capri.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Il campanile che dominava la piazzetta era ci che restava della chiesa bizantina di Santa Sofia. Un tempo ottimo punto di avvistamento per scorgere le navi nemiche. Sul quadrante di marmo dell'orologio, con le ore in numeri romani, le lancette segnavano le cinque in punto. Le campane battevano le ore con un frastuono che metteva allegria, ma non agli uccelli che volavano via spaventati, dimenticandosi ogni volta che sarebbe successo.
Sotto il campanile, su insistenza di Gor'kij, si radunarono i docenti pi rappresentativi della scuola proletaria: Bogdanov che insegnava economia, Lunacarskij sindacalismo, Pokrovskij storia della Russia. Invece Gor'kij aveva assunto l'incarico di educarli alla storia della letteratura russa.
Altri personaggi illustri erano stati chiamati a istruire gli studenti di Capri ma, dopo aver dato la loro adesione, si erano defilati senza spiegazione alcuna. In realt, la decisione di non partecipare era stata presa per non dispiacere a Lenin che, in diverse occasioni, aveva osteggiato sommessamente la scuola
e i suoi intenti. Tra i personaggi di spicco del partito che avevano preferito mancare alla promessa c'erano Rosa Luxemburg e Lev Trockij.
Puntuale, arriv anche Lenin all'appuntamento cui era stato costretto.
Si sedettero in circolo attorno a due tavolini all'aperto nelle retrovie di un caff.
L'attesa di ascoltare il capo bolscevico era spasmodica, tanto che quando si present il cameriere lo liquidarono rimandando a dopo, le ordinazioni.
Svogliato, Lenin tenne un discorsetto insulso della cui pochezza si vergognava. Parole stantie, prive di forza di convincimento, mentre loro desideravano essere eccitati, elettrizzati, spronati dalle sue parole di solito cos ferventi.
Girando appena la testa verso la vetrata, Lenin si accorse che, dall'angolo di una casa, Anto o' muto li stava spiando. Osservando meglio, comprese che il pescatore era in agitazione e aveva difficolt ad attendere la fine dell'incontro.
Lenin tagli corto e dopo una convenzionale e abusata esortazione a dare il massimo perch c'era ancora molto lavoro da portare a termine, sciolse il raduno. I partecipanti si allontanarono in silenzio senza consumare. Per rispetto, non commentarono neppure tra loro l'insoddisfazione e inutilit dell'incontro. Non era solo riguardo, ma anche
timore prudenziale. Sapevano bene quanto Lenin fosse vendicativo e capace di mutare chiunque in delatore. Di certo c'era una spiegazione per il disinteresse del loro capo, immaginava ognuno senza dirlo.
Vladimir sapeva di non essere stato all'altezza delle attese, ma poco gl'importava, avendo dichiarato pi volte di essere andato a Capri per ritemprarsi.
In quel momento desiderava solo sapere cosa volesse da lui Anto e lo raggiunse subito. Quando gli fu davanti, il pescatore gli strinse la mano come se lo avesse incontrato per caso. Un atteggiamento che trov assai strano. Cercando di non farsene accorgere, sollevando appena le sopracciglia, gli segnal qualcuno alle spalle. Con discrezione Lenin occhieggi dietro di lui, ma non vide nulla di sospetto. Allora il pescatore spazientito si produsse in cenni pi espliciti indicandogli in alto.
Dopo aver aspettato un prudenziale attimo, il bolscevico si volt, notando su un terrazzo una donna che stendeva i panni. Non ci trov nulla di anormale o di sospetto.
Sicuro che avesse davvero visto, Anto cerc di fargli capire che non era una donna, ma un uomo travestito. Lenin pens fosse una cosa che non avesse alcuna attinenza con lui. Non si capacitava della situazione. Gli sovvenne di conservare nella tasca della giacca dei fogli e una matita appuntita. Li consegn incitandolo a usarli. Pur non avendo dimestichezza con la scrittura, il pescatore verg, storta e con lettere disuguali, la parola pulizziott'.
Cercando di fingere indifferenza, torn con lo sguardo alla donna sul terrazzo. Le fattezze della lavandaia non erano certo da femmina, ammise tra s, e si era accorto che guardava costantemente nella loro direzione e si occupava dello stesso lenzuolo da troppo tempo.
Sotto i panni da donna, Anto aveva riconosciuto una spia, per averne assaggiati gli scarponi sulle costole una notte di qualche tempo prima in carcere a Napoli.
Lenin non si stup d'essere tenuto costantemente sotto controllo. Succedeva in ogni posto in cui soggiornava, compresa Marsiglia, dove si trovava poco prima di venire a Capri.
Avendo una certa pratica, controll in giro e pizzic un uomo vestito di chiaro che appena si avvide di essere sotto lo sguardo del russo finse di osservare la merce di un negozio chiuso. Indic con la fronte altri due poliziotti in borghese che fingevano di discutere in modo ameno tra loro. Anto si port un dito alla gola e fece il consueto gesto di tagliarla.
Il vecchio australiano smette di leggere perch intanto  calato il sole e non lascia pi strisce di luce sul libro. Assorto com'era nella lettura, non si  accorto che sulla panchina una donna gli siede accanto. E lo guarda. Lo guarda come se si aspettasse qualcosa da lui.
Voi siete di qua, vero? Avete una faccia che mi ricorda qualcuno... gli chiede.
A disagio, puntellandosi prima col gomito poi con la mano, si alza, infila il libro nello zaino scambiandolo di posto con una cartina di Capri scritta in inglese. Reggendo il bagaglio con gli spallacci su una spalla, si avvicina a un lampione per consultare la mappa. Si accorge che alcuni nomi di luoghi gli sono familiari perch citati nelle pagine del libro.
Prima di partire per Capri aveva cercato la cartina in un negozio di Sidney. Disperava di trovarla, e si stup molto nel vedere il commesso muoversi sicuro e veloce verso uno scaffale per tornare subito dopo con un volumetto sull'isola con allegata una mappa ripiegata per stare nel formato.
Con facilit, seguendo sulla carta il percorso col dito, traccia la strada per l'albergo dove ha prenotato una stanza. Gli basta andare diritto.
Durante il tragitto, osserva le botteghe. Nomi che conosce perch griffe internazionali presenti anche nelle citt da cui proviene. E piuttosto sconcertato. Niente  come gliel'aveva raccontato suo padre, che parlava
poco, ma qualche volta volentieri, della terra d'origine. Nessun artigiano che lavori per strada, nessuno batte sordo il martello sulle suole di legno degli zoccoli, nessuna donna urla la merce reggendo il cesto sulla testa, nessuno vende acqua.
In fondo alla strada, sbatte contro il Grand Hotel Quisisana con il terrazzo del primo piano addobbato da bandiere che non stanno ferme mai e pare gioiscano alla vista di chi arriva.
L'agente di viaggio gli aveva assicurato che solo in quell'albergo si poteva godere appieno del vero spirito di Capri.
Entrato nella hall, senza aspettare che glielo chiedano, consegna il passaporto a una bella ragazza dalle fattezze e dai capelli che ne tradiscono la provenienza da uno dei paesi dell'ex Unione Sovietica.
Benvenuto a Capri, Mister... - legge nel passaporto - Thomas Cap.
Il cliente risponde con un leggero abbassamento del mento e un sorriso.
Dopo la consueta burocrazia, gli viene consegnata la chiave numero 318. Rifiuta con un gesto cortese l'aiuto di un facchino indicando l'esile e unico bagaglio di cui dispone. Individuato l'ascensore, sale al piano che gli suggerisce il primo numero impresso sull'ingombrante portachiavi della stanza.
Apre la porta, posa lo zaino sulla sedia, sottrae il
libro alla tasca e lo pone sul comodino. Si spoglia mentre guarda dalla finestra l'incanto di un panorama impossibile da replicare.
Di sera si  abituato a non mangiare e non fa eccezioni neppure questa volta.
Dopo aver eseguito meccanicamente le operazioni per la notte, si corica, sprofondando in un abbraccio di piume. Ne sembra prigioniero e la cosa lo fa quasi ridere.
Per lui  il momento peggiore della giornata. Approfittando della stanchezza e della calma, l'ansia lo assale e gli stringe il petto. A volte riesce a contrastarla, altre deve sacrificare qualche lacrima densa da vecchio che gli solca il volto, deviando nell'incontrare le rughe.
Orienta la luce dell'abat-jour sulle pagine e riprende a leggere il libro che  l per dirgli qualcosa d'importante, ma ancora non ha compreso cosa.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Al riparo dello scoglio Marcellino, Anto gett l'ncora, aiutato da Lenin che srotolava la cima. La barca dondolava come se volesse addormentarli, come pupi vivaci, per stare un po' tranquilla.
Indicando i titoli dei ritagli di giornale, il pescatore gli domand in modo puerile di parlargli della lotta di classe, della fine del capitalismo, del riscatto degli oppressi, della giustizia proletaria, degli uomini uguali tra uguali.
Lenin non si fece pregare e, frammentando qualche parola in italiano, francese e persino napoletano, spieg con fervore la sua idea di socialismo, i sacrifici e le decisioni drastiche che occorrevano per realizzarla.
Il pescatore sarebbe stato ad ascoltare per giorni interi, ma quando la voce del russo s'incrin diventando leggermente roca, cap che non poteva approfittarne oltre. Lo ringrazi giungendo le mani e gli fece capire che era tempo di dedicarsi a ci che li aveva indotti a uscire in barca quel giorno.
Il mare era increspato e il cielo coperto, una situazione ottima per pescare.
Piegando la schiena, traffic a poppa con lenze, sugheri, retini, esche e ami sotto lo sguardo compiaciuto del russo che mangiava goloso una sfogliatella riccia stando attento a che neppure una briciola andasse sprecata.
A poca distanza da loro parecchie barche stavano all'ncora perch era noto come un buon posto per riempire il secchio di prede guizzanti.
Alcuni pescatori ridacchiavano dell'uomo vestito in giacca, cravattino e con la bombetta in testa. Non certo l'abbigliamento ideale per andare a pesca.
Gli uomini si passavano, da un'imbarcazione all'altra, il buonumore di una bottiglia di vino e pezzi di pane secco intinti nell'acqua di mare per ammollarli e su cui era stato sfregato del pomodoro.
Lenin preg Anto d'insegnargli la pesca a mano alla maniera caprese e lui lo accontent, ritenendolo un onore.
Pass all'amico il necessario perch mettesse insieme lo strumento per cimentarsi la prima volta. Gli spieg come fissare l'esca all'amo e questo a una lenza lunga. Infervorato, il russo si concentr per far bene.
Gli mostr come lanciare e calare la lenza in acqua e l'attimo giusto per dare degli strattoni e attirare il pesce.
Lenin esegu in modo impeccabile perch amava pescare ed era impaziente di farlo con un sistema che ignorava.
Fu il primo a sentire tirare la lenza sull'indice piegato a uncino. Un pesce aveva abboccato ma, sbagliando, stava tirando troppo forte e Anto gli intim, con una stretta al polso, di rallentare e di mantenere un movimento continuo. Seguendo il consiglio recuper la lenza aiutandosi con l'altra mano.
Affior dall'acqua un sarago di tutto rispetto. Il muto lo acchiapp col retino e lo travas nel mare rubato col secchio. Lenin gioiva felice come un bambino davanti a un regalo impacchettato.
Il pescatore voleva fargli sapere che i pesci catturati in quel modo rimanevano integri, e non con la spina dorsale spezzata o le squame raschiate come succedeva con le reti, e dunque assai pi gustosi, ma era un concetto impossibile da esprimere a gesti. Tanto non aveva pi l'attenzione del russo, concentrato ad armeggiare con l'impazienza di ricominciare la pesca cos curiosa ai suoi occhi.
Il caprese intanto salp.
Si mise ai remi per compiere dei piccoli giri e muovere l'esca. Lenin fissava l'acqua come se dovesse ipnotizzarla e farsi consegnare una preda. D'un tratto sent la lenza strappare ed esclam, gridando forte: Drin-drin!
Sent nel polso il peso del pesce che aveva abboccato. Anto gli raccomand la lentezza, senza far calare la tensione della lenza. Sembrava ormai a suo
agio con i movimenti da compiere e nel secchio guizz un altro pesce argenteo.
Il pescatore gli assegn un nome raschiando il palato: Ttonnacchio.
Lenin cap male e ripet, storpiandolo, infinite volte, felice dell'impresa, suscitando l'ilarit dell'amico.
Entrambi col proprio strumento di cattura, si impegnarono dandosi la schiena. Spesso, anche se avvertiva che il pesce toccava, l'esperto Anto non recuperava per lasciare all'amico la gioia di batterlo nella conta dei pesci presi.
Lenin a ogni preda che abboccava all'amo, e che tirava a bordo, emetteva il suo grido di contentezza: Drin-drin!
Passando accanto alla barca, i pescatori delle altre imbarcazioni, sghignazzando bonariamente, lo imitavano. Tra le onde era tutto un rimbalzare di Drindrin.
A udirli, Anto s'irrigid. Gli sembrava che mancassero di rispetto a Lenin. Furioso perch non dovevano permettersi di canzonare un cos grand'uomo, li insult e li maledisse emettendo di gola suoni che erano di per s garanzia di tragedia.
Conoscendolo, nessuno replic, ma i pescatori erano silenziosi in mare ma ciarlieri in terra.
In breve, Lenin in tutta Capri si guadagn un altro soprannome, "professor Drin-drin".
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
A tarda sera, un codazzo di aristocratici e di magnati stranieri che soggiornava sull'isola percorreva a coppie o gruppetti un sentiero illuminato da torce che rendevano l'atmosfera fuori dal tempo. Le dame indossavano vestiti di lusso, osando inusitate scollature e spalle scoperte.
Varcata la soglia della villa, ad accoglierli c'era la padrona di casa, Marija Andreeva, che li ringraziava, stringendo loro entrambe le mani, per aver accolto l'invito alla festa organizzata da lei con l'intento, non dichiarato, di tessere nuove utili amicizie.
Solleciti, i camerieri offrivano bicchieri di limonata e flute di champagne imperlati di gocce leggere.
Molti partecipavano alla serata solo per conoscere un autentico rivoluzionario, un pericoloso sovversivo di cui tanto si chiacchierava in ogni angolo dell'isola.
Con il solito completo, e la bombetta in testa, si materializz il bolscevico, quasi un'apparizione. Tutti zittirono per poterlo osservare meglio. Ognuno giudicava che l'aspetto non fosse all'altezza della fama.
Se lo immaginavano pi imponente, selvaggio, magnetico, sprezzante, altero.
Anche se non necessario, portandosi al fianco della moglie, Gor'kij annunci: Signori, il nostro illustre amico, Vladimir Il'ic Ul'ianov, ma che tutti possiamo chiamare con il nome che definirei di battaglia, Lenin.
Un applauso contenuto nella durata, ma convinto nell'intensit, pose fine alla presentazione.
O come professor Drin-drin aggiunse un nobile dal ventre voluminoso e teso come un'anguria.
Ci fu un istante d'imbarazzo, ma che si sciolse quando Lenin si un alla risatina generale poi, con un leggero inchino di cortesia con le mani dietro la schiena, si mostr pronto a subire l'assalto verbale di miliardari annoiati.
Maksim lo aveva pregato d'essere cortese con loro, perch si diceva certo che avrebbero sovvenzionato la causa, come molti dei presenti avevano gi fatto. A Lenin sembrava davvero incredibile che volessero contribuire alla distruzione del sistema che li pasceva, ma al mondo cera di tutto, non si poteva mai sapere. Non sarebbero stati certo i primi a convertirsi alla causa. In fondo lui stesso era di famiglia borghese. Comunque, preferiva non avere vincoli con certa gente. Privilegiava trovare i fondi con mezzi pi spicci, come le rapine o gli espropri
forzati, e infondere la paura nei borghesi per far crollare le loro certezze.
La prima a farsi avanti fu una donna tedesca piuttosto avvenente che con malizia lasci scendere una spallina del vestito mostrando il limite del capezzolo del seno voluminoso e pesante.
Mi hanno detto che voi siete uno sciupafemmine impenitente. La seduzione  una catena invisibile e voi inneggiate alla libert. Non vi pare una contraddizione?
Lenin prestava certo pi attenzione alle protuberanze della signora che alle sue parole insulse. Una volta scoperto, ne risero insieme. La donna scroll la testa all'indietro per sistemare i capelli, mostrando il collo bianco e invitante. Appagate curiosit e vanit non desiderava altro. Lo salut agitando le dita con le unghie laccate di rosso.
Marija Andreevna invit i commensali ad avvicinarsi alla tavola sistemata in terrazza. Li esort e guid come un cane con un gregge di pecore indisciplinate.
Pens lei stessa a distribuire i posti, badando all'etichetta ma anche alla compatibilit. In particolare, si premur che Lenin si sedesse dove lei aveva deciso. Invece, lui si vedeva costretto a cedere il posto, per galanteria, a una nobildonna inglese, desiderosa d'avere il panorama marino di fronte. Marija fu irremovibile e le chiese la cortesia di scambiare la sedia con un qualcun altro.
La cena ebbe inizio.
Si componeva di una ventina di portate che tutti onorarono, magnificando labilit del cuoco. Quando appresero che alcune pietanze le aveva preparate la padrona di casa, indirizzarono verso di lei sonori complimenti, cui segu il rossore della beneficiata che da attrice consumata finse modestia.
I piatti si susseguivano uno pi scenografico dell'altro. Lenin era un buongustaio e mangi con estremo piacere, pur se bersagliato dalla raffica di domande che gli giungeva da ogni parte del tavolo, cui rispondeva in modo frammentario.
Dopo il dolce i commensali erano cos satolli che persino le chiacchiere non trovavano pi posto. La digestione aveva preso il sopravvento.
L'ospite principale, per godersi questo momento, si rilass allentando un po' il nodo del cravattino.
In quel preciso istante, fece il suo marziale ingresso un giovane in divisa militare.
Fermi tutti intim mettendo la mano sul fodero della pistola.
Turbati, i presenti si alzarono in piedi. Molte sedie, le cui spalliere erano oberate da borse o giacche, rovinarono a terra.
Il militare si pose innanzi a Lenin e gli mostr un foglio scritto in italiano con tanto di timbri e bolli ufficiali.
Vladimir Il'ic Ul'janov queste carte mi autorizzano a trarvi in arresto. Seguitemi immediatamente senza fare la minima opposizione.
Lenin era frastornato. Sulle prime finse di ubbidire poi, con uno scatto improvviso, urtando commensali e camerieri, con inaspettata agilit, si gett dalla finestra aperta e si dilegu nel buio del giardino.
Corse gi verso la marina, continuando a sentire le voci che lo inseguivano. Alcuni gridavano il suo nome, altri gli intimavano di fermarsi, ma lui badava solo a non cadere, a far perdere le proprie tracce e a raggiungere un possibile rifugio. Sapeva di non avere molti amici di cui fidarsi a Capri, ma uno c'era.
Arrivato al mare, tagli per la breve salita che portava all'abitazione di Anto.
Intanto gli inseguitori, dai suoni che producevano, pareva fossero aumentati di numero e non mollavano. Gli erano addosso come molossi da caccia al cinghiale.
Accaldato, buss perentorio alla porta della casa del muto. Sent scorrere il paletto della serratura. Sbalordito, vide Lenin sconvolto, sudato, con gli abiti in disordine, mentre si guardava alle spalle.
Aiuto... polizia... prigione... mormor urgente con un filo di fiato non avendone quasi pi.
Dopo aver serrato l'uscio, il pescatore si volt e, risoluto, da sotto il giaciglio prese un lungo involto di canapa. Lo svolse scoprendo un moschetto di foggia
antiquata ma all'apparenza funzionante. Lenin lesse sul volto di Anto l'intenzione di usarlo per impedirne l'arresto.
Nel vedere l'arma imbracciata, il russo si spavent, lo afferr e lo spinse contro una parete, aggiungendo un grido soffocato: Nooo.
Intanto gli inseguitori lo avevano raggiunto e tempestavano la porta di pugni.
Nessuno per tentava di entrare, neppure il militare preposto all'arresto.
Con stupore, Vladimir sent prima la voce di Gor'kij poi quella di Marija che lo pregavano di uscire con un tono per nulla allarmato o categorico.
Lenin ordin ad Anto di riporre il fucile, di nasconderlo dove stava. Ubbid seppure per nulla persuaso.
Il bolscevico era deciso a consegnarsi per non coinvolgere l'amico in guai che non gli competevano. Spalanc la porta e usc dalla casa con le mani alzate.
Con immenso stupore, vide lo scrittore, la moglie, i commensali che avevano avuto il vigore di corrergli dietro e il soldato venuto ad arrestarlo ridere tenendosi la pancia.
Tocc ad Andreevna svelare ci di cui lei stessa era stata l'ideatrice.
Vladimir, il militare  un granatiere in congedo.  il figlio del barbiere dell'isola. Immaginavo non conosceste le divise dei militari italiani... nessuno vuole arrestarvi. E stato solo uno scherzo.
Riuscito a quanto pare ammise sollevato Lenin con un sospiro sofferto, un sorriso di circostanza e un baciamano all'autrice della burla.
Alcuni si complimentarono per la prontezza e l'agilit dimostrate nel fuggire. Maksim lo prese bonariamente in giro continuando a ridere senza sapersi trattenere.
La lieta combriccola s'incammin per tornare alla villa.
Anto chiuse sbattendo la porta con significativa forza.
Sentiva un risentimento crescere dentro di lui per quei sedicenti rivoluzionari che giocavano, sottovalutando la gravit della situazione e l'urgenza della rivolta. E Lenin non era da meno.
Mister Cap... buongiorno... mister Cap...
L'australiano si desta di soprassalto. Qualcuno lo chiama e bussa delicatamente alla porta.
Un grugnito assonnato come risposta per far capire che  sveglio.
Sono la cameriera ai piani... la sua colazione signor Thomas... faccia con comodo, la lascio qui fuori sul carrello.
Guarda l'orologio sportivo che non si toglie neppure di notte e scopre che  quasi mezzogiorno. Da decenni non dormiva cos tanto. Con un tonfo al cuore, si volta per sincerarsi che il libro sia ancora li e non svanito durante la notte.
Sul comodino non c', neppure sul letto.
Sporge appena la testa e lo vede sullo scendiletto, aperto con alcune pagine mal piegate. Lo prende in mano come fosse un uccellino con un ala spezzata. Fatica a ritrovare la pagina dove era arrivato a leggere durante la notte, prima di essersi addormentato senza accorgersene. Quando rintraccia il segno, cerca qualcosa che funga da segnalibro. Sul comodino nota solo ora una foto tanto vecchia che le immagini sono velate dal tempo: una mamma che sorride mentre tiene in braccio due bambini piccoli.
"Chiss - si chiede - se la vera intenzione del fotografo fosse d'immortalare degli individui o la loro povert ".
Non sa spiegarsi da dove sia saltata fuori quella foto. Ieri sera non c'era sul comodino, l'avrebbe vista. Con ogni probabilit  sgusciata fuori dalle pagine del libro, pensa, non trovando altra spiegazione.
Seduto con le gambe penzoloni, riflette su come facesse, chi gli ha donato l'opera su Lenin, a sapere che  un appassionato di libri.
In casa, dopo la morte della moglie, avvenuta una decina d'anni fa, oltre a un gatto con un orecchio tagliato da qualche disgraziato, ha solo volumi stipati ovunque. Una passione, un vizio, forse una condanna, che lo ha accompagnato per l'intera esistenza.
Si alza, ascolta da dietro la porta che non passi nessuno, poi apre, con il pudore che non vedano le gambe secche, diafane da anziano, macchiate da chiazze scure, spuntare dai boxer e spinge dentro il carrello della colazione.
Assaggiando un po' di tutto, mangia in fretta, con la fregola di tornare al libro che uno sconosciuto ha scelto per lui.
Entra in bagno e una figura lo guarda dallo specchio. Un se stesso che ogni giorno fa pi fatica a riconoscere. Appoggia le mani sul bordo del lavandino per reggere l'urto di un presentimento improvviso: Capri, il libro, la foto, il passato... forse sono avvisaglie della morte.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Sul molo i pescatori ordinavano in fila le cassette col pescato da vendere. Per attirare la gente, magnificavano a voce alta la qualit sempre eccelsa della merce.
Gli acquirenti pi assidui erano i ristoratori o i maggiordomi incaricati dai loro padroni di acquistare il pesce appena scippato al mare.
Tra i venditori c'era anche Anto 'o muto.
Mentre il servitore di un magnate francese sceglieva i pesci indicandoli a uno a uno con il ditino effeminato, arriv un poliziotto. Con strafottenza s'impose all'attenzione dei pescatori.
Mi hanno detto che c' qualcuno che spaccia pesce marcio per fresco. E non si pu fare. Altrimenti che ci sto a fare qua?
Cominci a ispezionare con pignoleria ostentata le ceste. Il venditore che vedeva il poliziotto passare oltre tornava a respirare, anche se aveva appena tolto i pesci dalla rete. Con quello non si poteva mai sapere come sarebbe andata a finire.
L'agente si ferm davanti al muto.
Con il manganello rovist nella cesta.
Questo pesce non  fresco sentenzi sapendo bene che non era vero, ma la prepotenza era il suo unico piacere.
Anto assicur che si sbagliava. Gli fece capire a gesti che era stato in mare l'intera notte. Poi afferr un sarago, gli apr le branchie e gli mostr anche l'occhio vivido.
A me non mi freghi, muto.
Irritato, Anto infil un dito nel ventre del pesce e lo squart per dimostrargli che le viscere pulsavano ancora.
Il poliziotto non ne volle sapere. Aveva deciso che fosse merce avariata e cos doveva essere.
Questo  pesce da buttare.
Scalci la cesta che fin in mare. I pesci morti tornarono a riva con la prima onda. Pareva non volessero lasciarlo solo.
Nel vedere la fatica gettata via, oltraggiata, Anto reag tirando con forza il pesce eviscerato in faccia all'agente.
Malnato. Te la faccio tornare io la parola a forza di botte.
Con rabbia, il poliziotto lo colp col manganello prima sulle cosce per farlo inginocchiare, poi al costato, e infine mir alla testa che Anto tentava di proteggere con le braccia sollevate.
Ogni percossa era accompagnata da un grido o un'espirazione forzata. Il pescatore emetteva dei singulti d'indignazione e d'ira piuttosto che di dolore.
Improvvisamente, il braccio col manganello fu fermato dalla presa decisa di una mano. Incredulo che qualcuno osasse mettersi in mezzo, il poliziotto si volt con l'intenzione di punire chi si stava intromettendo.
Lenin.
Lo guard negli occhi con rabbia e con una determinazione assoluta nelle mandibole serrate. Riconoscendolo, il poliziotto si calm all'istante. Non voleva affrontare un problema pi grande delle sue capacit e competenze. Aveva l'ordine di non interferire in alcun modo: il bolscevico era una persona sotto sorveglianza.
Prima di andarsene, l'agente volle un'uscita onorevole.
Avete visto cosa succede a chi viola la legge. State attenti. E che il vostro pesce sia fresco. Non mi piacciono i truffatori. E nemmeno chi vuol rovesciare il mondo.
Nessuno si mosse fino a che il poliziotto non spar dietro un calessino.
Vergognandosi della loro mansuetudine, e per non aver difeso il paesano, lasciarono a Lenin l'incarico di aiutare Anto e ripresero con le urla a proporre il pescato con la gente che tornava dopo essersi tenuta alla larga.
Il russo lo sollev per le ascelle e lo rimise in piedi a forza.
Con le mani sulle cosce fece cenno a Lenin di lasciarlo rifiatare per sbollire la collera che gli mordeva lo stomaco. Si mosse di qualche passo ma i colpi alle gambe urlavano rendendolo zoppo. Una leggera ferita gli strisciava di rosso la fronte. Sostenendolo con un braccio sulle spalle, il russo lo accompagn a casa. Seppur contuso, era contento perch l'amico l'aveva salvato rischiando parecchio. I dubbi sull'integrit di Lenin fuggirono via come pipistrelli all'alba.
La porta li aspettava aperta ed entrarono.
Dopo aver inzuppato il fazzoletto lindo nell'acqua di un catino, pul la ferita di Anto seduto sul bordo del letto.
Di colpo al pescatore sovvenne un pensiero, si alz e scopr il fucile e lo imbracci per fare giustizia sommaria del poliziotto che lo aveva percosso. Lenin lo trattenne a fatica e gli promise che presto sarebbe venuto il momento di usarlo per liberare il popolo dall'oppressione. Prima bisognava prepararsi al meglio per non fallire.
Anto si lasci convincere e torn a sedersi.
Ancora a gesti e a parole smozzicate, indicando il fucile, Lenin gli domand come se lo fosse procurato.
Il pescatore soffi forte dalle narici e tacque.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Di buona lena, Lenin e Anto affrontarono la scala fenicia, una gradinata di pietre irregolari e malta, che da Marina Grande conduceva ad Anacapri.
Si fermarono a met strada, davanti alla facciata della chiesa di Sant Antonio da Padova, meglio nota come "la cappella dei marinai". Sul terrazzo in alto, ogni notte, in un grande braciere ardeva un fuoco, indispensabile punto di riferimento per chi navigava col buio.
Avevano l'aria da congiurati che per fortuna nessuno dei viandanti not, impegnati a badare al fiato sempre pi corto per via della salita. Il pescatore raggiunse il retro dell'edificio seguito dappresso dal russo. Stacc una grossa pietra dal costone, svelando un buco, un nascondiglio lungo un paio di braccia. Era l che aveva trovato il fucile. Un luccichio improvviso nella roccia aveva attirato la sua attenzione e la curiosit gli regal l'arma.
Il bolscevico un le dita imitando male i napoletani quando vogliono chiedere.
Anto sollev le spalle per far capire che non sapeva di chi fosse n del perch si trovasse l.
Lenin ipotizz tra s che il proprietario del fucile potesse essere un disertore, un assassino che avesse nascosto l'arma del delitto pronta per tornare a uccidere o un marito troppo geloso.
Di certo un fucile cos antiquato era stato abbandonato parecchi anni prima, dunque il padrone dell'arma aveva evitato altri guai, altrimenti sarebbe tornato a riprenderlo.
Con un tocco sulla spalla, Lenin propose all'amico di tornare indietro.
Il cammino in discesa era leggero. Anto lo esort ad aumentare il passo perch voleva che lo seguisse senza rimanere indietro.
Si diressero trotterellando verso Villa Tiberio il cui tragitto era indicato da cartelli.
Poco prima di arrivarci, si ritrovarono davanti a un'osteria con i tavoli protetti dalla calura da alberi frondosi.
Era quella la meta di Anto.
Spost una sedia per dare modo all'amico di accomodarsi. Il posto piacque subito a Lenin che lo gratific con una cameratesca pacca tra le scapole per averglielo fatto scoprire.
Il caprese si picchi pi volte sul petto fiero per averlo condotto nel luogo dove si aveva la fortuna di bere il miglior vino bianco di Capri.
Senza che chiedessero, giunse un oste, con uno
sfregio rossastro sulla guancia, reggendo nella stessa mano una bottiglia piena e due bicchieri e li pos sul tavolo. Anto vers il vino spesso fino all'orlo.
I due toccarono i bicchieri in un brindisi senza augurio.
Bevvero di un fiato, terminando con uno schiocco di lingua.
Il pescatore si produsse in una faccia furba per fare intendere all'amico che il meglio doveva ancora arrivare.
Come in un sogno fatato, giunse a pulire il tavolo la figlia del padrone, una ragazza bellissima dai lunghi capelli pi neri del pi nero degli inchiostri di seppia, guance di cera, labbra piene e uguali, fianchi ben marcati, caviglie sottili e ciglia che si muovevano come alghe nella corrente.
Lenin rimase a bocca aperta, rapito. Anto la mostrava orgoglioso come fosse sua.
Carmela, questo il nome della splendida caprese, fu un'apparizione quasi religiosa. Poi si ecliss per servire altri avventori in attesa d'avere la loro parte di miracolo.
Il pescatore dava di gomito al russo ogni volta che Carmela si concedeva alla vista sotto al pergolato. Lenin capiva che Anto ne era innamorato, cos sgranava gli occhi, tirandosi il pizzetto verso il basso, per dimostrare grande ammirazione e fargli piacere.
Col favore del vino ruffiano, il russo gli parl del suo amore, non della moglie Nadia Krupskaja, con cui oramai condivideva solo la passione politica, ma della sua amante, una donna provocante, indipendente, e confess quanto le mancasse e quanto fosse dolce starle accanto.
Il muto era orgoglioso e grato per quelle che comprendeva dal tono essere delle confidenze. Il racconto fu interrotto bruscamente dal suono condiviso di una chitarra e di un tamburello. Oltrepassata la soglia del locale interno dell'osteria, i suonatori si posizionarono ai lati della porta. A un accordo accentuato, usc all'aperto Carmela ballando la tarantella. L'accolsero urla e applausi e qualche parola sconcia detta a met.
La donna nel pieno della maturit era un inno all'armonia del creato. Un'antica vestale che ballava per ringraziare gli di. Ruotando sulle punte, la gonna sal fin oltre le ginocchia, rendendo reale la fantasia di ogni uomo presente. Le braccia si muovevano come spiritelli dispettosi che attiravano chi li guardava verso le fiamme della lussuria. Non era la musica ipnotica sempre uguale a stordire chi ascoltava e neppure il vino, ma il fascino e la sensualit sfacciati di Carmela.
Era una rappresentazione sacra che metteva a dura prova le convinzioni di ogni ateo. Uno splendore cos non poteva che essere stato creato da una divinit benevola, non dal caos.
Finita l'esibizione, Carmela fugg via, come un sogno all'alba.
Il russo impieg un po' a riprendersi da ci che aveva veduto, mentre il pescatore rimase di spalle, versando una lacrima di commozione o di commiserazione.
Subito Anto pag il dovuto con generosit, depositando le monete sul tavolo. Si accorse che l'amico aveva lasciato mezzo bicchiere di vino e lo tracann. La roba non si doveva mai sprecare.
Il muto prese Lenin sottobraccio e lo obblig a un'andatura veloce. La giornata non era ancora conclusa, ma bisognava affrettarsi, arrivare per tempo.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Mentre l'orizzonte e il mare si mischiavano nella pece della notte, turisti e abitanti del posto sciamavano per via Tiberio per raggiungere il Cinema Edison, l'unica sala cinematografica non in terraferma del Mediterraneo.
La proiezione di un film era un evento imperdibile per chi poteva permetterselo. Gli scugnizzi si aggiravano nei pressi del locale per chiedere la carit di un biglietto con un'allegria canzonatoria che non offendeva nessuno, perch si trattava di una compassione frivola e affatto necessaria.
Gli stranieri erano i primi obiettivi della puerile elemosina. Infatti, appena scorsero Lenin, anche se in compagnia di Anto 'o muto che un poco temevano, gli andarono incontro travolgendolo, insistendo perch comprasse loro i biglietti per lo spettacolo. Il russo non resistette alle suppliche e ne accontent tanti quanti gli consent il portafoglio. Il pescatore era contento di assistere alla generosit manifesta dell'amico, convinto come lui che tutti avessero il diritto allo svago del cinema, non solo i ricchi cui erano comunque riservate le prime file.
Quella sera proiettavano Nerone, regia di Luigi Maggi, come riportato dalla locandina appesa in una bacheca fuori dall'ingresso. In fondo al manifestino compariva una striscia bianca con una scritta vergata a mano Premiato al primo concorso mondiale di cinematografia a Milano. Inutile esaltare la qualit del film. Agli spettatori non importava cosa andavano a vedere. Ogni pellicola si trasformava in una meraviglia da raccontare a chi non c'era.
I due amici entrarono accodandosi alla fila disordinata di persone vocianti alla caccia dei posti migliori. La sala era quasi piena pur essendo ancora presto. Trovarono un posto defilato, ma non se ne lamentarono.
Tra volute di sigarette, involti di carta scartati e richiusi di continuo, rumore di mascelle che tritavano ceci secchi, mandorle e sputi di bucce di semi di zucca, cal l'oscurit. Salutato da grida, fischi, scoppole nei coppini agli amici imprudentemente seduti davanti, si materializz poco sopra le teste degli spettatori un ectoplasma di luce. I burloni dell'ultima fila ne approfittarono per alzare le mani nel cono di luce e creare corna d'ombra sullo schermo bianco.
Un 'ouverture di pianoforte annunci l'inizio del film e finalmente si fece silenzio. Il suono dello strumento quasi non si sentiva, coperto da quello del proiettore che sembrava un'enorme e irriducibile cicala.
Nella prima scena, giungeva tronfio Nerone preceduto da un'ancella che gettava petali di fiori al regale passaggio. Il pubblico fischiava e insultava il re, convinto che sentisse.
La pellicola scorreva e Lenin e Anto non erano da meno degli altri spettatori nel sottolineare con trasporto le varie scene del film, fino al tragico epilogo del suicidio di Nerone che nessuno intener e che pochi ipotizzavano per non aver mai studiato.
Le luci in sala si accesero di colpo, senza che i titoli di coda fossero stati mostrati. Il proiezionista quella sera aveva fretta: sua moglie poteva partorire da un momento all'altro.
Spalle allo schermo, sul proscenio, il calvo e azzimato proprietario del cinema richiam indietro gli spettatori che gi stavano uscendo per disperdersi nelle viuzze. Aveva un annuncio da fare. Disse che tra due giorni avrebbe proiettato una comica da ridere dal titolo Cretinetti vuol sposare la figlia del padrone, garantendo che il divertimento era assicurato.
La fine del discorso fu salutata da una poderosa pernacchia.
Perdendo l'impostazione da gran signore, esprimendosi in un pi appropriato napoletano stretto, l'uomo si scapicoll in platea a dare la caccia allo spernacchiatore maledetto che colpiva a ogni proiezione, rimanendo impunito.
Fatti cunoscere, 'nfamone ca' si t'acchiappo te straccio 'e recchie da'capa.
Per assistere alla scena dello sberleffo sonoro, Lenin aveva perso di vista Anto. Lo cerc tra la folla alzandosi in punta di piedi, ma lo rintracci solo all'uscita del cinema mentre reggeva un sorbetto al limone. Glielo offr con semplicit. Lo accett, ma gli chiese dove fosse il suo. Il muto gli fece capire che il suo stomaco non gradiva il freddo. Sospett, e a ragione, che l'amico non avesse avuto abbastanza soldi da comprarne due. Allora lo preg di dividere, ma rifiut, mantenendo il punto sulla sua versione bugiarda.
S'incamminarono verso la villa affittata dall'amico scrittore.
Il sorbetto fin ben prima dei commenti al film.
Lenin trov molte analogie tra Nerone e lo Zar, due dittatori folli che detenevano il potere con la violenza, vessando i pi deboli.
Aveva avuto anche quella sera la riprova di quanto la cinematografia avesse un forte impatto emotivo sulla gente e dunque poteva essere un ottimo veicolo di propaganda politica per scuotere e incendiare le coscienze del popolo.
Prima di lasciarsi, timido, il caprese si tolse dalla tasca profonda un involto di carta di giornale e lo consegn a Lenin. Il russo lo scart e dentro trov una lucertola azzurra di legno.
Battendo le dita aperte sul petto e indicando l'oggetto gli fece intendere che lo aveva scolpito lui.
Estasiato dalla bellezza semplice della piccola scultura, Lenin l'ammir a lungo.
Quando alz la testa per ringraziare, Anto non c'era pi.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Sulla battigia, seduto sopra un secchio capovolto, il muto si dispiaceva perch Lenin non l'aveva voluto con s quella mattina. Al pescatore piaceva stare in sua compagnia, si sentiva importante e considerato.
Per il disappunto avvertiva addosso un'inquietudine che non sapeva domare. Era pi la rete che aggrovigliava di quella che dipanava.
Quando la campana non aveva ancora battuto i rintocchi delle otto, un giovane agente informatore della questura di Napoli, armato di binocolo, stava osservando un uomo a bordo di una barca distante un centinaio di bracciate buone dalla riva. Gli bast costatare che calzava una bombetta per essere certo di sorvegliare la persona giusta.
Lenin aveva chiesto in prestito l'imbarcazione di Anto per imparare a remare e governare una barca in un mare bizzoso come il Mediterraneo.
All'interno degli oculari del binocolo, il poliziotto spiava il russo mentre imponeva ritmo alla voga e guardava il cielo solcato dal volo di gabbiani che non muovevano le ali spiegate, galleggiando nelle correnti.
Not un uccello differente sbucare da una nuvola di bambagia, un falco pellegrino, che presto rimase padrone dell'aria perch gli altri volatili scapparono in posti pi sicuri.
Si alz di scatto dandosi spinta sullo scalmo del remo. La lenza che teneva occultata in mano tirava in modo deciso, incidendo la pelle della seconda falange dell'indice.
Con costanza, recuper lenza e iss a bordo un'anguilla.
Drin-drin continuava a ripetere.
Valutata troppo piccola la preda, e dopo averle cavato l'amo di bocca, la restitu al legittimo proprietario, il mare.
Il sole di Capri non faceva sconti. Trascorsa un'oretta, avvert il bisogno di rinfrescarsi e, dopo essersi spogliato e messo al sicuro il cappello, si tuff in acqua, badando a nuotare in sicurezza intorno alla barca che, dispettosa, fingeva di volersi allontanare.
Anche se cos distante dalla riva, vedeva il fondo del mare. S'immerse pi volte con i pesci che lo osservavano curiosi, non meno della gente quando lo incontrava. Tolse al fondo l'ornamento di una conchiglia.
Tornato a bordo con un colpo di reni, prima di asciugarsi, si lav la schiena con acqua dolce poich il salino sulla pelle per lui equivaleva a una tortura.
Con calma si rivest e impugn i remi scorticati dall'uso.
Per il russo era ora di tornare, per il poliziotto di riporre il binocolo e correre a scrivere il rapporto.
Anto aspettava Lenin con ansia, ma non voleva che lo capisse. Continu a togliere le alghe dalla rete e a rammendare le maglie pi malridotte.
All'arrivo sulla spiaggia, Lenin lo chiam da distante per fargli prendere visione che la barca giaceva al suo posto, intatta e all'asciutto.
Per non dargliela vinta, il pescatore sollev appena le spalle come se la cosa non avesse importanza.
Il russo cap che era un poco in collera con lui. Pens che si sarebbe fatto perdonare, ma non in quel momento. Aveva l'impellenza di raggiungere la villa che lo ospitava. Maksim e la moglie, pur estremamente cortesi, esigevano la massima puntualit soprattutto a pranzo. La stessa disciplina e rigore che s'imponeva lo scrittore nel comporre le sue opere.
Con un balzo, sal al volo sulla funicolare nell'istante esatto in cui stava per partire, beccandosi un'occhiataccia da parte del manovratore. I vagoni salivano lenti e lui li sospingeva con la mente per farli andare pi veloci. A ogni tentennamento o frenata s'irrigidiva, infastidito per la perdita di secondi preziosi.
Guadagn la dimora quando tutti gi occupavano la tavola, impazienti di cominciare a mangiare. Per
educazione il padrone di casa lo aveva aspettato. Appena si sedette e agguant famelico una fetta di pane da un cestino al centro del tavolo, Gor'kij comand alla cameriera dietro di lui di servire.
Mangiarono in silenzio come fosse un obbligo.
Dopo aver pranzato ed essersi scusato per una successiva assenza, Lenin inforc una delle biciclette a disposizione degli ospiti della casa e part in direzione delle osterie sonnacchiose di Marina Grande.
Pedalava in punta di piedi e con le gambe larghe per paura che i pantaloni s'impigliassero nei raggi. Gli piaceva sentirli fischiare per l'aria che li attraversava quando filava veloce.
In prossimit del lungomare, un'automobile color verdone e rifiniture nere si allarg troppo in una curva stretta e si ritrov davanti il ciclista.
Nonostante lo stridore dei freni sulle gomme, e il tentativo del russo di sottrarsi allo scontro, l'impatto fu inevitabile. Guardando gli occhi spiritati del guidatore dietro il parabrezza, il ciclista vol da una parte e la bici, dopo avergli strappato parte dei pantaloni, fin stritolata sotto le ruote della macchina.
Lenin batt la spalla e un fianco su un paracarro e rotol rimbalzando per alcuni metri sul ciglio della strada prima di giacere immobile a terra, stordito.
Sent attorno delle voci concitate col tono della preoccupazione. Non avendo nozione del tempo trascorso, apr le palpebre pesanti e vide chino su di lui, il volto meraviglioso di un angelo.
La religione non era dunque l'oppio dei popoli, il paradiso esisteva, ma non immaginava certo che gli spettasse.
Poi perse ancora i sensi.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
La splendida eterea creatura non era un essere sovrannaturale ma Rosa, una ragazza con gli occhi azzurri e i capelli biondi. Non certo la tipica femmina mediterranea, ma la figlia illegittima di un signorino inglese che a Capri lasci solo il suo seme in una signorina credulona prima di eclissarsi.
Abitava l accanto ed era accorsa appena sentito l'insolito frastuono.
Professo'Drin-drin, tutt' apposto? C' 'a facite ad alzarvi? gli chiese la giovane cercando di aiutarlo a mettersi ritto.
In maniche di camicia, con le bretelle sopra lo stomaco capiente, anche l'autista della macchina aveva intenzione di soccorrerlo, ma per lo choc non sapeva decidersi e si spostava dal ferito all'auto, in un tragitto inutile, parlando a vanvera e inascoltato.
Io non... eppure di solito... in questo punto gi una volta...
Da un basso sopraggiunse trafelata una massaia con un bicchiere d'acqua. A Napoli non si nega neppure a chi prende il caff, figuratevi a un contuso.
Bevite, professo', bevite.
Lenin non sentiva la voglia di bere, la gola era contratta per lo spavento, ma fece onore alla cortesia e agli incitamenti bagnandosi le labbra.
Controll, massaggiandole, le parti che gli facevano male, ma l'autentico dolore lo prov quando costat le condizioni del vestito: una manica della giacca, quasi staccata, penzolava come un impiccato e i pantaloni irrimediabilmente stracciati all'altezza delle ginocchia sbucciate.
Rosa lacer quel poco di stoffa che rimaneva per vedere meglio le ferite e, con un fazzoletto che tolse dal mezzo dei seni acerbi, le pul dal terriccio. La bellezza dell'infermiera improvvisata len il dolore e lo rese sopportabile.
Finalmente l'autista si riprese dalla forte emozione e si rivolse premuroso a Lenin in tedesco, la sua lingua.
Spero di non avervi procurato delle ferite gravi.
La bicicletta  ridotta da buttare rispose in modo incoerente, ben conoscendo l'idioma germanico.
Il mezzo ve lo rimborser senz'altro, state tranquillo. Avrete la miglior bicicletta che si possa trovare.
Non tutto si pu avere con il denaro sentenzi retorico Lenin.
Lo capisco, certo. So gi da dove venite... siete russo, vero?
 cos, sono russo. Il mio nome  Vladimir Il'ic UPjanov.
Credo vi si conosca anche con un soprannome disse dimostrando di sapere bene chi fosse.
Tentenn un ultimo istante prima di ammettere.
Molti mi conoscono come Lenin, e solo qui a Capri, anche come professor Drin-drin.
Rosa e la casalinga risero dell'ironia del ferito, liete che non avesse subito gravi conseguenze. Dopo aver salutato come se si scusassero di non poter fare altro, le donne si ritirarono in casa.
Io mi chiamo Gustav Krupp von Bohlen e Halbach.
Ora anche Lenin diede un volto a un nome che conosceva. L'uomo apparteneva alla famiglia Krupp, la pi ricca del mondo grazie alla produzione di ogni tipo di arma. Sapeva che molte sarebbero state usate contro i bolscevichi durante l'inevitabile rivoluzione propugnata proprio da lui.
Avrebbe dovuto saltargli al collo e strozzarlo, invece strinse la mano che si sarebbe lordata del sangue dei compagni.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Senza avvedersene, Lenin picchi proprio con le nocche doloranti sul portone di Villa Blaesus, lasciandosi andare a una colorita imprecazione russa.
And Gor'kij ad aprire. Appena lo vide gli sgorg dal cuore una risata madornale. Con la giacca in mano, la camicia abrasa nei gomiti, i pantaloni strappati che mostravano le ginocchia e i calzini gi sembrava un vecchio scolaro scivolato nel rincorrere un compagno nel cortile della scuola.
Per rispetto dell'amor proprio dell'amico, Maksim ce la mise tutta per frenare l'ilarit e, premuroso, lo fece accomodare nel salone, notando anche le pessime condizioni del resto del vestiario. Persino la bombetta aveva subito seri danni.
Che vi  successo?
Vladimir raccont in ogni particolare lo scontro avuto con l'automobile del magnate che la guidava, Gustav Krupp von Bohlen e Halbach specific, mostrando anche le ferite col sangue rappreso. Gor'kij si rammaric per l'accaduto e pens, dai particolari della narrazione, che gli fosse andata ancora bene.
Avete rischiato di morire.
Avrei fatto la felicit di molti nel partito, e qualcuno lo conoscete assai bene aggiunse.
Maksim non raccolse l'insinuazione sull'amico Bogdanov e aggrott le sopracciglia perch di colpo gli sovvenne un ricordo confuso.
Rammento male o voi non godete di grande fortuna presso le biciclette?
Non credevo che di me si sapesse proprio tutto, anche le cose futili che preferisco tenere nascoste.
Non ne so molto in verit, ma non fatevi pregare, cos stasera avr qualcosa d'interessante con cui intrattenere la tavolata.
Va bene... dunque... non molto tempo fa, a Parigi, dopo essermi lasciato alle spalle i nuovi boulevard, mi stavo recando in bicicletta a una manifestazione aeronautica che si teneva a una ventina di chilometri dalla capitale. Ebbene, all'uscita dell'aeroporto fui travolto da un'automobilista incosciente che invece della strada guardava la bella passeggera. Lo schianto  stato assordante. Ogni volta che ci penso, sento ancora nelle orecchie lo stridore della ferraglia. Non mi feci granch. La bici ebbe la peggio anche quella volta. Alcuni buoni cittadini mi soccorsero, e non il guidatore che non si ferm neppure. Aveva altro di pi piacevole da fare.
Avete mai saputo chi fosse l'incivile e maldestro proprietario?
S, perch un accorto signore si era appuntato il numero di targa sul polsino della camicia, cos l'ho denunciato e gli ho fatto causa. Ho ricevuto persino un indennizzo, anche se modesto. Pensate, il guidatore era un visconte.
Ieri un nobile, oggi un industriale bellico. Direi, caro Vladimir, che nella vostra personale lotta contro l'aristocrazia e i padroni state avendo la peggio. Speriamo vada meglio in futuro.
Con uno svolazzo di entrambe le mani, Lenin lo mand bonariamente a quel paese, poi lo preg di una cortesia.
Vorrei che mi procuraste dei vestiti, per favore. Io non possiedo che questo, ormai inservibile.
Certo, ci penso io. Vedr di trovarvi qualcosa contando sulla generosit dei facoltosi ospiti che frequentano la villa.
Maksim chiuse la finestra per lasciare fuori i rumori che avrebbero potuto disturbare il contuso, poi si dilegu per portare a termine l'incarico assunto.
Lo scrittore aveva ogni premura verso Vladimir, che poi critic aspramente durante la Rivoluzione d'ottobre. Infatti, scriver Lenin e i suoi fratelli d'armi permettono ogni tipo di crimine. [...] Crimini vergognosi, insensati e sanguinosi.
In quel momento, invece, stava dandosi un grande da fare per non lasciarlo in mutande.
Lenin si allung sul letto con la testa che gli ronzava girando come un ventilatore da soffitto e si addorment in un sonno di seta.
Dopo poco si dest perch gli pareva di aver sentito dei suoni provenire da fuori la finestra. Una sorta di ticchettio incostante. Ci mise poco a intuire che si trattava di piccole pietre che rimbalzavano sul vetro.
Per un po' lasci correre, per pigrizia e indolenzimento, pensando fosse un caso o errore, ma la sassaiola si andava infittendo. Allora si alz e si affacci alla finestra. Sotto vide Anto con altri "proiettili" in mano e comprese quanto fosse caparbio. Non si sarebbe arreso.
Il muto agit il pugno con il viso trasfigurato dall'ira. Imitando un ciclista e una caduta gli fece intendere che aveva saputo del ferimento, convinto che i capitalisti l'avessero fatto apposta per toglierlo di mezzo, per ucciderlo.
Anche per la distanza che li separava, Lenin fatic a spiegargli che non si era trattato di un attentato, ma di un semplice incidente stradale.
Per niente convinto, il pescatore scroll la testa, si morsic la mano e se ne and ruminando pensieri di rappresaglia.
Intanto torn Gor'kij con una brancata di roba da vestire. Portava persino delle scarpe marroni lucidate cos a puntino da sembrare nuove.
Forza, toglietevi quegli stracci e vediamo cosa vi pu andare bene.
Badando a fare attenzione alle ferite, si spogli e rimase con un solo indumento a fare da baluardo alle parti intime. Per dar modo all'amico di valutare al meglio le sue misure, si pose a gambe divaricate e braccia larghe. Pareva la parodia di Cristo in Croce.
Insieme, scelsero i capi che gli stavano meglio. Solo la giacca gli andava un po' larga, ma non c'era di meglio e si accontent di buon grado.
Si disse oltremodo contento del nuovo cappello: una coppola di panno di lana grigia con la visiera. Gli piaceva cos tanto che decise di sostituirlo alla bombetta, completando cos l'immagine iconografica con cui sar conosciuto nei manifesti, nei libri e nelle statue.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Il mattino dopo, il cielo sembrava una tovaglia azzurra trapuntata di rondini e senza l'oltraggio di una nuvola.
Un tizio, con una faccia da bandito e la divisa da fattorino, si era presentato in villa per consegnare al capo dei bolscevichi un biglietto col quale lo si pregava di recarsi a una certa ora al Grand Hotel Quisisana, senza specificare il motivo dell'appuntamento.
Lenin indossava con leggero disagio gli abiti che gli aveva procurato Gor'kij grazie alla colletta di capi d'abbigliamento. Rimirandosi allo specchio, trovava per il risultato passabile.
In leggero ritardo, s'incammin per raggiungere l'albergo dove si consumavano amori di contrabbando, intrighi politici, affari spesso loschi e malefatte internazionali.
Ad adornare l'ingresso principale del lussuoso edificio ci pensavano i clienti danarosi seduti ai tavolini mettendo in mostra le loro dame imbronciate e ingioiellate, mentre sorseggiavano del t pallido
posando le labbra sul bordo di tazze di Limoges, lasciando sbaffi di rossetto.
Varc la soglia della hall e scrut i presenti, ma non ravvis nessuno che avesse l'aria di attenderlo.
L'atrio era spazioso, impreziosito da stucchi, affreschi, colonne marmoree, cameriere di pacata bellezza.
Un uomo vestito come un ammiraglio in alta uniforme presidiava il bancone del ricevimento. Vedendo Lenin, con un sorriso prestampato, protese con eleganza il braccio per indicargli un salotto che s'intravvedeva dietro a una tenda purpurea.
Il russo entr e finalmente vide la persona che gli aveva chiesto l'incontro: Gustav Krupp von Bohlen e Halbach. Si trovava in compagnia della moglie Bertha, una donna dal volto incantevole e antico, fasciata in un abito pervinca. La stoffa bianca della camicetta, il cui colletto le cingeva il collo fino al mento, perdeva la sfida col candore della pelle. Le maniche a palloncino mettevano in risalto le spalle e la perfetta proporzione con i fianchi. Indossava un cappellino di paglia con un nastro biforcuto che le pendeva fino al fondo della schiena e le nascondeva parte dei capelli castani, trattenuti da uno chignon alla nuca.
Alla morte di Friedrich Alfred Krupp aveva ereditato l'intero impero industriale, diventando una delle donne pi abbienti e influenti del pianeta.
La coppia non aveva certo percorso molta strada per arrivare all'appuntamento: nell'albergo la famiglia usufruiva di una suite di quattro camere, riservata tutto l'anno.
Fu la nobildonna tedesca ad andare incontro al russo per accoglierlo. Galante, Lenin era indeciso tra il baciamano e una pi democratica stretta di mano. Alla fine, opt per il primo anche per non forzare la postura del braccio della donna, gi predisposto per il baciamano.
Un valletto lev una sedia da sotto il tavolino perch l'erede della fortuna dei Krupp si sedesse aggiungendo un cuscino di velluto. Nonostante la premura, rifiut l'aiuto, accomodandosi da sola.
Dopo di lei, occuparono posto Lenin e il marito che, premuroso, gli chiese subito rassicurazioni.
Vedo con piacere che vi siete ripreso in fretta dall'increscioso incidente. State del tutto bene?
Direi che ormai  solo un cattivo ricordo e un abito da buttare.
Fasciata in una divisa bord e una crestina di San Gallo all'altezza dell'attaccatura dei capelli, una giovane cameriera pos un vassoio sul tavolino. A disposizione c'erano piccoli bab, bicchieri colmi di limonata, altri vuoti e una bottiglia di Piedirosso.
Gustav vers generosamente il vino per il russo e per s. Bertha invece addent un dolce che trasudava rum.
Sono davvero desolato per ieri. Potevo accopparvi. Non vi ho dormito stanotte.
Non era il caso. Avevate ben veduto che me ne sono andato con le mie gambe. E poi, se quello che si dice di me fosse vero, forse vi pentirete di non avermi ucciso.
Segu un silenzio imbarazzante: la facezia aveva colto nel segno.
La donna tent di porvi rimedio cambiando discorso.
Bella giornata, non credete?
Il bolscevico non si trovava a proprio agio con le smancerie borghesi, cui non solo non era avvezzo, ma che disprezzava. Allora tagli corto.
Ditemi, per quale motivo mi avete invitato qui. Se  per le scuse, le accetto, ma davvero non servono. Cose che possono succedere.
Vi ho chiesto la gentilezza della vostra presenza perch ho una doverosa sorpresa per voi. Sar qui a momenti. Intanto conosciamoci meglio e...
L'industriale fu interrotto da un trambusto proveniente dalla hall. Rincorso da due inservienti e dal portiere dell'albergo, Anto o'muto scost la tenda e si scagli verso il tavolo dei Krupp, stravolto dal furore, con un coltello in mano e negli occhi la determinazione di usarlo contro Gustav.
Un addetto alla sicurezza, piuttosto robusto, riusc ad abbrancarlo ma ricevette una gomitata sul naso
che si ruppe emettendo il rumore di un gambo di sedano spezzato. Prima che si avventasse su Krupp, Lenin s'infil tra i due e afferr il polso armato del pescatore.
Fermo...
Il muto schium saliva e parole incomprensibili per gli altri, ma il russo ne cap il significato. Il pescatore voleva vendicarlo uccidendo Gustav, convinto che avesse tentato di assassinarlo per togliere di mezzo il nemico giurato dei padroni.
Anto era una furia incontenibile che Lenin non riusciva ad arginare.
Nella concitazione della lotta, i due caddero a terra e con loro il tavolino, e il vino si rovesci sul vestito di Bertha. Sangue, per chi voleva solo un pretesto.
Alcuni uomini azzimati accorsero in aiuto del personale dell'albergo. Saltarono addosso al muto e, dopo averlo disarmato, e tolto Lenin dalla mischia, iniziarono a prenderlo a calci e pugni.
Anto faceva dei versi come un maiale che stanno scannando. Il russo acchiapp uno per uno gli assalitori e, con una forza inaspettata, li spinse via dal corpo che stavano martoriando. Due lo presero alle spalle tenendolo fermo e un terzo gli assest un diretto allo stomaco che lo fece stramazzare lasciandolo boccheggiante. Intanto, gli altri continuavano a infierire sul pescatore. Lenin sapeva che bisognava agire e in
fretta, senza tentennamenti. Aveva un solo modo per salvare se stesso e Anto dal linciaggio: la nuda paura. Vide ci che gli occorreva a terra, a un metro da s. Spingendo le gambe contro il muro, per darsi slancio e scivolare sul pavimento, raggiunse e impugn il coltello che il pescatore era stato costretto a lasciar cadere. Si mise in piedi e tir Anto dalla sua parte e punt l'arma in direzione di chi osava muoversi verso di loro.
Lascia... ferma... basta url Lenin unendo le parole che conosceva, ben sapendo che non sarebbe bastato come deterrente.
All'improvviso, un cameriere si avvent su di lui credendo fosse facile disarmarlo ed ergersi eroe.
Era quello che Lenin aspettava. Men un fendente verso il cameriere aprendogli la carne all'altezza della spalla. Subito la camicia si color di rosso vivo che si andava espandendo. Una mossa premeditata perch capissero che faceva sul serio. Per porre fine a quella rissa, pensava che lo scotto di una ferita non grave fosse il minore dei prezzi da pagare.
Gli assalitori si fermarono inorriditi e titubanti. La risolutezza del bolscevico li convinse a desistere per il momento, ma non si ritirarono, aspettavano l'evolversi degli eventi. Lenin aiut Anto ad alzarsi e, muovendo il coltello nell'aria, lo scort all'uscita badando che nessuno s'intromettesse. Alcuni facinorosi li seguirono fino alla piazzuola davanti all'albergo per sorvegliarne le mosse e magari approfittare di una distrazione per vendicare il sangue versato.
I coniugi Krupp si guardarono tra loro in un'intesa tacita e, usciti in strada, intimarono ai volonterosi soccorritori di lasciarli andare. E al ferito promisero un dottore e una ricompensa per il suo silenzio.
Il pescatore protest con l'amico e lo stratton perch lo lasciasse andare. Voleva tornare indietro per finire l'opera.
Appoggiato a una pianta di nicotiana, in un'aiuola poco distante dal Quisisana, Lenin s'impegn nel tentativo non semplice di rabbonirlo.
Non ora, no... tu prigione... inutile.
Anto compiva gesti convulsi come se i pensieri si fossero accavallati, intrecciati l'uno all'altro. Per riordinarli, come d'abitudine, si picchi la mano aperta sulla fronte.
Nel frattempo, il russo si disf del coltello infilandolo nella fessura di un tombino di ghisa.
Indicandosi, gli fece comprendere che doveva pazientare, come lui del resto. Il tempo della giustizia proletaria era vicino e gli oppressori avrebbero pagato con la vita. Forse Lenin parl in russo e forse non aveva espresso proprio quei concetti, ma era ci che il muto voleva sentirgli dire.
Il caprese si morse il dorso di una mano in segno d'impazienza e rabbia repressa, ma le parole del capo indiscusso dei bolscevichi lo avevano ammansito.
Il russo not un uomo obeso e basso come una bitta venire verso di loro in direzione dell'albergo. Conduceva a mano una bicicletta nuova di zecca. Ecco dunque la sorpresa dei Krupp, dedusse.
Quando gli fu a tiro, Lenin assest un calcio alla bicicletta piegando irrimediabilmente il paraurti, alcuni raggi e scaraventandola contro una cancellata.
Avvalendosi della cartina, e di qualche informazione da parte di capresi e turisti, il signor Cap trascorre la mattina a visitare i luoghi citati nelle pagine che fino a ora ha letto, per renderli ancora pi vividi. La maggior parte  ancora l, a testimoniare un passato che rivive grazie a un vecchio curioso. Pensa che forse il messaggio del libro stia proprio nelle ville lussuose abitate da Gor'kij e dalla congrega di esuli russi, compreso Lenin. Invece, niente sollecita il suo acume, ammesso che ne possieda ancora.  pi propenso a sperare che le trame al momento oscure si dipaneranno con naturalezza, e che basti aspettare e confidare nell'unica certezza, il romanzo.
Il sole  a met della fatica di tutti i giorni, a picco sui tetti.
Anche se non ce n' bisogno, un inserviente lo aiuta, sorreggendolo per un gomito, ad accomodarsi sulla seggiovia che porta sulla cima del Monte Solaro, il punto pi alto dell'isola.
La veduta  splendida. Si riempie gli occhi e non le schede di memoria delle macchine fotografiche cinesi o igiga dei telefonini. Alla sua et non s'immagazzina pi, si consuma tutto subito.
Arriva a destinazione in meno di dieci, e si rammarica che il viaggio sia stato cos breve. Trova un pietrone abbastanza alto da sedersi senza piegare molto le gambe. Si prende dei lunghi istanti per godersi i
faraglioni e gli uccelli che gli volano intorno, ancora curiosi di quei giganti di roccia da andare a vederli cos da vicino ogni giorno della loro esistenza, senza esserne mai sazi.
Tira fuori dallo zaino, gonfio solo del necessario, una sfogliatella e l'addenta, badando a tenere una mano sotto il morso per non perdere le briciole che tendono a cadere a chi mangi questo dolce, una prelibatezza antica pi di lui.
Beve un sorso d'acqua da una bottiglietta di vetro, la posa in una fenditura di roccia e trae un sospiro per riempire i polmoni con la salutare brezza del mare.
Facendo scorrere le pagine col pollice, valuta di averne lette oltre la met e se ne dispiace. Che ne sar di lui una volta finito il libro?
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Capri si faceva bella per la notte indossando la sottoveste rossa del tramonto.
Grazie alle sue doti di comunicatore, Anto o' muto, in punta a Marina Grande, aveva appena risolto la diatriba sul prezzo di una gita per l'indomani tra una coppia francese e Rosario, un giovane barcaiolo. Messe d'accordo le parti, torn a preparare la barca per essere in mare prima del buio, ora propizia per sperare in un bottino cospicuo di pesci.
Mentre era indaffarato con i palamiti da districare, con gli ami che si piantavano continuamente nella prima pelle delle mani, scorse Lenin salire sull'imbarcazione di un traghettatore in compagnia di Maksim e Marija. Lo chiam come poteva, ma Lenin non si volt. Si decise a correre verso di lui, ma non riusc a raggiungerlo in tempo perch il natante aveva preso l'onda lunga che lo portava al largo.
Il muto ebbe il dubbio che l'avesse sentito ma ignorato apposta, forse per precauzione. Impossibile che la bravata del Quisisana restasse impunita, e magari Lenin era convinto fosse meglio non farsi vedere insieme.
Sapeva bene che l'isola pullulava di ricchi aristocratici, belle donne, ma soprattutto di spie. Oltre al delegato di polizia Tiseo e ai suoi uomini, tramavano nell'ombra agenti dell'Okhrana, la polizia segreta zarista che non perdeva mai di vista gli esuli russi. Gli agenti stilavano un rapporto ogni settimana, molte volte inventando stati di pericolo e comportamenti sospetti per darsi importanza e, motivo non secondario, per continuare a rimanere a Capri. All'occorrenza anche intellettuali, banchieri, artisti, semplici turisti e nobili sfaccendati erano "gentilmente" obbligati dai loro governi a fornire informazioni.
Guardando la direzione che aveva preso il traghettatore, non fu per niente contento. Stava puntando verso un panfilo immenso che si stagliava nero e prepotente all'orizzonte.
Deluso, sput nel mare traditore, colpevole di non impedire a Lenin di raggiungere gli odiati padroni.
La barca con i russi saltava veloce sulla superficie del mare come un sasso piatto tirato da un bambino.
Il traghettatore si accost all'imbarcazione di gran lusso, sotto la scaletta di poppa. Con uno zompo il trio sal sullo yacht, il cui nome, piuttosto pomposo, campeggiava su entrambi i lati dello scafo: "Germania".
A riceverli sulla tolda si presentarono un centurione romano, un principe d'oriente, pirati, fate,
tuareg del deserto, una coppia di sirene, un guerriero in armatura, un'Arlecchina, un nobile veneziano del Settecento, Bacco e Belzeb che martirizzava col un finto forcone i posteriori di un paio di sciocche ancelle. Lenin si attard a scrutarli con estrema curiosit, notando ogni particolare dei travestimenti perfetti.
Bertha Krupp, una Cleopatra con tanto di aspide che le circondava il bicipite, salut Andreevna e Gor'kij con una certa confidenza poich li frequentava, anche se saltuariamente, da quando avevano preso casa sull'isola.
Vi sono riconoscente per aver convinto il signor Ul'janov a unirsi a noi. Senza il vostro intervento sono certa che non avrebbe accettato. Mi dicono sia un uomo riservato, diciamo. Senza la sua destrezza, con l'azione scellerata di quel pazzo, al Quisisana sarebbe finita in tragedia.
I Krupp non denunciarono Anto' o muto, ma la decisione non venne presa per un motto di magnanimit. La diffusione della notizia di un attentato, seppur cos maldestro, sarebbe stata una pessima pubblicit e avrebbe potuto solleticare la fantasia di qualche emulo. Non solo. Il loro nome a Capri era stato "macchiato" da un episodio di alcuni anni prima. Meglio mantenersi alla larga dagli scandali.
Finalmente Lenin si un al gruppo.
Buonasera, signora Krupp recit informale e distaccato.
Lei invece cerc di apparire affabile.
Grazie infinite per essere qui. Lo apprezziamo molto. Mio marito e io ci teniamo a ringraziarvi per aver impedito a quell'energumeno, quel malvivente, quella nullit di pescatore di farci del male.
Lenin mastic amaro per le cattive parole rivolte all'amico, ma la cortesia gli impose di non commentare e di chiudere la faccenda con un inchino nervoso, allontanandosi in chiara polemica.
Aveva scelto di non mettersi in costume per non essere ridicolo e conservare il rigore che un uomo responsabile doveva mantenere. In mezzo a quelle maschere, non si sentiva per niente a disagio, in fondo anche lui interpretava un personaggio in commedia, pens.
Senza che se ne avvedesse, fu preso sottobraccio da una donna attempata vestita da Pierrot, con tanto di luna sostenuta da un esile fil di ferro che si agitava sopra il cappello a pan di zucchero. Con gentilezza lo port sotto un tendaggio per mostrargli un libro e gli si rivolse nel suo idioma.
Sapevo che sareste stato tra gli invitati e mi sono ricordata di avere per casa una vostra opera, anche se non so come vi sia arrivata. Sareste cos gentile da porvi l'autografo?
Lenin rilev il volume dalle mani della donna dal volto imbiancato e lesse il titolo in italiano.
Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica. L'ho scritto un po' di anni fa. L'avete letto? Vi  piaciuto?
Veramente, sono arrivata a fatica a pagina dieci, poi mi sono addormentata.
Lenin sorrise della sincerit cos sfacciata della donna.
Credo abbiate ragione voi. Un conto  definire un'ideologia, un altro  non annoiare i lettori. Credo di non aver mai badato a questo secondo aspetto.
Verg la firma, uno svolazzo artistico col vero nome e tra parentesi Lenin sulla prima pagina e lo riconsegn al Pierrot. Proprio in quel mentre si ud il suono di una campanella martoriata da un maggiordomo canuto. Avvisava i commensali di accomodarsi a tavola per la cena.
Avvicinandosi al desco sontuoso, i convenuti sentivano gi il profumo intenso dei gelsomini sistemati in una gigantesca conchiglia usata come centro tavola.
Lenin occup il posto a capotavola, tra una ninfa dei boschi e Bertha che aveva preteso fosse vicino a s. Il marito invece fu confinato all'opposto del tavolo a intrattenere Belzeb e una sirena tutt'altro che avvenente.
L'ereditiera parl al russo in un continuo cicaleggio, ignorando gli altri. Per Vladimir una pena da purgatorio in terra.
Intanto, alla sua destra, la povera ninfa dei boschi era costretta, per non annoiarsi, a urlare nel corno di un vecchio bacucco camuffato da mago Merlino.
Mentre un cameriere mesceva del vino nel calice, dopo aver vantato ricchezza e lignaggio propri, Bertha volle mettere in soggezione il russo e gli domand di renderle noti i suoi natali.
Sono originario di Simbirk sul fiume Volga, una cittadina sperduta dell'impero dello Zar. Mio nonno da parte di madre possedeva molta terra coltivata da decine di servi della gleba. Mentre il mio signor padre era un docente di matematica e fisica, uomo di grande cultura, divenuto in seguito direttore generale delle scuole della nostra immensa regione.
La donna si limit a pronunciare piccata un semplice Ah, convinta che Lenin fosse di pi modeste origini. La scoperta la infastid.
Per dissipare la piccola delusione, la signora Krupp aveva pronta un'altra domanda che urgeva.
Cosa vi ha portato a Capri, signor Ul'janov?
Mi spiace, questo non posso rivelarvelo, neppure se mi minacciaste con il vostro aspide.
Voleva addolcire con la boutade la risposta che non aveva intenzione di dare. L'espediente riusc perch la donna rise di gusto e non pretese altro.
Le portate si susseguivano senza vederne la fine.
Alle spalle degli ospiti, i camerieri andavano e venivano
per il lungo desco, tenendo in equilibrio giganteschi vassoi in un effluvio di odori speziati: carni alla brace, fritture di pesce, pasta al pomodoro e capperi, spiedini di quaglie... una gioia prima per le narici che per le papille.
Il frastuono delle voci che si accavallavano cresceva a ogni bicchiere, ma si chetava all'arrivo di un nuovo piatto perch le bocche erano impegnate a masticare e le gole a deglutire.
Al dolce, ogni ospite era provato dalla quantit di cibo ingurgitato. Avrebbero potuto desistere, ma ogni cosa era pi invitante della precedente. Dopo le libagioni, i costumi andavano stretti a molti e, a forza di togliere orpelli fastidiosi, di alcuni non si comprendeva pi da cosa si fossero travestiti.
Bertha si alz in piedi spostando lo strascico del bel costume da regina d'Egitto. Con un coltello picchiett su un bicchiere per avere l'attenzione dei presenti.
Cari amici, ho l'onore di presentarvi un ospite d'eccezione proveniente dalla Russia solo per noi. Persona carissima allo Zar.
Lenin strinse forte i braccioli della poltrona fino a sbiancare le nocche.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
Dalla porta della sala di comando entr un quartetto di musicisti che inizi a suonare i primi accordi di 'O sole mio.
Al momento del cantato, da dietro un paravento messo apposta in precedenza, si pales il tenore Fdor Chaliapin, celebre cantante conteso dai teatri di tutto in mondo.
Alto una testa pi di chiunque tra i presenti, fisico poderoso da lottatore, fronte spaziosa, indossava un impeccabile frac a coda di rondine corredato da una fascia di seta rossa attorno ai fianchi e papillon d'identico colore.
Part un applauso entusiasta.
L'artista si esalt nel riproporre alcuni classici della canzone napoletana scivolando ogni tanto sulla pronuncia o sull'accento di qualche parola.
Nel proseguimento dell'esibizione, si produsse in un repertorio affatto banale, ma diede il meglio della sua arte nel finale con il brano popolare russo Dubinushka.
Fu l'apoteosi.
La richiesta di bis da parte soprattutto degli invitati russi non si chetava mai e l'artista si concedeva, nonostante fosse prostrato dalla fatica che non faceva nulla per dissimulare.
Al termine del concerto, mentre i convenuti attorniavano il tenore per complimentarsi con lui che, vanesio, si comportava come un re al cospetto di un popolo adorante, Lenin tir indietro la sedia per rimanere un po' nascosto dagli altri. La musica gli aveva toccato l'anima.
Gor'kij se ne avvide e lo raggiunse per toglierlo dal sortilegio della melanconia.
Vladimir, siamo in mezzo a una magnifica festa, godetevela. Aprite la gabbia dei pensieri e che volino liberi per stasera. Tanto sapete che, come colombi ammaestrati, torneranno.
La musica ha trovato un punto debole e mi ha colpito a tradimento.
Gi, a volte fa questo effetto, ma non bisogna vergognarsene.
Decise di distrarlo.
Cosa ne pensate di questa festa? Molto riuscita, non vi pare?
Per quanto vi sembri infantile, non riesco a non pensare a chi non ha nulla da mangiare e allo spreco di cibo di questa sera. Sto dicendo una ovviet, lo so, ma  una constatazione troppo evidente per non essere colta.
Non angustiatevi. In ogni modo nulla di questo sarebbe mai arrivato ai poveri. I ricchi difendono i loro privilegi, lo sapete meglio di chiunque altro.
Certo, lo so, ma non riesco a capacitarmene.
I Krupp si sono arricchiti vendendo armi e sobillando i governi per dichiarare guerre futili solo per i loro sporchi guadagni.
E noi siamo qui a mangiare nella loro ciotola e a farci osservare come fossimo esotiche bestie feroci in catene cui tirano il cibo nella paglia del carrozzone.
Non hanno molto di che vantarsi. Anche loro nascondono dei segreti innominabili. Vi hanno mai raccontato di Alfred Krupp?
No, non credo... forse... cerc di rammentarsi bevendo l'ultimo sorso d'acqua con sciroppo di tamarindo.
Alzatevi da tavola e venite con me, facciamo due passi.  una notte bellissima, come tutte le notti per chi sa vivere.
Lenin acconsent e camminarono lentamente fino alla prua del piroscafo e si appoggiarono al parapetto di legno scuro. Per un po' si godettero le onde saltare una sull'altra appena sopra la chiglia e le luci accendersi sulla terraferma.
Lo yacht navigava a bassi nodi, e alla distanza richiesta da Bertha al capitano, per far godere agli invitati la bellezza di Capri vista dal mare.
La brezza marina accarezzava i due amici e un gabbiano gridava ostile sopra le loro teste.
Anche i gabbiani sono degli aristocratici. Infatti, spesso rubano il pesce a chi lo pesca con fatica, si credono i padroni del cielo e lo difendono con inaudita violenza.
Infatti, dagli strepiti che sentiamo, non gli piacciono i socialisti.
Curioso, esort Maksim a raccontargli come promesso la storia di uno dei rampolli Krupp.
Dunque... Friedrich Alfred Krupp era il re dell'acciaio, probabilmente il pi ricco capitalista del pianeta. Noto sfruttatore delle classi operaie, possedeva fabbriche, terreni, cantieri navali, ferrovie, industrie belliche, tanto da essere soprannominato "Re dei cannoni". Si garant persino la protezione politica del Kaiser, diventandone amico e finanziatore segreto.
Fin qui niente di anormale per un capitalista imperialista.
Ma non  tutto. Alfred aveva eletto Capri come buen retiro dove riposarsi e non solo. Aveva persino fatto costruire un vasto parco e una strada di tornanti arditissimi per raggiungere comodamente, a Marina Piccola, i suoi yacht, il "Maya" prima e il "Puritan" dopo.
"Puritan", strano modo di chiamare una nave.
Quest'ultimo nome, per quello che si  saputo in seguito, fu una provocazione scellerata e impunita. Infatti, Capri era il luogo preferito per dare sfogo alle sue aberranti perversioni.
Sorpreso, Lenin tolse i gomiti dalla balaustra e si pose quasi sull'attenti.
Cio? Di che state parlando?
Friedrich Alfred aveva acquistato, senza badare al prezzo, la famosa grotta di fra' Felice, un eremita che visse l per pi di vent'anni. Ebbene, l'arred con mobili antichi di lusso, tappeti, arazzi, lampade marocchine, smalti, mappamondi per farne la propria alcova dove dedicarsi a pratiche omosessuali con bambini capresi.
Lenin scroll la testa e sollev un labbro scoprendo parte dei denti.
Spesso i genitori erano a conoscenza di questo commercio carnale, ma lo accettavano per non morire di fame. Portavano al sacrificio non solo i prescelti dal pervertito, ma anche i fratelli pi piccoli.
Dunque, era un pedofilo, un meschino sfruttatore che usava il denaro per dare sfogo alle sue depravazioni senza subire alcuna conseguenza e...
Gor'kij sollev una mano per arginare l'indignazione dell'amico.
 stato cos fino a quando il marciume  venuto a galla ed  scoppiato lo scandalo. Nonostante le
amicizie altolocate, i tentativi di corruzione e d'insabbiamento i giornali italiani si scatenarono sull'argomento. Ricordo un titolo eloquente: "Capri come Sodoma".
E il governo tedesco come reag?
Difese fino allo stremo il ricchissimo concittadino chiedendo persino ragione al governo italiano delle accuse infamanti che gli erano state rivolte.
E com' finita?
Krupp fu espulso con ignominia dall'Italia e rimandato in Germania, dove l'omosessualit, e non parliamo della pedofilia,  un reato punito molto severamente.
Immagino che se la sia cavata comunque.
Non l'ha condannato la legge tedesca, ma la sua coscienza. Friedrich Alfred una mattina fu trovato morto nella sua stanza dalla governante. La famiglia voleva far passare la notizia che avesse avuto un attacco cerebrale, ma in realt si era suicidato con un colpo di pistola alla tempia.
Con la morte i racconti non hanno altro da aggiungere.
Gor'kij guard il profilo della costa che paragon a un presepe di legno, cartapesta e lumini.
Chiss dove si era coricato a dormire il pastore Benino, sognando questa meraviglia. Guai a svegliarlo, "Il presepe sarebbe svanito all'istante" pens
Maksim che conosceva quella leggenda che non condivise con l'amico.
Avevano disertato per un po' la festa ma bisognava farvi ritorno. Si unirono a un gruppetto di persone attorno a Bertha Krupp e a Marija Andreevna che da consumata attrice teneva banco.
Un solerte cameriere porse dello champagne in bicchieri di cristallo che traboccavano di schiuma. Si associarono alla padrona dello yacht nel suo brindisi alla vita, ignorando d'essere osservati dal mare.
Abbastanza vicino al panfilo da poter vedere i loro visi accaldati da bollicine e risate, protetto dall'oscurit umida della notte, Anto 'o muto stava in piedi sulla sua barca. Voleva controllare di persona ci che stava combinando l'uomo che aveva scelto come guida politica e spirituale.
Scorato, osservava Lenin spassarsela, gioire, rallegrarsi con chi opprimeva il popolo.
Spinse con un solo remo per portarsi in direzione dell'isola per farvi ritorno.
Aveva visto abbastanza.
Lenin sembrava uno di loro, un complice.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
In ritardo, un gallo senza padrone salutava cantando il sorgere del sole, poich anche quel giorno era gi alto nel cielo.
Col cappello in mano, Anto o muto si present al cancello di Villa Blaesus e agit la corda attaccata al batacchio di una campanella per annunciarsi. Aspett un bel po', tentando di tenere a freno l'impazienza.
Finalmente una servetta si degn di affacciarsi da una finestra al primo piano.
Ca'vulite? chiese con ben poca considerazione, riconoscendo l'importuno.
Quando cap dalla descrizione mimata che stava cercando Lenin gli disse di malagrazia che il russo non c'era.
'O rivoluzionario tuojo mo's'afa co' i ricconi. Nun tene cchi tiempo pe' muort' 'e famme comme a tte.
Termin la frase con un punto esclamativo concreto: gli chiuse la finestra in faccia.
Anto non si decideva ad andarsene. Pretendeva da Lenin di sapere se davvero fosse in combutta col nemico, se avesse cambiato lato della barricata.
Astuto, frappose un legnetto tenero tra il montante del cancello e il muretto prima di nascondersi.
Dopo poco usc dalla villa il macellaio del paese venuto a consegnare l'ordinato del giorno. Si tir dietro il cancello sicuro di averlo chiuso. Senza che il commerciante se ne avvedesse, bast una leggera spinta alle sbarre di ferro e il muto sgattaiol nel giardino della casa. Di soppiatto, controll se l'amico fosse sulla terrazza, essendo a conoscenza della consueta partita di scacchi contro un altro conterraneo che non gli stava in simpatia. Ci trov solo il cocchiere, di spalle, intento a fumarsi una sigaretta a piedi scalzi, con gli zoccoli gettati sotto il tavolo.
Imperterrito, continu la ricerca clandestina. Arriv al pianerottolo della stanza dove Lenin dormiva. Sbirci dalla porta accostata. Niente neppure l.
Silente come una biscia, perlustr altri locali fino a raggiungere le cucine. Sapeva che a volte si fermava l a incontrare le maestranze per conoscere il loro stato e parlargli del futuro governo del proletariato dove i pi avrebbero comandato sui pochi, al contrario di come avveniva.
Del bolscevico nessuna traccia.
Stava per andarsene quando gli parve di sentire qualcuno che pronunciava il nome di Lenin. Si ferm ad ascoltare dietro l'armadio, nel breve corridoio. Riconobbe le voci del cuoco e della governante. Intu dal rumore di piatti cozzati ripetutamente che ci doveva essere anche lo sguattero, ma non lo poteva scorgere nella posizione in cui si trovava, n lo sentiva parlare. Il ragazzo era l'ultimo degli ultimi e non aveva diritto di parola in quel concistoro per niente democratico.
'O caro professo' Drin-drin c'ha miso poco a scurdarsigli ideali do' socialismo... Mo' se la gode co' 'e miliardari sentenzi con livore il cuoco.
E chi nun facesse comme a isso, si putesse. Tu no? lo provoc la donna.
Io nun vado giranno a maledire o 'santo e po'corro dint'a chiesa a bacia' 'a pila e ll'acquasanta pecch me conviene.
Se 'a pruove, a vita commoda piace a tutti quanti. Chi se ne fotte de' cumpagni. Peggio pe' loro s'infervor la donna battendo un pugno sul tavolo, alzando una nuvola di farina che il cuoco aveva ammonticchiato per l'impasto.
Guarda padron Gor'kij e Andreevna. Vivono a tantanni comme 'nu re e 'na regina ddint' 'a 'sta casa. Predicano l'uguaglianza ma 'a verit  che nun songo altro che ricchi aristocratici in vacanza, chest'.
Pruove a fai cade' 'nu piatto e po' l'avissi 'a sent. 'Natu poco 'so mazzate.
Lenin  uguale a loro.
Ci ha illusi, chesta  a verit.
Io userei 'na parola cchi precisa. Traditi.
Stordito da quei giudizi feroci, Anto si era scordato di respirare e aveva l'impellenza di sputare il fiato. Si trattenne per non essere scoperto e si precipit fuori dalla casa.
Il cancello era stranamente chiuso, qualcuno doveva essere entrato o uscito dopo di lui, e allora scavalc il muro di cinta in un punto nascosto dalla chioma di un ulivo.
Quando si cal oltre, all'improvviso, ricevette una spinta violenta sulle scapole e cadde malamente a terra. Subito un ginocchio gli pes sulla spina dorsale e mani svelte gli afferrano i polsi e gli torsero le braccia dietro la schiena.
Anto riconobbe gli assalitori dall'odore: poliziotti.
A forza, lo sollevarono per le ascelle.
Volevi rubare in questa villa, eh, ma ti  andata male gli url il pi anziano a due dita dal volto.
Il fermato neg risoluto agitando la testa in un diniego forsennato.
Ti abbiamo ben visto entrare di nascosto. Cosa cercavi? Che cosa hai preso?
I poliziotti lo scrollarono e lo perquisirono faccia al muro. In un motto di ribellione, Anto si divincol per dimostrare di non aver nulla addosso. Si strapp la camicia, sciolse la corda che gli reggeva i pantaloni rivoltati e li cal, mostrando le parti intime.
Gli agenti non si diedero per vinti.
Allora cosa ci facevi l? Una perlustrazione per agire magari stanotte? chiese senza convinzione il superiore.
No rispose il muto sforzando la gola per non esserlo.
Forse volevi vendicarti del russo che ti ha impedito di sbudellare Bertha e Gustav Krupp, eh? Non sei stato denunciato, ma noi l'abbiamo saputo, cosa credi.
Il pescatore li guard dritto negli occhi e gli agenti seppero che non avrebbero ottenuto altro da lui, n con le buone e tantomeno con le cattive. Lo conoscevano da tempo come un uomo testardo, indocile fino al martirio.
Vattene e non farti pi vedere qui. E ringrazia che non ti sbatto a marcire in galera come meriteresti.
Il poliziotto gli assest un colpo di manganello all'altezza del gomito come commiato. Anto serr i pugni e strinse i denti, pronto a reagire, ma sapeva che ben presto sarebbe arrivato il momento di farla pagare ai cani da guardia dei padroni.
Lo lasciarono andare non per generosit, ma perch potevano accusarlo di ben poco.
Una volta sicuri che il pescatore si fosse allontanato, i poliziotti tornarono a nascondersi dietro un carro carico di fieno sistemato l apposta.
Erano stanchi di quel lavoro ingrato. L'unica speranza che li consolava era riuscire un giorno o l'altro a pizzicare i sovversivi russi mentre violavano la legge e avere una buona scusa per fare giustizia sommaria.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Donna Lucia Morgano, a braccia conserte, appoggiata con la spalla allo stipite della porta d'ingresso del "Caff Zum Kater Hiddigeigei" accoglieva con un saluto gioviale i clienti in arrivo. Gestiva il locale insieme al marito Giuseppe, ma era lei l'anima del ritrovo frequentato soprattutto da tedeschi. Per la teutonica clientela, ordinava fusti di birra direttamente da monaco di Baviera. Nessun altro posto a Capri serviva la bevanda.
Vi approdavano ogni tanto anche degli inglesi e, da alcuni anni, dei russi che spendevano poco e occupavano i tavoli per ore. Gli italiani e i francesi preferivano incontrarsi al "Caff Vermuth di Torino", proprio nella bomboniera dell'isola, la piazzetta.
La graziosa e paffuta locandiera era un porto sicuro per gli stranieri che finivano nei guai con la giustizia, con mariti gelosi, con la mancanza di denaro, di documenti o in qualunque altra difficolt. Aveva un cuore generoso che non conosceva differenze di appartenenza.
In quell'emporio-caff-birreria si trovava di tutto. Sia dentro le capienti vetrine appese alla facciata
dell'edificio che all'interno erano in mostra gli articoli pi disparati. Vendevano generi alimentari, libri, carta, stivali, bottiglie di ogni tipo di alcol, quadri, cera per mobili, scatolette di aringhe, acqua di colonia, costumi da bagno per uomo, donna, bambino, pomate per capelli e per calli, formaggio svizzero, spazzolini da denti. E, all'occorrenza donna Lucia, fungeva da cambia valute.
Il tavolino all'aperto era occupato da alcuni tedeschi che fumavano sigari, detti mezzi toscani, con esagerato piacere. Inghiottivano il fumo, lo trattenevano nei polmoni per qualche istante e poi, alzando il capo, eruttavano come il Vesuvio neppure troppo distante.
Dentro, una parte degli ospiti ballava ebbra al suono del grammofono con i dischi dei brani musicali del momento.
Suscitando scandalo, due silfidi, una delle quali vestita in abiti maschili, si stringevano sensualmente una all'altra stregate dalla musica.
Al centro del locale campeggiava un tavolaccio per almeno una ventina di persone che obbligava chi si sedeva a socializzare con gli altri occupanti. Ne nascevano interessanti amicizie, liti, gelosie, imbarazzi e giri infiniti di birre offerte.
All'estremit del bancone, Lenin aveva l'intenzione di scrivere delle missive e prendere appunti,
ma il suono del grammofono, pi forte della sua volont, lo distraeva.
Dopo i brani di compositori napoletani come Cimarosa e Pergolesi, con grande piacere, sent nell'aria viziata del locale le prime note della sonata per pianoforte Appassionata di Beethoven, di gran lunga la composizione che preferiva sopra ogni altra. Pos la penna e ascolt estasiato fino al termine, quando la puntina, finiti i solchi, raschi il nulla e il disco protest gracchiando.
Il bolscevico stava per abbassare la testa e tornare alle carte quando vide una figura che si stagliava immobile sulla porta d'ingresso. Il sole ne offuscava i lineamenti. Spost un po' il busto per togliersi dal fascio di luce e scopr che si trattava di Anto o'muto a gambe divaricate e mani sui fianchi. Dall'espressione dedusse che aveva lo spirito in tumulto.
Il russo raccolse frettolosamente le proprie cose da sopra il tavolino e le infil nella borsa sfondata di cuoio grasso e raggiunse il pescatore fuori dal locale.
Appena gli fu di fronte, Anto lo afferr per il bavero e, sputacchiando, gli url la propria rabbia con suoni animaleschi. Per difendersi, Lenin gli agguant i polsi e cerc di staccarli dalla presa, ma le forti braccia del pescatore non cedettero di un millimetro.
La signora Morgano si precipit a separarli e, senza darlo a vedere, con un sorriso di legno sul volto, li
avvis sottovoce che li stavano spiando. Indic di nascosto due persone vestite di scuro all'angolo. Soffi una frase: Non vedono l'ora di avere una scusa per gettarvi in galera o peggio. Smettete subito.
Anto sleg le mani dal petto di Lenin e, cambiando atteggiamento, finsero d'andarsene da amici, con il caprese che gli teneva un braccio sulle spalle.
Il russo si avvide subito che il pescatore lo stava menando verso la sua abitazione, ma lo assecond per timore che desse ancora in escandescenze in mezzo alla strada, attirando con gli strepiti l'attenzione dei poliziotti.
In breve, raggiunsero la casa di Anto, che chiuse la porta e riprese l'atteggiamento aggressivo di prima, come se non vi fosse stata interruzione.
Lo accusava d'essere un traditore del popolo, un venduto all'aristocrazia, un loro ruffiano. Ansimava, soffocato dell'emozione per il biasimo che stava vomitando addosso all'uomo che pi ammirava al mondo.
Lotta contro gli oppressori, governo dei lavoratori, uguaglianza, libert erano parole, anche se dette male, scagliate come sassi.
Il russo scroll la testa in una decisa e convinta negazione, commiserando il pescatore. Poi ne ebbe abbastanza e si lasci andare a uno dei suoi famigerati scatti di collera. Energico, spinse Anto fino a fargli sbattere
la nuca contro una mensola sul muro di calce bianca e minacciarlo con il pugno chiuso pronto a colpire. Il pescatore non si aspettava una reazione simile e rimase interdetto. Lenin ne approfitt per parlargli in un italiano stentato frammischiato al russo per spiegargli che il nemico bisognava conoscerlo per combatterlo e che presto i capitalisti avrebbero pagato per il male che avevano procurato al popolo.
Anto ascolt, muovendo le labbra per ripetere, e a volte suggerire, le parole. Non capiva tutto, ma quel poco lo rabbon. Sentiva che era sincero. Desiderava, pi di ogni altra cosa, credere a Lenin, la sua sola speranza di riscatto e giustizia.
Provato, il bolscevico si accasci su una sedia respirando dal naso.
Il caprese si precipit a impugnare il fucile e lo agit a due mani, come fosse l'arma ancestrale per salvare il mondo, per dimostrargli che era pronto. Non aveva che da comandare.
Lenin lo attir a s abbracciandolo forte.
Devi aspettare gli sussurr in un orecchio prima di porre la fronte a contatto con quella del pescatore.
Anto pianse, appagato per aver ritrovato l'amico.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Per restare un po' in disparte a riflettere, Lenin occup una panchina nella piazzetta da dove si accedeva alla funicolare. Con gli occhi al cielo, cercava le stelle, ma a quell'ora si ammiravano solo le pi sfacciate, le pi vanitose: Sirio, nel Cane, o la stella Polare, nel Piccolo Carro.
Di solito, la postazione panoramica attirava tanta gente, invece quella sera non c'era nessuno.
Improvvisamente si sent toccare la spalla. Si volt e vide una ragazza con una veletta nera che le copriva buona parte del volto, un rosario in mano e indosso un vestitino malandato.
Professo' so' Sofia, amica di Anto.
Per farsi riconoscere, si scopr e lui si ramment d'averla veduta mentre comprava il pesce dal muto.
Mi avisse pregato lui di venire a prendervi. No stare qui.
Perch? chiese il russo muovendo la mano con le dita unite come aveva visto fare agli isolani.
Venite cu' mme.
Senza offrirgli alcuna possibilit di ribellarsi, la giovane gli strinse la mano e lo trascin via.
Currite, currite che ca' ce perdimmo o mmeglio.
Mentre si addentravano nella ragnatela dei vicoli, scorsero le persone accalcarsi alle finestre delle abitazioni spalancate sul mondo. In tanti, in strada, facevano ala addossati ai muri delle case. Le mamme tenevano i figli al sicuro nel loro abbraccio e gli anticipavano cosa stava per succedere. Un cane rognoso correva, sparendo dietro l'angolo per poi tornare indietro abbaiando spaventato.
Sofia sprizzava gioia perch quella era una delle poche occasioni in cui i padroni, da cui stava a servizio, la lasciavano libera. Per lei niente domeniche o feste comandate tranne quella.
La corsa della ragazza si arrest all'ingresso di un vicolo cieco proprio nel centro del paese.
Chist'  'nu posto bbuono.
Il russo non chiedeva perch lo fosse e neppure per cosa. Gli piaceva essere parte della gente dell'isola.
Come fosse un lamento, si ud una musica cadenzata e cupa che avanzava.
Nel silenzio carico d'attesa, sbucarono, dallo stesso angolo che aveva interessato il cane, degli uomini con il volto coperto da un cappuccio bianco che indossavano un vestito dello stesso colore e mantellina scura in cui spiccava un piccolo ovale con il simbolo della confraternita. Ognuno portava una lampada accesa in cima a un bastone.
L'incedere era solenne.
Di seguito, altri incappucciati che reggevano chi una grande croce spoglia, chi un tomo aperto, un gonfalone, un drappo con frange dorate, un quadro di santi.
Dietro di loro un gruppo di donne inton un canto antico. Con svolazzi brevi e delicati con le mani, a dare il tempo era la direttrice del coro che apriva la fila.
I musicisti della banda, in uniforme blu, continuavano a procedere a passi corti, senza smettere di suonare, leggendo gli spartiti fissati agli strumenti.
Lenin guard Sofia e mosse la bocca per chiedere spiegazioni, ma la ragazza lo anticip.
Professo', oggi  Venerd Santo. Cesta a prucessione. Bella assaje,  o vero?
Il russo non rispose, ma ammise a se stesso che le immagini, la devozione incondizionata e la partecipazione di cos tanti devoti lo emozionavano tanto da non riuscire a dare un giudizio soddisfacente.
Un giovane chierichetto avanz agitando un turibolo spargendo sbuffi profumati d'incenso.
D'improvviso nel corteo cal un vuoto di spazio e suoni.
Si palesarono due uomini robusti vestiti da soldati romani con scudo e lancia. I bambini ne erano estasiati e chiedevano con insistenza ai padri, che li reggevano sulle spalle, di avere anche loro quelle armi lucenti.
Promessa fatta, con l'intento di non mantenerla, purch stessero zitti.
Preceduta da alcune lugubri figure completamente in nero, apparve ai fedeli la portantina con Ges morto, una statua di Cristo, sdraiato con il volto inclinato sulla spalla destra, di un pallore abbacinante. Un panno gli copriva i fianchi scarni.
Al passaggio, dalle finestre piovvero petali colorati che volteggiarono nell'aria lunghi istanti prima di posarsi.
Subito dietro l'effigie del Messia, vegliandolo dall'alto con dolore, veniva la statua della Madre, la Madonna.
Attorniavano la rappresentazione mariana uno stuolo di preti, suore completamente in bianco e le autorit cittadine con le mani dietro la schiena, una volta tanto nelle retrovie. Era una festa del popolo.
Quando anche l'ultimo partecipante alla processione era passato, Lenin credeva che fosse finita, ma si sbagliava. La gente alle finestre scese per strada per alimentare il corteo religioso mettendosi in fila e accompagnando il Ges morto.
Sofia lo tir per la giacca e si accodarono alla moltitudine, ma la giovinetta non si accontent, insistette perch il russo cantasse le nenie insieme ai fedeli. Per non dispiacerle, quando lei lo vedeva, la faceva contenta fingendo di canticchiare.
Poi gli sovvenne un sospetto atroce. E se qualche compagno lo avesse visto? Lui che professava l'ateismo, che combatteva la sudditanza con cui la religione opprimeva condizionando la gente, partecipava cantando a una processione. Questo pensiero lo indusse a uscire dalla fila. Salut Sofia, che rispett la decisione e prosegu senza perdere una strofa.
Il bolscevico si rifugi sotto un portone riparato da un balcone fiorito.
La sua fuga non pass inosservata.
Un incappucciato lo raggiunse e gli si par davanti. Di lui si vedevano solo gli occhi incandescenti e demoniaci per il riflesso della fiamma della lampada che portava. Continuava a fissarlo, immobile, senza dire una parola.
La mano di Lenin raggiunse la punta del cappuccio per sfilarlo dalla testa e scoprire chi vi si celasse.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Sotto il cappuccio, sbigottito, Lenin vide il volto di Anto. Lo credeva un ribelle, un ateo, un mangiapreti e invece si rivelava essere parte attiva della processione col vestito bianco e nero di una confraternita.
Contrito, il muto rest con la testa abbassata in segno di colpevolezza senza remissione. Per rispetto dell'amico, aveva preferito sapesse.
Il russo voleva spiegargli che non poteva essere devoto a Dio e un socialista nel contempo. La religione  l'oppio dei popoli e andava combattuta ed estirpata dal mondo. Non sapeva bene come cominciare un discorso cos complicato.
Ehm, ehm... Anto...
Li raggiunse un parroco parecchio anziano che da buon prete s'impicciava di ogni cosa.
Vai, Anto raggiungi la processione. Intrattengo io il tuo amico disse al paesano spingendolo delicatamente per il gomito.
Il muto s'infil di nuovo il cappuccio e scapp come un evaso.
Io sono don Andreino. Felice di conoscervi.
Lenin percep una stranezza, nel sentire quella frase, che lo disorient. Fu solo un istante, poi cap: il prete si era rivolto a lui in russo, anche se con inflessioni partenopee.
Siete russo?
Per met. Mio padre era un marinaio di San Pietroburgo.  venuto a Capri e si  innamorato di una donna di qua. Capita a molti, sapete? Le nostre donne sono bellissime.
Parlate bene la mia lingua.
Mio padre non ha mai voluto imparare l'italiano
o il napoletano. Diceva che aveva visto e sentito troppe cose girando il mondo e nella sua testa non c'era pi posto. Cos mi parlava in russo e io ho imparato senza fatica questo idioma che suona sempre come un rimprovero.
Il bolscevico pens che fosse un'ottima descrizione della sua lingua.
Il mio nome  un compromesso tra mio padre, che desiderava chiamarmi Andrej, e mamma che non voleva. Cos si sono accordati su Andreino.
Io invece sono...
Non c' bisogno che vi presentiate. Come si dice,
i preti sanno sempre tutto.
Assent con ironia sollevando la fronte e spalancando le braccia.
Ma il pescatore muto... non immaginavo che...
Lenin introdusse cos l'argomento della scoperta che l'aveva sconcertato.
Venite, camminiamo un po', volete? Andando all'opposto rispetto al percorso della processione non vi vedr nessuno conversare con un vecchio prete. Il vostro onore sar salvo.
Il prete rise a denti stretti come una faina.
Imboccarono un vicolo incontrando un gatto che mangiava teste di pesce in un cartoccio. Badarono a fare piano per non disturbarne il pasto.
Don Andreino riprese il discorso.
Dicevamo di Anto... voi lo pensavate un senzadio e forse  cos. Permettetemi per di raccontarvi la storia di questo comportamento ambiguo.
Prego lo esort Lenin in italiano.
Fin da piccolo, la madre lo mandava in chiesa e, appena diventato grande abbastanza, lo ha iscritto alla confraternita. Ci teneva assai perch ne erano membri suo padre e il padre del padre prima di lui e anche il padre del padre del padre. Pensate che in punto di morte la povera donna ha fatto giurare al figlio una sola cosa: partecipare a ogni processione, perpetrando la tradizione di famiglia, per onorare i suoi morti.
E nonostante le sue convinzioni, Anto mantiene la promessa, dunque.
 cos, infatti. Un uomo di parola, lui che di parole non ne ha.
Chiacchierando, si ritrovarono davanti alla chiesa di Santo Stefano.
Venite a visitare la casa di tutti, prometto poi di farvi uscire sano e salvo lo invit il parroco precedendolo attraverso un accesso laterale gi aperto.
Il russo era titubante, ma accett di entrare. Si tolse il cappello, ma non si segn guardando l'altare, come sapeva che i cattolici usavano fare.
La processione andr avanti ancora per poco per le strade di Capri prima di terminare qui il percorso, in questa chiesa dedicata a Santo Stefano, la pi grande dell'isola.
Lenin si guardava intorno, ammirando le statue, i quadri, gli stucchi, le volte, le tre navate e pensava che dei poveri pescatori, vedendo tanta magnificenza, dovevano per forza credere nella potenza di Dio se poteva permettersi una casa cos.
Tempo addietro era una cattedrale.  stata declassata chiss per quali demeriti o capricci, ma credo che il santo non se la sia presa pi di tanto.
Battendo un palmo su una panca, il prete lo invit a sedersi accanto a lui, coscia contro coscia.
Si volt verso il russo e giunse le mani.
Sa cosa credo? Che tra i socialisti e i cristiani non ci sia poi tutta questa differenza.
Non direi proprio. Siamo due razze diverse e incompatibili.
Permettete che dica la mia, comunque.
Prego acconsent cortese ancora una volta esprimendosi in italiano.
Anche voi credete in un libro "sacro". Il nostro  la Bibbia e il vostro  Il capitale. Avete una Santissima Trinit, Marx, Engels e Lenin. Come vedete vi pongo in grande considerazione.
Il capo dei bolscevichi si lasci andare a una smorfia e replic: Direi che mi accordiate un ruolo che non merito. Devo ancora dimostrare molto.
Anche voi socialisti - continu il prete - promettete al popolo un mondo migliore, dove ci sar giustizia e i cattivi saranno puniti.
Devo ammettere che i vostri paragoni hanno un loro fascino, Andreino. Buoni per far ridere i seminaristi che attirate per fame.
Il prete rise a piccoli singulti.
In questo avete ragione. Le stesse cose le ho dette effettivamente a un gruppo di seminaristi e si sono molto divertiti.
Ben pi chiassoso, Lenin si un alla risata sincopata del parroco.
Ma su una cosa vi debbo dare torto. I seminaristi a volte sfuggono alla fame diventando preti,  vero, ma non sar anche questo un disegno del Signore? Un modo per portarli a s? Anche voi rivoluzionari non promettete il pane alla povera gente se vi seguir?
Io credo che...
Per lo stridore dei cardini che ruotavano nei perni del portone principale trasalirono e si girarono verso il rumore.
Compreso nel suo ruolo nella processione, il sacrestano spalanc i battenti con un gesto teatrale.
Penso che sia ora che voi andiate e che io compia il mio dovere accogliendo come si deve il Ges Morto e il mio gregge.
Il russo si sollev dalla panca e porse la mano a don Andreino che la strinse con vigore imprigionandola tra le sue.
Il capo dei bolscevichi ammise a stesso che quel prete gli piaceva, ma il ricordo non gl'imped dopo la Grande Rivoluzione di perseguitare i cristiani pi di Nerone e Diocleziano e di giustiziarne a migliaia.
Mentre il parroco indicava al russo un'uscita secondaria a fianco dell'altare, ebbe un'ultima cosa da dirgli.
Vi consiglio di andare in piazzetta. In questi giorni c' una bancarella che vende il torrone pi buono che abbiate mai assaggiato. E so che voi siete piuttosto goloso.
Con un gesto simile a una benedizione, il parroco si accomiat da Lenin che s'incammin alla volta del portoncino. "Il torrone?  proprio vero che i preti sanno tutto. Proprio tutto" pens.
...
.
...
Capitolo 26.
...
.
...
Il giorno seguente, dopo cena, sollecitato da Bogdanov a continuare la partita a scacchi, Lenin prese posto davanti alla scacchiera. La balaustra della terrazza era punteggiata da lumini che mandavano piccoli bagliori ondeggianti. Mentre il terreno di gioco contava su due torce per illuminare ogni mossa.
Vladimir chiese all'avversario di scambiare i posti perch fino ad allora la posizione non gli aveva portato fortuna. Naturalmente non lo confess ma accamp altre scuse. La scaramanzia non era contemplata nel nascente socialismo.
Dopo aver ricevuto la cortesia, toccava a lui muovere. Spost prudentemente un pedone, solo per prendere tempo e riflettere. Bogdanov era sempre pi convinto che batterlo al gioco sarebbe stato importante. Sconfiggerlo avrebbe significato instillargli il timore che, oltre alla partita, lo avrebbe battuto anche in seno al partito, imponendo le proprie idee, in contrasto con quelle di Vladimir.
Lenin ne era cosciente, ma l'avversario si dimostrava pi forte o solo pi determinato. Cerc di
temporeggiare, di rimanere arroccato a difesa del re, sperando che la partita non si sarebbe conclusa prima della sua partenza dall'isola.
Comunque, perdere in qualsiasi campo lo rattristava e lo mandava in bestia senza sapersi contenere.
Nei giorni precedenti, per galanteria, aveva giocato con una nobildonna isolana che conosceva a malapena i rudimenti del gioco. Le aveva concesso l'onore della parit.
La contesa che si andava consumando con Bogdanov era tutt'altra faccenda, non ammetteva smancerie n clemenza.
Diverse persone assistevano alla sfida. Bogdanov era stato intransigente nel volerle attorno perch fossero testimoni della sua supremazia sul capo dei bolscevichi.
Nessuno osava parteggiare pubblicamente per l'uno o per l'altro. Oltre a Gor'kij e Bazarov, erano presenti l'editore di Maskim, Ivan Ladyznikov, il figlioccio di Gor'kij, Zinovij Peskov Sverdlov, lo scrittore Aleksander Ignat'ev e l'immancabile voluminosa moglie di Bogdanov, Natalja Bogdanova Malinoskaja. Solo di quest'ultima si sapeva bene per chi tifasse, essendo una donna parecchio ambiziosa.
Accanto a giocatori e spettatori, saltellava, s'inclinava, si abbassava, s'immobilizzava di colpo il giovane Jurij Zeljabuzskij, figlio di primo letto di
Marija Andreevna, ora compagna di Maksim. Immortalava con la macchina fotografica quei momenti perch era convinto, come altri seduti attorno al tavolo da gioco, che fosse un momento storico che andasse ben aldil di una semplice partita a scacchi.
Quando non toccava a loro muovere, i giocatori sbocconcellavano fichi secchi, tartine col formaggio o pistacchi freschi, fingendo che fosse solo un passatempo ameno. Invece sulla scacchiera infuriava la battaglia e il nervosismo si percepiva in ogni gesto.
Muovendo quanto poteva le gambe per via del vestito troppo stretto attorno alle caviglie, una serva, sbucata dalla portafinestra, and verso Lenin e si rivolse a lui con una certa impellenza.
C' di l una persona che chiede di voi.
Tutti si domandarono il motivo di tanta urgenza e chi reclamasse Lenin a un'ora cos insolita.
Ditele di tornare, chiunque sia, sono impegnato le comand.
L'ingresso discrezionale della visitatrice spieg tutto. Era una giovane donna bellissima e dal fascino magnetico. Indossava un abito blu con le mezze maniche a sbuffo alla moda francese e un cappellino minuscolo al centro dei capelli color delle castagne. Non degn alcuno di uno sguardo, n tanto meno di un saluto e si diresse ancheggiando verso Lenin che nel frattempo si era alzato dalla sedia. Quando
gli fu a contatto, gli pos le mani coperte da guanti bianchi sulle guance e gli diede un bacio sulla bocca, anch'esso, come il vestito, alla francese.
...
.
...
Capitolo 27.
...
.
...
Pedoni, cavalli, regine, re e torri non proiettavano ombre sulla scacchiera abbandonata, perch il sole a mezzogiorno era a picco.
Accanto a una tavola apparecchiata, una cameriera aspettava per servire la colazione a Lenin e alla sfacciata e misteriosa donna venuta a trovarlo la sera precedente.
Sventolando un tovagliolo, cercava di contrastare come poteva l'attacco a sfogliatelle, miele e marmellate da parte di un nugolo di vespe.
Tra la servit si era pettegolato parecchio sulla straniera che aveva condiviso il letto del russo fino a quell'ora tarda. Gli uomini ne minimizzavano pubblicamente la sensualit, ma in realt invidiavano Lenin e non capivano come una femmina come lei potesse concedersi a un uomo cos, non certo un adone. Il carisma tra le lenzuola serve a poco, celiavano.
Alcuni ben informati sapevano che era sposato con una donna pi vecchia di lui e quella invece ostentava la sua giovent. Una serva dalle orecchie lunghe aveva carpito, in un discorso tra i padroni, il nome
della legittima consorte ripetuto pi volte: Nadezda Konstantinovna Krupskaja. Un nome impossibile da tenere a mente se non si  voluto imparare bene per ripeterlo alla prima occasione. Un pettegolezzo troppo ghiotto per lasciarselo scappare.
I capresi a servizio nella villa sapevano che i bolscevichi predicavano l'annientamento del vincolo familiare. Infatti, per dare il buon esempio, Gor'kij e Andreevna, per mettersi insieme, avevano distrutto le rispettive precedenti unioni e si professavano a favore dell'amore libero. I servi giudicavano il loro comportamento uno scandalo. Avere un'amante era una cosa peccaminosa e infame: il tradimento senza scusanti di un porco maschilista e di una donnaccia.
Criticarono anche il numero spropositato di bauli che la sfrontata visitatrice portava al seguito, cinque e capienti, di certo colmi di vestiti lussuosi e biancheria intima di pizzi e merletti con cui ammaliare gli uomini.
Ripensando alla relazione amorosa del bolscevico, per punirli, alla cameriera venne l'idea di sputare nella caffettiera napoletana gi messa sul fuoco diverse volte per mantenerne caldo il contenuto. Mentre stava per porre in pratica la ritorsione salivale, apparvero Lenin e la giovane donna.
Cavaliere, la fece accomodare al tavolo, spostando la sedia, a favore dell'orizzonte, poi si rivolse alla serva:
Questa  miss Elizaveta. Si fermer qui fino alla mia partenza.
Di malagrazia la cameriera si produsse in un mezzo inchino ripetendo il nome, Elizaveta, come fosse una parola sconveniente e se ne and contrariata, lasciando soli i fedifraghi.
Gli amanti se ne avvidero e ne risero.
Lenin l'aveva notata a Parigi durante un congresso clandestino. Ne rimase cos colpito da pregare l'amico Roumiantzev di presentargliela e lui organizz apposta una cena per farli conoscere. Era il 1905 e la loro relazione durava da allora. Il capo dei bolscevichi si recava a trovarla spesso, fermandosi per pi giorni senza uscire da casa.
Si diceva che avesse convinto Vladimir ad aderire a una loggia massonica cui era affiliata, "l'Union de Belleville" del Grande Oriente di Francia. A suffragio di questa vicenda si sapeva che anche un loro comune amico apparteneva a quella stessa loggia, il cantante Monthus.
I due uomini dividevano identici ideali politici, tanto che quando Lenin organizz una serie di conferenze in un locale della Rive Gauche, su sua richiesta, fu annunciata anche la presenza del noto artista Monthus, il cui vero nome era Gaston Mardoche Brunswick, per attirare un maggior numero di partecipanti. Dopo aver assistito all'esibizione
del "cantante umanitario", cos era definito per le sue canzoni di protesta, le persone si fermarono ad ascoltare anche il discorso del sobillatore bolscevico.
La donna francese, molto attiva nel partito, aveva l'incarico di fare la staffetta con la Russia per portare notizie o documenti.
Nonostante lunghi periodi in cui Vladimir ed Elizaveta non si vedevano per via degli spostamenti reciproci in altri paesi fuori dalla Francia, il loro rapporto extraconiugale continuava con immutata passione.
Lenin era affascinato dalla bellezza sfrontata della donna e lei dal potere che l'amante andava accumulando. Inoltre la faceva fremere di piacere l'invidia che destava in molte compagne che subivano la malia del capo.
Inzuppando un biscottino nella tazza di caff appena tiepido, la donna fin un dialogo cominciato prima di sedersi.
Insomma, c' voluto del buono e del bello per trovarvi, sapete?
Vi ringrazio per lo sforzo. L'essere venuta fin qui  stata una sorpresa gradita quanto mai altre.
Per avere notizie su di voi ho corrotto delle spie russe, perch i compagni, protettivi, non parlavano neppure sotto... seduzione.
Vladimir sbott nella consueta risata affabile e
quasi gli and di traverso la scorza di limone intinta per met nel cioccolato che stava gustando.
Dopo aver terminato di bere il caff, guardando il panorama che la terrazza le offriva e seguendo le fattezze di un drago nelle nuvole, improvvisamente seria, Elizaveta gli domand: Cosa vi ha portato qui a Capri?
In un certo senso, direi l'amore.
La donna s'incup.
...
.
...
Capitolo 28.
...
.
...
Quel giorno Elizaveta indossava un vestito a righe bianche e lilla che le metteva in risalto la vita sottile, da vespa come si diceva. Si proteggeva dal sole con un ombrellino azzurro che non poteva ospitare anche l'amante cui era aggrappata all'incavo del gomito per non scivolare sullo sterrato. Dovevano affrontare solo un breve tratto prima di raggiungere la via principale e da l la piazzetta, il gioiello di Capri che tutti dovrebbero indossare almeno una volta nella vita.
Il traguardo finale era l'ingresso della funicolare. Un portento che Lenin ci teneva provasse.
Acquist i biglietti da un nano che si affacciava da uno sportello di ferro battuto e riquadri di vetro spesso.
Scesero alcuni gradini ed entrarono nel primo scomparto del trenino che incontrarono. I posti a sedere erano gi occupati. Non si usava lasciare il sedile alle signore poich il percorso durava talmente poco.
Sar un'esperienza indimenticabile questa vacanza a Capri predisse Elizaveta elettrizzata
mentre Vladimir si teneva saldo reggendosi all'asta di sostegno.
La funicolare part strappando e i passeggeri, sorpresi, barcollarono pericolosamente prima di riprendersi e ritrovare l'equilibrio.
Con la lentezza di un pachiderma, il mezzo scivolava tra i binari.
Avevano di fronte un uomo anziano con paglietta e bastone di canna posti sulle ginocchia. Acciambellato sulle scarpe protette dalle ghette, dormiva un cagnolino bianco, razza maltese. Educato, il signore salut in francese avendo sentito l'accento della bella donna in piedi. Lei ricambi con un sorriso solare. Il passeggero le chiese:  il vostro primo viaggio, per cos dire, su questa funicolare, giusto?
Oh, s. Come fate a saperlo?
Non c' voluto molto. Ho notato come esaminate con interesse e curiosit il nostro serpente di ferro, il nuovo orgoglio di Capri.
La funicolare fu inaugurata circa tre anni prima, anche se in funzione gi da alcuni mesi addietro. L'avevano costruita gli svizzeri. Affidarono a loro la realizzazione dell'opera, non per il prezzo competitivo, ma perch se ne intendevano di montagne.
Il tragitto era con ogni probabilit il pi breve del mondo per una funicolare: seicentosettanta metri per un dislivello di centoquarantuno.
Gentile signora, la lascio al panorama per descrivere il quale non ho parole.
Cos dicendo si mise la paglietta e ne tocc il bordo in segno di commiato e si apprest a leggere il giornale.
Elizaveta guardava fuori dal finestrino scorrere le immagini di rigogliosi alberi di limoni piantati in orti a fasce, tuguri di case a fianco di ville incantevoli, capanne per gli attrezzi, schiene di vecchi contadini cariche di fascine, gatti che si stiracchiavano sul colmo dei muri a secco, appezzamenti incolti, muli consunti che sopportavano sulla groppa donne con bambini in braccio. Quello con gli animali pi testardi era il mezzo di trasporto indispensabile prima della funicolare cui molti ancora non si assoggettavano guardando con sospetto la modernit.
Vladimir si avvicin a Elizaveta con una considerazione: Mi sembra di viaggiare nel tempo.
 cos, l'ho pensato anch'io disse la donna toccando maliziosa con il dito indice le labbra di Lenin.
Esattamente a met tragitto, la vettura che saliva incontr quella che scendeva. I rispettivi passeggeri si sorrisero perch condividevano lo stesso istante, la stessa avventura. I bambini agitavano la manina per salutare chi conoscevano, ma con pi slancio chi non conoscevano.
La funicolare non univa solo due luoghi, ma anche la gente.
Per il resto del breve viaggio la donna francese osserv il golfo di Napoli alla fine del cielo.
Con un soffio simile a quello di un mantice spremuto fino in fondo, la funicolare si arrest e tutti scesero con una fretta ingiustificata.
Elizaveta blocc Lenin per una manica, spost l'ombrellino da sopra la testa e gli domand per l'ennesima volta: Dove mi state portando?
Lenin tacque mantenendo il segreto.
...
.
...
Capitolo 29.
...
.
...
A braccetto, Lenin ed Elizaveta attraversarono per il lungo Marina Grande osservando distrattamente l'esplosione di colori sulle bancarelle con la merce proveniente da Napoli.
Passeggiando, la francese roteava la piccola borsetta a sacchetto con un atteggiamento sfrontato che attirava le occhiatacce riprovevoli delle donne e l'ammirata curiosit degli uomini, molti dei quali si levavano il cappello per salutare la sconosciuta, beccandosi delle gomitate nel costato da parte delle consorti.
Qualcuno regal un cenno di cortesia anche a Lenin, personaggio ormai molto presente nelle chiacchiere dell'isola. Un giovane dall'aria sveglia lo ossequi con un appellativo che il russo avrebbe preferito non sentire alla presenza dell'amante.
Buongiorno, Professor Drin-drin.
Buongiorno rispose in evidente difficolt, conoscendo l'accompagnatrice.
A udire l'epiteto, ritenendolo una canzonatura, la donna si blocc di colpo con la bocca spalancata per l'indignazione.
E voi permettete una cosa simile ? Che vi chiamino Professor Drin-drin! Vi rendete ridicolo, sapete? E io con voi.
Paziente, le spieg l'origine di quel soprannome assicurandole che non ledeva la sua reputazione, ma che lo avvicinava alla gente. Non del tutto convinta, Elizaveta, ora di cattivo umore, decise di non tenersi pi al braccio del suo cavaliere, ma di procedere da sola.
Vladimir l'attir a s stringendola per la vita e le baci ripetutamente l'incavo del collo. La donna tent una debole resistenza, poi gli pose la testa sulla spalla, procedendo cos tra la gente che li osservava disapprovando le effusioni in pubblico.
Dopo un breve tragitto, Lenin si ferm di fronte a un tugurio di casa. La francesina rimase interdetta. Era davvero quello il posto per cui aveva mantenuto un riserbo carico di allettanti promesse?
Il russo buss forte alla porta con la vernice verde che aveva lasciato ben poca traccia di s. Per le percosse caddero altre scaglie di pittura rinsecchita.
Anto non fu celere come al solito ad aprire. Per, per far capire che si trovava in casa, batt forte le mani in una sorta di applauso.
Presentargli l'amante era un gesto di stima e profonda amicizia. In cuor suo, bramava anche di vantarsi un po' dell'avvenenza di Elizaveta e stupire il pescatore.
Alla buonora, si affacci in uno spicchio di porta. Fu sorpreso nel trovarsi innanzi l'amico abbracciato a una bella sconosciuta, tanto da lanciare un grido che ebbe lo slancio per arrivare appena fuori dai denti.
Lenin pass alle presentazioni.
Anto, Elizaveta. Elizaveta, Anto.
Non avendo grande pratica di queste formalit, il pescatore le strinse la mano usando solo tre dita, pollice indice e medio, in una stretta quasi insensibile, per timore di farle male. Essendo una donna scaltra, aveva capito che Vladimir l'aveva condotta l perch l'amico l'ammirasse e provasse un po' d'invidia nei suoi confronti. Guardando il sorriso sornione e malizioso del russo ne fu certa. Allora decise di assecondarlo. Per apparire pi provocante e seducente, umett le labbra e inarc la schiena per meglio porre in risalto il petto florido.
Bonjour disse con un sospiro languido.
Il muto guard la donna, ma non come lei si aspettava. Pareva le fosse indifferente. Lenin non si diede per vinto, inclin la testa e gli schiacci l'occhiolino di nascosto per avere un parere tra uomini sulla bellezza della sua accompagnatrice. Anto alz le spalle con sufficienza e non gli diede soddisfazione alcuna.
Elizaveta si sent offesa. Non era abituata all'apatia maschile.
Il russo s'interrog sulla natura del comportamento del pescatore e seguitava a fissarlo con un'espressione indagatrice.
Alzando un sopracciglio, Anto decise di porre termine ai dubbi dell'amico e con un solo movimento, spalancando la porta, spieg senza bisogno di parole la sua esibita mancanza d'interesse.
Nel suo letto c'era Carmela, la ballerina di tarantella, che si copriva le nudit con il lenzuolo, lasciando intravvedere una coscia liscia e un seno rigoglioso.
Dopo un attimo, i quattro si lasciarono andare a una franca risata.
Lenin stabil che tra lui e Anto la partita poteva considerarsi patta.
...
.
...
Capitolo 30.
...
.
...
Dopo l'incanto della grotta azzurra, visitata in barca nel tepore del primo pomeriggio, Elizaveta, Lenin, Anto e Carmela si apprestavano a conquistare un'altra e forse pi nascosta bellezza dell'isola.
La donna caprese convinse il muto a lasciarle i remi per dimostrare che sapeva portare una barca.
'E femmene 'e Capri so' forti cchi 'e ll'uommeni e figliano da' 'o mare sentenzi spingendo sugli scalmi.
Gli altri la incitavano dandole ritmo con degli Op-op cadenzati. Elizaveta sorrideva tenendo una mano davanti alle labbra per non sembrare troppo sguaiata.
Il pescatore scoperchi un barattolo con dentro delle acciughe sotto sale. A turno, prendendole tra pollice e indice le calarono direttamente nella bocca aperta mugolando di piacere. Per bere, recuper una sagola fuori bordo cui era assicurata una bottiglia di vino bianco. Trascinata tra le onde, si manteneva fresca. Cos, a far compagnia ai pesci nel loro viaggio nello stomaco, provvedeva il vino
bevuto a collo, fino a lasciare il vetro, nudo, orfano del contenuto.
Raggiunsero la grotta verde, che i vecchi isolani chiamavano ancora "grotta dei turchi", come spieg Carmela a chi non lo sapeva.
Una fenditura nella roccia imbellettata dal verde della vegetazione.
Non cera spazio sufficiente per entrare con la barca, nonostante le insistenze puerili di Elizaveta. Al diniego non si scoraggi. Voleva vederla da vicino, capricciosa come una bimba viziata.
Si sollev in piedi e cominci a spogliarsi. Pensando si volesse togliere tutto, gelosa della bellezza forestiera, ma simulando che si trattasse di un gioco, Carmela tapp gli occhi del suo uomo, ma la francese aveva sotto gli abiti un costume da bagno all'ultima moda, nero con i bordi gialli, che le arrivava a met degli avambracci e dei polpacci. Un capo ardito e tanto aderente da non sforzarsi a immaginare.
Lenin la lasci fare perch sapeva che era un'ottima nuotatrice, ma soprattutto che sarebbe stato inutile tentare di impedirle qualcosa. Era indipendente e abituata a soddisfare ogni ghiribizzo.
Si tuff saltando a piedi uniti dall'imbarcazione e nuot leggera verso la grotta che accolse felice l'inaspettata sirena.
Pass un bel po' di tempo, forse troppo, e sulla barca cominciarono a preoccuparsi.
Il russo la chiam per primo: Elizaveta... Lisa...
Non ottenendo alcuna risposta, anche gli altri presero a urlare il suo nome perch tornasse.
Niente.
Trascorsero altri minuti di sofferta apprensione.
Ormai sicuro che le fosse successo qualcosa, Lenin si spogli convulsamente, si gett in mare e con bracciate veloci raggiunse la spaccatura.
Appena fu all'interno, dietro uno spuntone di roccia che non si vedeva dal mare, sbuc Elizaveta ridendo dello scherzo.
Finalmente. Pensavo che non sareste pi venuto a salvarmi.
L'aveva costretto a fare due cose insieme: il bagno e una prova d'amore.
Per il fiatone e l'acqua che gli lambiva la bocca, il soccorritore cerc invano di trattenersi dal ridere e perdon la burla.
Si abbracciarono immersi nello smeraldo liquido delle acque della grotta. Gli occhi della donna s'incendiarono di luce verde e le pupille guizzavano come pesciolini.
Si scambiarono un lungo bacio. Lei circond i fianchi di Vladimir con le cosce e lui la tenne avvinta per le natiche.
Intanto da fuori si sentivano invocare entrambi da Carmela.
Dopo ripetute, passionali e reciproche carezze, concordarono di uscire dall'anfratto.
Vedendoli, sollevati, i capresi li incitarono a salire sulla barca perch si avvicinavano dei nuvoloni scuri portati dal vento di terra che promettevano tempesta.
Lenin si lasci andare al suo solito intercalare buono per ogni occasione.
Ehm, ehm...
A bordo della barca, impiegarono poco a comprendere dagli sguardi della coppia straniera che era stato un espediente romantico per rimanere soli.
Per procedere pi veloci, Anto riprese possesso dei remi e, sorpassata Punta di Mulo, si diresse a Marina Piccola, dove Lenin ed Elizaveta dissero di dover andare per un appuntamento con la coppia che li ospitava a Capri, confessando il sospetto che l'incontro custodisse un fine che ignoravano.
...
.
...
Capitolo 31.
...
.
...
In prossimit della spiaggia, il quartetto avvist un nutrito gruppo di persone che li attendeva, salutando con trasporto a braccia alzate. Lenin si stup della presenza imprevista di cos tanta gente.
Quando furono abbastanza vicini, riconobbero Gor'kij, Andreeva, Bogdanov con la moglie, i docenti e gli studenti della scuola di partito capeggiati da Michail Vilonov, il pi entusiasta e instancabile nel desiderio di apprendere.
Di solito, gli operai, futuri dirigenti di partito, erano esclusi dalle feste. Trovavano comunque di che divertirsi in altro modo, pur badando alla discrezione sufficiente a non creare troppi malumori tra gli isolani. Lo scrittore russo che aveva proposto l'istituzione della scuola, e che li ospitava a spese proprie, li rimproverava spesso di impegnarsi sempre meno e di essere svogliati. Era arrivato persino a biasimarli aspramente perch avevano assunto degli atteggiamenti borghesi. Lo facevano imbestialire, per esempio, quando non si accontentavano delle sigarette comuni, ma pretendevano quelle di marca, notevolmente pi care.
Quella sera tutto questo non aveva importanza.
Ritrovarsi insieme metteva un'allegria fanciullesca.
In prossimit della rena, il muto moll i remi e si cal al volo dalla barca col mare che gli arrivava ai polpacci e tir l'imbarcazione all'asciutto, aiutato negli ultimi metri da alcuni volenterosi. Il pi fortunato dei quali, sollevandola per i fianchi, evit a Elizaveta di bagnarsi. Lei ringrazi con una carezza il giovane studente. Invece Carmela si produsse in un balzo evitando ogni contatto.
Lenin lasci la barca per ultimo, non riuscendo a impedire che un'onda dispettosa gli infradiciasse la scarpa sinistra e il calzino.
L'orda di amici entr in una locanda spartana l vicino.
Maksim affianc Lenin.
Amico mio, scusate per non avervi detto di questa festa. Conoscendo la vostra ritrosia so che non sareste venuto. Sono convinto che stare insieme, almeno qualche volta, faccia bene allo spirito e rinsaldi l'appartenenza.
Ehm, ehm fu l'unico commento.
Attorniata dagli studenti, Elizaveta era al centro dell'attenzione e dei complimenti. Vedendola raggiante, l'amante si ritrov contento dell'improvvisata.
Intanto Anto o muto e Carmela si apprestavano a risalire in barca.
Lenin se ne avvide e si precipit a fermarli.
No. Voi con noi disse in italiano.
I due si guardarono confusi. Di solito gli stranieri, per non parlare dei russi, li tenevano alla larga. Non pensavano di poter far parte neppure di quei compagni illuminati e di mischiarsi a loro.
No... grazie assaje... ma nuje dobbiamo andare. Vuje siete vuje, e nuje... balbett Carmela in soggezione per entrambi.
Lenin insistette e a dargli manforte giunsero anche Andreevna e Maksim che addirittura li spinsero spiritosamente nel locale come fossero giumente recalcitranti. Anto e Carmela si arresero, arrossendo quando gli imposero di accomodarsi ai posti pi prestigiosi, accanto al capo dei bolscevichi.
Il muto si guard intorno fiero d'essere accolto come un loro pari, come un compagno. Anche lui in quel momento era parte di quegli uomini che stavano ideando la ribellione per liberare le masse dagli oppressori, strappando di mano ai borghesi il maltolto di secoli.
La pi bella notte della sua vita.
Carmela lo intu e, come segno d'intesa, gli strinse il ginocchio sotto il tavolo.
Senza troppe cerimonie, n un ordine, alla buona, il locandiere, aiutato dalla moglie rubizza, pos sul lungo tavolaccio pesci fritti, pomodori, pane caldo,
friarielli scottati appena, cozze e fette di limone. Per buttare gi ogni boccone si aiutavano con vino rosso e le donne con acqua tinta.
La cena era accompagnata dall'incessante musica di un'orchestrina composta da chitarra, mandolino e tamburello con i sonagli. Tutti parenti del locandiere che, appena ne aveva l'occasione, procurava loro un guadagno a "cappello", cio uno dei musicisti passava col cappello in mano tra i convitati a raccogliere qualche spicciolo con la consueta frase: Chillo ca vulite. A piacere vostro, se potete.
A furor di commensali, Carmela si esib in cos tante tarantelle da sfinirsi. Madida di sudore, e con le guance in fiamme, stramazz nelle braccia di Anto che era orgoglioso della sua donna e si pavoneggiava anche senza fare la ruota.
Maksim pens che anche Marija meritasse la sua parte di attenzione. Si alz e chiese ai commensali se desiderassero sentire la moglie recitare qualcosa.
Un sentito applauso fu l'immediata risposta.
Sulle prime la moglie si mostr ritrosa, ma voleva solo sentirli insistere. Dopo dei battimani pi vigorosi cedette senza condizioni.
Schiarendosi la voce con alcuni colpi di tosse, si apprest a recitare con enfasi un passo tratto da Le tre sorelle di Anton Pavlovic Cechov, come lei stessa annunci, e aggiunse: E un breve monologo di Ol'ga, la maggiore.
Oggi fa caldo, si possono tenere le finestre spalancate, ma le betulle non hanno ancora messo le foglie. Undici anni fa, quando partimmo da Mosca con nostro padre che doveva raggiungere la sua brigata, me ne ricordo benissimo, era l'inizio di maggio, e Mosca, in quei giorni, era tutta in fiore, faceva caldo, era piena di sole. Undici anni sono passati e io mi ricordo tutto come se fossimo partite ieri. Dio mio! Stamattina mi sono svegliata, ho visto tanta luce, ho visto la primavera, e la gioia mi ha sconvolto l'anima, ho provato tanta nostalgia della mia citt.
I commensali si levarono in piedi battendo le mani, fischiando, gridando Brava, apprezzamenti che l'attrice accolse con naturalezza e inchini. Poi riprese la parola per apparire modesta.
Per farmi perdonare la mia povera esibizione...
Urla di disapprovazione e applausi e rinnovo di complimenti sperticati e la donna prosegu.
...per completare degnamente questa bellissima serata, ho pensato di chiamare un cantante molto bravo, noto non solo tra le isole ma in tutta Napoli.
In realt si poteva sentire alle cresime, comunioni o matrimoni della borghesia, a intrattenimenti organizzati da stranieri facoltosi o da chiunque avesse quel poco da spendere.
Marija non voleva essere da meno dei Krupp e potersi concedere il lusso di un artista che li allietasse.
Signori, ecco il mio carissimo amico, il tenore Giacomino.
Gli astanti, nel vederlo, dimostrarono un entusiasmo che in realt non avevano. Sentita la premessa, si aspettavano ben di pi.
Giacomino occup un panchetto rialzato perch lo vedessero meglio.
Scelse di esibirsi in alcune arie classiche e poi di chiudere in bellezza con una canzone in russo dal titolo Bze, Carjd chrani!, di cui aveva imparato le parole a memoria senza per conoscerne il significato.
Appena sentirono le prime parole, il cantante fu subissato di fischi e di proteste. Alcuni tirano, a lui e all'orchestrina, bucce di limone, pezzi di pane inzuppati, avanzi e persino tovaglioli unti. Il tenore e i musicisti non capivano una reazione simile, ma portarono a termine il brano con professionalit, ignorando la bagarre.
Ancor prima che la canzone avesse termine, i russi abbandonarono la locanda. Tutti meno Andreevna che, clemente, tir in disparte Giacomino e gli spieg l'incresciosa gaffe in cui era incorso.
La canzone che avete test cantato s'intitola Dio salvi lo Zar. Anche voi, benedetto uomo, informatevi meglio la prossima volta.
Ci detto, la moglie di Gor'kij lasci il locale e raggiunse i compatrioti.
Per sopperire all'errore inconsapevole, il cantante scelse di prodursi in un brano esente da pericoli, Funiculi funicul, ma a gradire era rimasto un pubblico davvero esiguo: il locandiere, la moglie, Carmela e Anto o' muto. Gli unici a non capire il russo. Oltre a Giacomino.
A mio padre sono sempre piaciuti i fari, una vera passione. Andavamo sempre a vederne uno diverso ogni volta che si poteva ricorda il vecchio salendo l'ultimo tratto di sterrato che porta a punta Carena, dove si trova un faro. Ora che lo vede pensa che il padre cercasse questo faro caprese in tutti quelli d'Australia.
La piccola guida di cui dispone dice ben poco: in funzione dal 1867,  il pi grande d'Italia dopo quello di Genova.
Si ferma a respirare davanti alla casa del guardiano su cui si erge il ciclope di pietra, mattoni e malta.
Inaspettatamente la porta si apre ed esce il guardiano con addosso un maglione lavorato a mano e la faccia da tagliagole.
Questo faro non  aperto al pubblico, ma chi ha fatto la fatica di arrivare fin qui, si merita il privilegio, salite pure lo invita con inaspettata gentilezza.
Thomas non se la sente di sottrarsi per non offendere e, nonostante sia stremato dalla fatica e avrebbe ripreso volentieri fiato, s'inerpica subito per la scala indicata dal farista.
Affronta i gradini della spirale pestandoli a uno a uno senza fretta e lasciando riposare ogni tanto le anche. Appese alle pareti arrotondate, incontra foto di mare, mappe sbiadite e un 'immagine della Madonna con un cuore in mano.
A met percorso apre una finestrella per rifiatare e non riesce a cogliere in un solo sguardo la vastit del mare.
Imperterrito, riprende la scalata.
Quando gli sembra con sollievo d'essere giunto in cima, si accorge che manca ancora un tratto di scala esterna in ferro verniciata di bianco. Con un ultimo sforzo, dedicato al padre che lo sgridava perch non lo aspettava mai per arrivare insieme in cima al faro, raggiunge il corridoio che circonda l'immensa lampada che di notte saluta chi torna e benedice chi va.
Chiss quante volte, magari di nascosto, il padre era salito fino lass, da giovane.
Quando gli chiedeva di raccontargli di Capri, cambiava umore e discorso. Si era lasciato alle spalle tutto, persino la madre che lo ripudi pubblicamente quando seppe che l'avrebbe abbandonata, senza un uomo che badasse a lei, per cercare fortuna in una terra tanto grande che neppure riusciva a immaginare. Testardo, aveva deciso il suo destino.
Quante volte lo aveva pregato di sapere, ma il padre, irremovibile, si concedeva di rado. Troppo doloroso ricordare. Quel poco che era riuscito a strappargli sul suo passato si fece confuso quando si ammal di Alzheimer. Menzionava cose fantastiche e accadimenti banali che mischiava, cambiava e negava pochi istanti dopo, diventando scurrile alle insistenze.
Porta una mano alla tasca dello zaino dove ha riposto il libro per sincerarsi che ci sia ancora.
Dopo un po ', decide di tornare indietro, poggiando solo i talloni e tenendo le gambe pi rigide possibile nello scendere i gradini, per pesare meno sulle giunture le cui cartilagini si sono consumate da tempo.
Arrivato al fondo, vuole ringraziare il guardiano della cortesia, ma non lo trova. Entra nell'ingresso della casa e lo vede di spalle mentre parla a bassa voce con una donna che ha nei capelli neri e folti la seduzione del mondo. Non ha il cuore di disturbare la loro intimit. Lascia su una mensola una bottiglia di vino che si era portata dietro, come faceva ogni volta suo padre quando andavano per fari.
Il vino scalda la solitudine del guardiano diceva.
Ora sapeva che aveva ragione.
...
.
...
Capitolo 32.
...
.
...
Il vento agitava la tenda che il verduraio aveva piazzato davanti al negozio per proteggere la merce esposta al sole e al salino.
Il negoziante, con una cantilena antica, a voce spiegata, attirava i clienti elencando i prodotti mentre schizzava di acqua la frutta per mantenerla fresca e invitante.
Anto 'o muto stava scegliendo delle melanzane stringendole tra le mani. Dopo averne saggiato pi d'una vagliandone la consistenza, prefer la pi turgida, la meno matura. Pag il richiesto contando il denaro sul palmo aperto del commerciante. Salut e si avvi per la discesa che portava verso il mare.
Sent gridare. Si gir e ci che vide non poteva lasciarlo indifferente. La quattordicenne Sofia, che conosceva fin da neonata e che comprava sempre i suoi pesci, veniva strattonata e spinta a forza oltre il cancello del giardino della famiglia Nascimbeni. A maltrattarla era Don Gennaro, il padrone per cui lavorava da quando di anni ne aveva sette.
Vattinne, cagna le urlava cercando di togliersi di dosso le mani della ragazza che si abbrancavano ai pantaloni per impedire che la scacciasse.
Per liberarsene, le sferr un calcio sul fianco. La poveretta sobbalz, ma poi continu a strisciare verso di lui e a pregarlo.
Jamme, perdunateme. Nun me cacciate. Aggi' a sfam e cura a mamma mia. Comme sopite  malata, sta dint' a nu lietto. Vujei nun...
Insensibile alle suppliche, il padrone stava per chiuderle il cancello sulla faccia quando intervenne Anto a impedirglielo. Don Gennaro spingeva sulle sbarre con energia rabbiosa per contrastarlo, ma non riusc a contenere la forza del pescatore.
Sofia piangeva disperata asciugando con la manica del suo vestitino il sangue che le colava da un sopracciglio.
Il pescatore pretendeva di sapere. Con un movimento del mento indic la ragazza e poi il padrone. Don Gennaro non era intenzionato a rispondere a un miserabile come lui e muoveva le mani davanti alla faccia, schifato, come se scacciasse puzza di cesso.
Anto scroll minaccioso il cancello, cui erano ancora attaccate le mani del padrone di casa, e cacci un urlo belluino.
Allora Sofia si alz per confessare una colpa non sua.
'A quanno ero picciriella se pigliato certe cunfidenze a notte cu' 'a mugliera durmeva o quanno steva fora pa' a Messa... Ma m so' 'na femmena cresciuta, jett' 'o sanghe a' n'anno.
Si ferm un sofferto istante prima di svelare il suo stato.
So'tre mise c'aspetto 'nu figlio suoje e mo'me ne v caccia cumme si fossi 'na cosa 'e niente.
Non parlava con livore, ma con la speranza che Don Gennaro s'impietosisse, riprendendola con s. Se essere stuprata era lo scotto che doveva pagare per la vita della madre era disposta a farlo.
Il muto si strapp la camicia sul petto e fiss Don Gennaro digrignando i denti. In quel mentre usc la padrona di casa, donna Cosima, e a passi lunghi, oscillando le braccia per darsi pi slancio, spalanc il cancello e raggiunse Sofia e le grid in faccia: Zoccola, jesci fore da' casa mia. Vatti a truva' 'nu marito, sempe ca' 'o truovi 'nu fesso, mo' ca' 'o vaso  rutto.
E caric il braccio per colpirla con un manrovescio. Il pescatore la ferm stringendole dolorosamente il polso. Poi indic il marito per chiederle se non avesse colpe. Abusava di lei, fin da bambina ed era certo che lei lo sapesse.
La moglie di Don Gennaro aveva gi la risposta pronta.
Ll'ommo  il gallo e so' 'e galline che si devono stare accorte.
Poi arretr veloce e il marito chiuse il cancello sullo sdegno violento di Anto.
Squass le sbarre di ferro fino a scardinare il perno di un battente. I coniugi si spaventarono sentendosi in pericolo.
La polizia, chiamate la polizia sbraitava Don Gennaro a quelli accorsi per godersi la sceneggiata. Sofia implor il muto di lasciare perdere.
 ggente nfame e senza piet. Lassa perdere, ca' o diavolo s' 'e portasse.
Pensando che se la sarebbero presa anche con lei, gir su se stesso per andarsene, scalciando le pietre sul terreno. Rimuginando gli sovvenne un motivo personale di rivalsa nei loro confronti.
Non riuscendo a divellere il cancello per procurarsi lo spazio necessario per raggiungere i Nascimbeni, Anto infil il volto tra due sbarre, sfregando le tempie. Come poteva, pretese subito il saldo dei debiti, mesi di pesce comprato e mai pagato.
Andandogli imprudentemente vicino, la moglie gli ringhi contro.
Non avrai un soldo, muto della malora, pe'chilli pisce tuoje marci, marci comme chesta zoccola cc.
Svelto, il pescatore infil un braccio tra le sbarre e agguant la padrona per il collo dalla pelle cadente
come quella di un tacchino. Il marito cerc di soccorrere la moglie strattonando il braccio dell'assalitore e menando pugni sulle dita chiuse come una morsa, ma Anto continuava a strozzarla, guardandola negli occhi che andavano gonfiandosi. A fargli mollare la presa fu un colpo di manganello sulla nuca, seguito da altri sulle reni. A picchiare senza risparmiarsi era un poliziotto irsuto. Ottenuto lo scopo, l'agente si accan sul resto del corpo.
Lasciai' 'osta'. Isso nun c'azzecca niente. A chille avit' a arresta lo implor Sofia indicando Don Gennaro.
Il poliziotto il colpevole l'aveva gi trovato e giudicato: il muto piantagrane.
Arrestate 'stu pazzo e 'sta bugiarda ingrata sbrait Cosima.
In galera finirai che ci sei di casa, e questa volta l marcirai, fetente rincar Don Gennaro rosso in volto.
Anto reag spingendo via il poliziotto e quando questi torn alla carica, blocc il manganello che voleva tornare a offendere, glielo strapp di mano e lo lanci lontano, verso un abbeveratoio per i muli.
Sofia voleva portarlo via tirandolo per la manica della camicia, ma il muto si divincolava, intenzionato a saldare i conti con l'agente che era corso a recuperare l'arma, ma lei era determinata e lo trascin a forza e buone parole.
Vigliacco, l'agente lasci fare.
Il pescatore e la ragazza incinta scapparono via con gli zoccoli che battevano sul lastricato producendo lo stesso rumore di cavalli al galoppo. Sofia perdeva spesso una calzatura e tornava indietro a recuperarla. Erano gli zoccoli di sua madre, ma a lei non servivano pi perch costretta a letto e allora glieli aveva regalati.
Sentendosi al sicuro, si fermarono in uno slargo con una fontanella al centro. Lui bevve con le mani a conca per smorzare il fuoco dell'ira che gli bruciava dentro, mentre lei si pul il viso sporco di sangue.
Anto sapeva cosa fare.
Port Sofia davanti alla casa di una famiglia di pescatori, gente per bene. Buss alla porta. Venne ad aprire una vecchia con uno scialle nero a frange sulla testa.
Vedendo Sofia si spost per farla entrare. La conosceva bene come conosceva il padrone e comprese ci che era successo senza bisogno di dire. Le bast guardarle il volto macchiato, il vestito che le tirava sul seno, diventato troppo corto da coprire le ginocchia sbucciate. La vecchia abbracci la creatura per le spalle e chiuse la porta prima che qualche pettegola vedesse. Ci sarebbero state altre due bocche da sfamare, ma sapeva che la ragazza avrebbe fatto la sua parte.
Scansando bestie e uomini, il muto si fiond tra i vicoli correndo come un folle.
...
.
...
Capitolo 33.
...
.
...
In quegli stessi momenti, Lenin aveva deciso di mettere fine alle distrazioni e fronteggiare quello che definiva, senza sconti, "un mostro da distruggere". L'obiettivo che lo aveva condotto sull'isola: un omicidio senza cadaveri, ma non meno sanguinario.
A passo lento e sofferto, affront un sentiero tra piante di mirto, lentisco, ginestra e agave. Si ramment che il macellaio gli aveva svelato che a Capri l'agave la chiamavano mmiria, che vuol dire invidia, perch si riteneva che le foglie scacciassero la gelosia. Sentimento che non gli era certo estraneo.
Elizaveta lo aspettava seduta al tavolino di un caff in piazzetta e Lenin sorrise pensando che di una donna cos emancipata non si poteva essere gelosi se non si voleva soffrire. Rifletteva poi su come fosse assurdo credere di possedere un amante, infedele per definizione.
Aveva indetto una riunione con le persone che frequentavano la scuola politica di Capri, insegnanti e studenti.
Di norma le lezioni avvenivano nella villa di Gor'kij o nella succursale di Villa Serafina, in via Mulo. Quella volta scelse un posto differente dal solito proprio per porre in risalto l'eccezionalit dell'incontro. Il luogo preposto per la riunione era "la grotta di Matermania", un ninfeo d'epoca romana, con ancora visibili resti di muri e volte.
Un garrire di rondini lo accolse prima di entrare nell'anfratto. Si ferm un istante a raccogliere le idee, poi si addentr. All'interno c'erano gi i convocati, ansiosi e inquieti, che s'interrogavano tra loro a voce alta. Lo spazio a disposizione nella grotta era profondo una trentina di metri, alto poco meno e le parole rimbalzavano come uccelli impazziti contro i vetri di una serra.
Lenin se la cav con un saluto collettivo, senza aspettarsi d'essere contraccambiato. Si pose su un piccolo rialzo naturale per sovrastare l'uditorio perch lo ascoltassero al meglio.
D'improvviso non sembr pi l'uomo comune appena entrato, il professor Drin-drin. Il capo dei bolscevichi si era trasformato in tutt'altra creatura. Pareva persino pi alto e imponente. L'espressione del viso e gli occhi, accesi come lampare, incutevano timore. Non offriva alla vista il corpo per intero, ma solo il profilo, mantenendo la testa ben eretta in una posa che ai pi sembrava aggressiva, come di una
belva che si prepari ad attaccare. Nascose i pollici nel panciotto all'altezza delle ascelle prima di cominciare il discorso preparato da parecchio.
Grazie di essere qui, amici e compagni. Sono venuto a Capri per dirvi senza mezzi termini che io non approvo questa scuola che giudico un'aberrazione intollerabile.
Senza distinzioni, i presenti s'indignarono come se avesse sputato in faccia alla loro madre. Lenin attese che si chetassero.
Frazionare il partito significa anche dividere la classe operaia e mettere a rischio la Rivoluzione. Io vi considero degli oppositori, degli incoscienti, poich seguite falsi ideali che vi stanno fuorviando. I nuovi frazionisti hanno fondato questa scuola con gli insegnanti che altro non sono se non una cricca ingannevole di traditori. Questa scuola deve subito cessare di esistere per il bene del socialismo.
Gli operai studenti erano sconcertati. A formulare accuse tanto gravi era il capo dei bolscevichi, non un uomo qualunque.
Gli sguardi si rivolsero a Gor'kij, che la scuola l'aveva voluta, sovvenzionata e v'insegnava. Maksim era livido. Sospettava l'avversione dell'amico per la sua scuola, ma non pensava fino a questo punto: una scomunica laica. Strapp il cappello dalla testa, si pass una mano tra i capelli e lisci i baffi per rispondere con impeto.
Credo che voi abbiate timore, anzi, paura che sia minacciato il vostro potere, che questa scuola possa allevare dei compagni che valutino e critichino le vostre idee senza dubbi. Voi pretendete che le vostre decisioni siano dogmi.
Lenin allarg le gambe e sollev il mento come se si mettesse in guardia per un duello impari.
Gor'kij mantenne la calma perch le sue frasi non suonassero acrimoniose e basta.
Per voi gli altri valgono a seconda se vi ubbidiscono ciecamente o vi siano utili. Devono essere flauti che eseguono solo la musica a voi gradita.
Senza preavviso, neppure un'incrinatura nella voce, Maksim perse di colpo la pacatezza e url facendo un passo bellicoso verso Lenin.
Voi siete un individualista che crede che l'ideologia buona sia unicamente quella che avete ruminato voi, senza ammettere contraddizioni. Vi sono sempre stato fedele amico mio, ma cos rimarrete solo, l'unico modo per avere sempre ragione su ogni cosa. Vi compatisco.
La veemenza senza un respiro lo aveva spossato. Le parole pronunciate pesavano quanto i faraglioni. Gli animi si scaldarono e tutti insieme si misero a dare un giudizio sul contraddittorio appena ascoltato, generando un'orda di parole indecifrabili.
Lenin si limit a guardarli uno per uno per ottenere un silenzio carico di tensione.
Considero i metodi e gli scopi di questa scuola dannosi, pericolosi per il partito ed eversivi dell'idea stessa di socialdemocratica.
Bogdanov sapeva di essere il vero bersaglio di Lenin che vedeva in lui un serio antagonista, fin da quando, al congresso di Londra, era stato scelto lui come responsabile della propaganda culturale, assumendo un ruolo di primo piano nel partito.
Voi avete voluto radunare in questa grotta questi compagni ma comprendo che  a me che volevate parlare, Vladimir Il'ic Ul'janov afferm senza timore reverenziale.
Aleksandr Aleksandrovic Malinovskij, giacch volete che si usino i nomi delle nostre precedenti vite, non  cos. Se vi sentite chiamato in causa con tanta certezza, vuol dire che ammettete le vostre colpe.
Di cosa sarei accusato, dunque? chiese facendo seguire alla frase uno sbuffo di sfida dal naso.
Lenin punt un dito verso l'avversario e poi verso Lunacarskij, desiderando fosse uno stiletto pronto a penetrare nei loro petti.
Voi non credete che la classe operaia abbia la convinzione, la costanza per portare a termine la Rivoluzione. E questo gi basterebbe per bollarvi di disfattismo. Avete corrotto l'ideale marxista per trasformarlo in un fervore religioso, persino mistico. Volete far credere al popolo che "l'uomo nuovo" che
nascer dal socialismo sia una sorta di Messia. Volete istillare nelle masse l'attesa di una sorta di Paradiso in terra. Infatti, questo abominio politico lo chiamate "la Costruzione di Dio".
Molti chinarono la testa, altri si aggrapparono alle maniche dei vicini per sostenersi.
Voi mentite al popolo e manipolate questi operai per usarli come apostoli adoranti.
Tra i presenti l'agitazione divent incontenibile. Tutti si muovevano come se non sapessero dove scappare o nascondersi per non essere travolti dal biasimo di quelle frasi taglienti come corallo.
Non domi, gli insegnanti, Bogdanov e Gor'kij scuotevano la testa per compatire Lenin, ma non avevano argomenti. Credevano in ci di cui erano accusati e non potevano controbattere.
Ora mi rivolgo a voi, fratelli studenti. Dopo il congresso imminente di Copenaghen, venite presto a Parigi, dove ho intenzione di organizzare una scuola perch apprendiate i veri valori del marxismo, senza imbrogli n compromessi o ipocrisie, in modo che un giorno possiate essere l'intellighenzia su cui contare per dirigere il governo del popolo. A Parigi, dunque ?
Neppure uno rispose alla domanda che suon retorica.
Non ci furono opposizioni o commenti. Neppure da Bogdanov e Gor'kij che sembravano due pugili
all'angolo durante l'ultima ripresa sapendo di aver gi perso.
Molti dei presenti si schierarono dalla parte di Lenin, gli indecisi dalla parte di nessuno.
Il capo dei bolscevichi ignor chi tentasse di attirare la sua attenzione e lo chiamava con insistente urgenza. Quello che gli interessava dire lo aveva espresso con determinazione. Niente altro da aggiungere. La carneficina ideologia era stata compiuta.
Lasci la grotta per raggiungere Elizaveta che lo attendeva in piazzetta.
Procedeva a passi leggeri perch si era tolto un peso immane che portava sulle spalle da mesi. La sua missione a Capri consisteva nel sabotare la scuola bolscevica e l'averla portata a termine.
Fischiettando con l'animo in pace, scese per il sentiero con la brezza leggera che odorava di vittoria, di potere e di dominio.
Ma ignorava cosa lo aspettasse.
...
.
...
Capitolo 34.
...
.
...
Seduta nel dehor del caff della piazzetta a fianco della scalinata, Elizaveta si concedeva come se fosse in vetrina. Fingendo di passeggiare, molti uomini ritornavano pi volte sui loro passi per rimirarla, con la speranza di essere notati. Maliarda, lei sorrideva divertita. Non le mancarono le attenzioni di un paio di nobili austriaci vicini di tavolino e neppure dei camerieri che gareggiavano o tiravano a sorte per servirla o accenderle la sigaretta all'apice di un lungo bocchino di radica.
Lenin le arriv alle spalle e si accomod accanto a lei.
A quel punto, gli ammiratori della donna fatale si rassegnarono e, pur rammaricandosi, si ritirarono dall'assalto circospetto.
Elizaveta sapeva dell'incontro con gli esuli della scuola. L'aveva informata fin nei minimi particolari prima di andarvi.
Come  andato il vostro rendez-vous?.
Sono soddisfatto, oserei dire. Era una cosa che andava fatta. Ora capir se le conseguenze saranno
quelle che mi aspetto. Credo per di aver minato le fondamenta di questa scuola rovinosa. Presto croller.
Solerte, un cameriere pos un piattino colmo di olive, pomodori secchi, cetriolini in agrodolce e si dichiar pronto a ricevere la comanda.
Professor Drin-drin, cosa posso servirvi?
La donna rise seppur non ancora abituata al nomignolo tanto assurdo, specie in un momento cos difficile per l'amante.
Un sorbetto al mandarino. E per la signora...
Un caff con panna, molta panna.
Approfittando di un inchino per niente consueto, il cameriere sbirci nella scollatura della donna e si ritir per esaudire l'ordinazione.
I due rimasero in silenzio a guardare l'umanit che transitava: turisti, coppie di serve ciarliere, balie con bambini, perditempo di professione, facchini carichi di bagagli.
Inaspettato, sbuc Anto sotto l'arcata di via Hohenzollern che avevano proprio di fronte, lontano una quarantina di passi. Si sbracci per attirare l'attenzione di Lenin. Il bolscevico si accorse che era sconvolto e si affrett a ricambiare agitando la mano, preoccupato. Stravolto dalla rabbia per l'ingiustizia patita da Sofia, il muto incroci pi volte le braccia per poi abbassarle come a dire il pi definitivo dei basta.
Lenin voleva saperne di pi e raggiungerlo, ma proprio in quel preciso istante giunsero in branco gli operai della scuola bolscevica, gli insegnanti, Bogdanov e Gor'kij. Con ogni evidenza, si erano affrontati in discussioni furiose, trovandosi in disaccordo e allora, belligeranti, pretendevano di essere ascoltati.
La prima frase colp in pieno Lenin come un calcio d'asino.
La scuola andr avanti lo stesso. Noi siamo nel giusto, non voi.
A pronunciarla era stato Bogdanov, che poi prosegu in un effluvio di parole che si sommarono a quelle convulse degli altri, diventando solo rumore.
Le urla concitate di un gruppo cos numeroso spaventarono chi transitava in piazzetta. Molti passanti si allontanarono di corsa, nonostante l'arrivo tempestivo di alcuni agenti e del delegato di pubblica sicurezza, il cavalier Tiseo.
Anto somm la visione dei russi in fermento, gli strilli delle persone in fuga, la presenza della polizia ed esult. Finalmente il momento era arrivato. Rivolgendosi a Lenin, abbass e alz il mento in un continuo s in cerca di approvazione. Frastornato dal ci che aveva intorno, non capendo bene, il capo dei bolscevichi rispose con un gesto affermativo, col proposito di comprendere cosa volesse quando ci sarebbe stata pi calma.
Fu un errore.
Lo cap appena si accorse che Anto, raggiante, sollev il suo fucile sopra la testa.
Il capo dei bolscevichi si divincol dagli uomini che lo assillavano, ma non riuscendo a toglierseli di dosso grid, con le vene che si gonfiavano sulle tempie, un no che per la confusione non arriv neppure alla fine dei tavolini.
Il muto punt il fucile e, andando all'assalto correndo, inizi la rivoluzione armata di Capri.
Con l'intenzione di fermarlo, un giovane poliziotto, che si era accorto dell'uomo armato con gli occhi da esaltato, gli si par davanti, ma non fu lesto a estrarre la pistola. Anto gli spar a pochi metri di distanza centrandolo all'addome. Butt subito sangue che chiazz di scuro la divisa che indossava con orgoglio solo da tre giorni. Cadde con le mani sulla ferita invocando la madre e un nome di donna.
La corsa del sovversivo non si arrestava e un secondo agente prese la mira e spar premendo il grilletto dell'arma ordinanza ben oliata. Il muto fu colpito alla coscia e poggi per un istante il ginocchio a terra. Con un urlo furente per darsi forza, si rimise in piedi. Un proiettile part dalla canna vendicandosi di chi l'aveva ferito. Lo colp in fronte e stramazz a terra con gli occhi sbarrati al cielo incolpevole.
Avrebbe voluto sparare ancora, ma il fucile s'incepp. Non domo caric di spalla un altro cane da guardia. Il poliziotto non resse l'urto e vol contro una vetrina mandandola in frantumi. Il frastuono fu assordante.
Antonio Tiseo, il capo degli agenti, mentre l'attentatore era innocuo, lo raggiunse a passi lunghi impugnando davanti a s la pistola con due mani.
No supplic Lenin, ma l'esecuzione ebbe luogo lo stesso.
L'agente esplose un primo colpo e il proiettile centr la gola del muto, il secondo il petto all'altezza del cuore, uccidendolo. Poi spar ancora e ancora crivellando il cadavere del pescatore fino all'esaurimento del caricatore.
Cos ebbe termine la rivoluzione armata di Capri. La rivoluzione disperata di un solo uomo.
...
.
...
Capitolo 35.
...
.
...
Sul terrazzo di Villa Blaesus, Lenin pos la valigia con i pochi averi, la stessa con cui era arrivato. Ancora qualche istante e sarebbe salito a bordo del traghetto. Un tratto di mare pigro e indifferente lo separava dalla terra ferma che avrebbe percorso per andare a Parigi.
Elizaveta decise di fermarsi fino all'autunno e lui non se ne rammaric. Con le faccende di cui si sarebbe dovuto occupare, non avrebbe potuto che trascurarla, contrariandola irrimediabilmente.
La scacchiera era ancora al suo posto con le pedine che aspettavano invano le mosse successive.
Con l'avambraccio, con uno scatto improvviso di collera repressa, spazz via re, regine, pedoni, torri e cavalli lasciandoli orfani e rendendo inutili le caselle bianche e nere.
Lev dalla tasca la lucertola azzurra di legno che Anto gli aveva regalato perch si ricordasse della gita ai faraglioni.
La soppes, la osserv un'ultima volta e poi l'abbandon sul davanzale del terrazzo.
Sapeva di non meritarsela.
Il signor Cap accarezza, l'ultima pagina senza decidersi a chiudere il libro. E un distacco difficile da chi gli ha regalato delle emozioni cos vivide. Non ne comprende la ragione, ma l'ha colto nel profondo dell'anima.
Folgorato da un 'intuizione, ora sa dove deve andare.
Esce dal bar, solleva il bavero e inforca lo zaino sulla spalla.
Piove senza convinzione. Consulta la cartina che s'inumidisce ed  difficile da sfogliare. Mandato il percorso a memoria, si avvia sicuro.
Finalmente arriva al cimitero.
Non c' nessuno e pu cominciare, indisturbato, la ricerca.
Scorre una dopo l'altra le lapidi, dedicando meno attenzione alle pi adorne e pretenziose. Le statue di marmo o i mausolei non li considera neppure. Ha una convinzione ben precisa di quello che va cercando.
In un angolo di cimitero, visibilmente trascurato, si ferma davanti a un cumulo di terra con una semplice Croce con scritto Anto' Caputo cui, graffiando il legno, qualcuno ha aggiunto 'o muto.
Tra le poche cose note del suo passato,  a conoscenza che il padre aveva cambiato, accorciandolo, il cognome Caputo in Cap, cappello in inglese, stanco di sentirlo storpiare da chi lo pronunciava in Australia. E forse perch il figlio non si sentisse un estraneo, un eterno foresto in terra d'altri.
Osservando la tomba, nota un fiore fresco, una rosa, appoggiata alla Croce. Senza un buon motivo, si china per afferrarla quando sente una presenza alle spalle. Si volta piano con la ghiaia sotto i piedi che scricchiola lamentandosi. Una donna vestita di nero con uno scialle in testa, anziana almeno quanto lui, lo guarda con un sorriso atteso da tempo. Apre la bocca e, per l'emozione, tribola a trovare la parola giusta per cominciare. Eppure ha provato mille volte a dirla nel buio delle notti.
Chiss perch non ti ho mai immaginato vecchio...
Thomas, o forse Tommaso, allarga le braccia come per scusarsi e la donna riprende.
Questa  la tomba dove  sepolto nostro nonno, Anto il muto ucciso dalla polizia nei primi anni del millenovecento.
L'uomo scrolla la testa in cenno di assenso.
 una bella storia d'amore, di ribellione e soprattutto d'amicizia tra due uomini uguali. Uguali non certo per i libri di storia. Per noi di qua  stato pi importante lui di Lenin.
L'uomo alza il libro per farle intendere che anche lui ora sa.
Quando Anto  stato ammazzato, la fidanzata Carmela, la nonna, era incinta di tuo padre, Giuseppe, e di mio padre, Gennaro. Gemelli s. Ti ho anche fatto avere l'unica foto di loro.
Tirando sulla fronte lo scialle, che le sta scendendo sulla nuca per il peso della pioggia, prende fiato. Ha altro da dire.
Sono Maria, tua cugina. Sapevo che hai una passione per le letture. Sei un professore e insegnavi all'Universit. Ti ho mandato io la lettera per attirarti, muovere la tua curiosit. Ho gettato l'esca e hai abboccato. Drin-drin.
L'uomo sorride increspando le rughe degli occhi.
In questi anni ti ho seguito anche da cos lontano. Altri capresi in Australia mi riferivano e soprattutto internet. Sono vecchia, ma non sono rimasta indietro. So che non ti sei mai sposato e non hai figli.
Percepisce la domanda che  leggibile sul volto del consanguineo.
Neppure io ho avuto figli e un solo amore. Sono passati tanti anni che non ne ricordo la faccia. Mi resta solo un nome, Giovanni.
L'australiano le stringe una mano per comunicarle il suo dispiacere seppure tardivo.
Prima di morire, di andarmene - dice la donna - volevo allacciare il mio sangue con qualcuno della famiglia.
Thomas allarga le braccia e l'accoglie stringendola al petto. Lo scialle cade a terra ma non ci badano.
Restano cos a lungo, in un momento eterno e immortale.
La donna si discosta un poco per prendere dall'interno della manica del vestito un fazzoletto candido con cui asciugarsi le lacrime.
Io ti ho detto ci che desideravo, ma non ho mai sentito la tua voce.
Il vecchio l'accontenta e muove le mani davanti al volto nel linguaggio dei muti.
Maria non ne comprende il significato, ma non importa.
Sono le parole pi belle della sua vita e le gonfiano il cuore stanco.
...
.
...
FINE.
...
.
...
NOTE, PER INTERESSANTI.
...
.
...
A memoria dei giorni passati a Capri, nei Giardini di Augusto, c' un monumento dedicato a Lenin realizzato nel 1969 dallo scultore Giacomo Manz.
In pi occasioni l'opera  stata sul punto d'essere rimossa, ma  ancora l. E credo che ci rester.
Sulla facciata di Villa Blaesus, ora hotel Villa Krupp, dove hanno convissuto Gor'kij e Lenin c' una targa: In questa dimora, ex Villa Blaesus, soggiorn dal 1906 al 1909 lo scrittore russo Maskim Gor'ij. Suo illustre ospite, Lenin.
A Villa Behring, dove Lenin pure soggiorn, c' un'iscrizione in cui si legge: In questa casa dal marzo 1909 al febbraio 1911 visse e lavor Maksim Gor'kij. Qui nel 1910 dimor Vladimir Lenin, qui arrivarono molti eminenti rappresentanti della cultura mondiale.
Secondo alcuni storici tra queste "eminenti personalit" ci fu anche Iosif Vissarionovic Dzugasvili detto "Soso", (diminutivo georgiano di Iosif) e ancor meglio conosciuto come Stalin.
Come amante, Lenin sostitu Elizaveta con Inessa Armad che divenne amica della moglie. Le donne si allearono per permettere al capo dei bolscevichi di portare a termine la Rivoluzione e non doversi preoccupare di altro.
La scuola per dirigenti di partito di Capri ben presto chiuse i battenti. Tornati in patria, agli operai che avevano frequentato le lezioni fu data una caccia spietata da parte della polizia dello Zar. Molti furono presi e confinati e uno di loro sub persino una condanna ai lavori forzati.
La famosa partita a scacchi fu persa da Lenin. A vincere fu Bogdanov. Per la propaganda sovietica avvenne il contrario. Le immagini di alcuni personaggi invisi al partito che avevano assistito alla partita furono cancellate dalle foto ufficiali.
Lenin si rec a Capri due volte. La prima nel 1908 e vi rest una settimana. La seconda nel 1910 per tredici giorni. Io ho unito gli accadimenti avvenuti nei due soggiorni.
Gor'kij lasci Capri alla fine del 1913. Negli anni Venti torn in Italia, ma con una circolare prefettizia gli fu impedito di soggiornare a Capri. Decise cos di stabilirsi a Sorrento, il pi vicino possibile all'Isola Azzurra.
La funicolare funziona ancora. Economica e comodissima.
Ogni Venerd Santo si pu assistere alla processione del "Ges Morto".
Nessuna tomba porta inciso il nome di Anto o muto perch non  mai esistito. O forse s.
In questo romanzo, non del tutto affidabile storicamente, le vicende per met sono romanzate e altrettante vere. Le parti pi incredibili sono quelle realmente accadute.
...
.
...
BIBLIOGRAFIA.
...
.
...
Per scrivere questo romanzo ho consultato un'enormit di siti internet (trovando notizie spesso contrastanti), documenti e parecchi libri. Cito alcuni volumi tra i pi interessanti e suggestivi. Lenin, Accademia-Sansoni Editori Gennaro Sangiuliano, Scacco allo Zar, Mondadori Hlne Carrre d'Ancausse, Lenin. L'uomo che ha cambiato la storia del '900, Corbaccio Wu Ming, Proletkult, Einaudi Ritanna Armeni, Questo amore non si deve sapere, Ponte alle Grazie
Vittorio Strada, L'altra rivoluzione, Edizioni La conchiglia
Maksim Gor'kij, Lenin, Sellerio Tzvetan Todorov, L'arte nella tempesta, Garzanti Segnalo anche un libro bizzarro, fuorviante, provocatorio che mi ha divertito: Lenin a Capri ovvero i dieci giorni che sconvolsero un'isola, del gentilissimo Davide Pinardi (La vita felice).
...
.
...
RINGRAZIAMENTI.
...
.
...
Eterna riconoscenza a Luca Crovi, "l'anima noir" dietro molti miei libri.
Per i dialoghi in lingua napoletana mi sono valso dell'autorevole consulenza di Mirko Setaro, napoletano DOC, autore e mente dello storico trio comico "i Trettr".
Il libro desidera ringraziare Giada Scandola, Giulio Girondi, Sara D'Aniello, la mia agente Vicki Satlow, Alberto Salaroli, Donatella Strazzulla, Elena Torre.
Un pensiero a Pistarello, Mav, India, Lorenzo, Alessandro, Silvia, Alessandra, Vittoria, Francesca e Antonio.
...
.
...
FINE.